PHON

Il phon, il nostro suono preferito.

Sospesi tra corrente e aria calda.

Siamo tutti più scanzonati oggi, è carnevale ed ogni scherzo vale,certo. Preparazioni chimiche e di

dolci: ieri apprendevo la carbonatazione e stamane le frittelle. Non ridere amore, si cambia. L’altra

sera dopo lavoro ti pronunciavi condannando con presunzione chi non cambia mai. Proprio tu ,con

gli stessi abiti da tanto e lo stesso posto del mondo. Quante volte ti ho ripetuto di spegnere il phon

quando i capelli sono asciutti,mi vedi, sono occupata con le mani in pasta ed il ricordo ormai

vacuo,già, del calcestruzzo nelle strutture, la nostra, costruita da tuo padre mi ha sempre suscitato

solidità, nonostante la cappa,talvolta mi spaventa e temo possa otturarsi. Sto male quando vedo nei

tuoi occhi che vorresti tornare all’estate di cinque anni fa, dove qualcosa era stato preso ed altro

perso. Non presumevi d’esser indenne salvo e immune. É desolante cercare soluzioni per

riparare…riparare è già alleviare e non più iniziare. Questa casa improvvisamente friabile come pan

di zucchero. Esco,mi manca un ingrediente,forse è una scusa, forse non torno più, potevo dire che

andavo a comprare le sigarette ,la droga mi ha fatto smettere col tabacco ed inziare con lo strazio.

Non ho mai amato la tranquillità, non ci siamo mai visti in questa camera ,non mi chiedere nulla per

favore ancora non ho imparato la disciplina. Non hai capito:tu sei tu ed io son io e non so che

farmene. . . E spegni quel phon maledizione

 


 

 

SCONCERTO

…sconcerto,

Ed è veramente mentre lo scrivo che ne prendo atto, poco fa era come se lo vivessi senza esserne

parte viva, da qui lo sconcerto. Non è impresa facile capire se sia da seguire la mente o questa vita.

Pare che la prima sia dipendente dalla seconda: interrogativo senza ritorno. È sufficiente il niente,

un niente che è un minuto per sovvertire un progetto sentimentale, esser tutto per non ricordare poi

l’incontro! Appartenere con le viscere in fiamme, sangue del tuo sangue e valutare l’assenza

dell’abbandono: non bello questa volta, abbandonare come un cane in autostrada. Prima di buttare la

spazzatura,leggi qui sul tavolo l’assurdo, eppure… anche una madre uccide i suoi figli, urla chiama e

dispera, quasi sicuramente il giorno precedente comprava abiti attesi ed amava. Ti chiedi, perchè,

perchè? Non si sa, invece seguono ricerche, analisi psicolgiche e comportamentali se ne ricava una

ragione a cui consegue una giustificazione. E allora tutto è possibile, impressionante figlio mio.

Facilmente e crudelmente puó esser tutto messo in culo. Incognite domande, a cui non si cerca ma

cerco risposta, puttanate consuete infine, che si prendono per assunte tra una festa ed un delitto. Chi

prima scriveva di libertà, con quale mezzo questa puó esser nominata…perché è feroce con queste

ambientazioni, ambienti ed abitudini al quale ti adatti senza conoscenza. Eccolo dunque, il primo

traguardo inasperato: la vita sopra la mente.. . Passando dal box con i giocattoli girevoli con la

spinta a vivere fuori da tutto, con le palle girevoli ‘sto giro. Ma quale risposta… ci siamo dentro tutti.

Pazzi, schizzati, esauriti, ragionevoli e normali.normale? Chi lo è? Si faccia avanti, voglio

conoscerlo grazie. Ci si appoggia in questa metà, cosi strutturata,la parte materica dove si

appoggiano i piedi e tutto mi è e ti è lecito, posto questo dove qualcuno ha deciso di farci nascere.

Apro le braccia spontaneamente ,larghe le spalle il petto ed i polmoni che respirano d’un respiro

bisognoso. Per forza miro lo sguardo in alto dove sembra esser tutto meno contaminato,inarrivabile,

poco toccato con mano e non edificato…in maniera impropria anche assoluto. Sembra ci sia una

risposta a tutto in quell’aria celestiale, ma quale aria è il cielo, ispirazione dei tanti. Le braccia si

distendono ancora. Ah, capisco ora il perchè gli uccelli hanno sempre questo successo, puntano in

alto allo scoperto ed al divino.

 


 

 

X FEBBRAIO X

X febbraio X,

Con questa concludo.

Concludo finalmente, infine, al termine, alla fine, dillo a modo tuo, ma con questa concludo. Ho

perso. Sono al suolo, appare come esagerazione da abile oratore, ma basterebbe che mi lasciassi

andare al mio stato d’animo per cadere a terra e spaccarmi come un 33giri. Un tonfo e che tonfo

regina dei miei insuccessi. Ho perso il destinatario ho perduto il senno e per di piú condannato

quando tuo padre…tuo, ancora mi ostino a parlarti al presente. Ma si, dio… che gran voglia di

bestemmiare e dar fuoco a preghiere…quando tuo padre da me considrato il primo stronzo detestato,

il piú vile dei deplorevoli si è degnato di telefonarmi , almeno lui. Almeno quel vile, mi ha tenuto al

corrente:” ha smesso di vivere” mi ha detto, secco come un taglio da ghigliottina. Netto e mortale.

Ho tenuto la cornetta attaccata all’orecchio per minuti sbarrando gli occhi, sbarrando il cuore e le

vene. Mi son graffiato il viso per credere, tirato i capelli per non impazzire, ho picchiato il petto per

non vomitare bile troppo rosso. Urlato per non rimanere in silenzio. Ho chiuso. Correndo

perdendomi in camera per farmi tanto male e c’era quella cazzo di scatola con quelle fottutissime

collane cosí spocchiose, raffinate tanto che sembravi raffinata anche tu popolana dei miei coglioni.

Da farmi sentire sempre inferiore mai all’altezza come fossi sempre tu l’unica preda appetibile ad

una concorrenza piú meritevole. Con i tuoi vestiti da battona raffazzonata piú stretti di quel che

potevi ed il cervello stretto con un filo da pesca, tanto che te ne fai, facevi cazzo di un dio di quel

cervello sformato, tu,tu,tu, inimitabile amore mio mi hai rubato il paradiso prima di farmelo

conoscere nell’orario piú perfetto. Si le ho baciate quelle collane per risentire la tua bava mai

deludente mai diversa. Durante i funerali mi è sempre venuta voglia di fare l’amore per esorcizzare

il dolore delle scomparsa per sentirmi vivo. Giovedí con chi faró l’amore se il mio amore eri solo tu.

Come un guitto abbracceró quel vile di tuo padre,il suo pisello una volta nella vita ha avuto uno

scopo intelligente: farti. Tutti ti piangeranno ” povera e bella…” e lo sai, che io al contrario da buon

sovversivo ti invidieró ? Per esserti tolta dalle palle l’insopportabile realtà. Da bravo bevitore che

torce la testa, dibatte la faccia come il nuotatore, siddisfatto torno a bere, comico! È la finta finezza

di sapore francese. Basta mentire. Lasciami piangere ora che hai tempo per non tormentarmi.

Nessuna finestra e luce piú. Persi in due mondi diversi, io e te. Tuo, ero.