Pensieri Raccolti

 

Pensieri raccolti come lunghi capelli

Nastri riposti tra i miei sogni più belli

Si affacciano timidi nella mia mente

A volte con rabbia e dolore crescente

A volte la tristezza pervade la scena

Un volto si affaccia uno gira la schiena

Istanti fermati per non dimenticare

Desideri sognati da poter realizzare

Pensieri a  raccolta confusi e distanti

Per tenerli ancorati e protetti dai venti

Così che tu possa leggendo di me

Trovare dei versi che parlano di  te

 


 

Venti

 

Parlami guardami dimmi

Ma tu non rispondi

Coi tuo pensieri Inondami

Ma tu non mi senti

Cercami, vicino lontano, ovunque

Oppure fatti trovare

Puoi guardare in un posto qualunque

Basta lasciarti andare

Ascolta il mio muto richiamo

Non lasciarlo svanire invano

Senti sono qui ti aspetto ti  bramo

Con la mente accarezzami la mano

La eco risuona ripetendo all’infinito

La sete arsa di chi non ha mai udito

Il vento disperde i sussurri

Il sole asciuga i pensieri

Lì sparge tra cieli azzurri

Ma tu non li senti da ieri

Parlami ora non tacere

Cosi ché il tempo si possa fermare

Non richiudere i sogni  non esitare

Il vento si deve placare

Ma tu sei sorda muta e distante

La brezza è ormai devastante

 


 

 Aracnidi pensieri

 

La vena pulsante sulla mia tempia

Attende impaziente che tutto si compia

Arterie recanti sangue bollente

Muscoli tesi pronta è la mente

Satiro mai saturo della tua fonte

Ruga distesa sulla tua larga fronte

Affannato respiro di aliti intensi

Corpi invischiati in vapori densi

Muscoli tesi e pensieri distanti

Danze confuse di anime amanti

Fonte di vita che in me porti morte

Andate e ritorni varcando le porte

Con sogni reclusi ora liberi e fieri

Muri abbattuti sui mille sentieri

Con te varco soglie che non conoscevo

In te scopro i luoghi  che prima ignoravo

Occhi che brillano vivi e irrequieti

Bocche fameliche di posti segreti

Tizzoni anneriti da fuochi violenti

Sensazioni di voli in balia dei venti

Non smetto di berti non si placa la sete

Non ho più segreti perso nella tua rete

E tu aracnide fiera senza alcuna cautela

Hai chiuso il mio mondo nella tua ragnatela

 

Adriano Viola

 


 

 Adriano Meis

 

Non so niente di te

Ho pochi elementi

Cerco risposte in me

Ma son preda dei venti

Tempeste implacabili

Di sogni inenarrabili

Visioni ancestrali

Squarci abissali

Dirupi profondi

E cime di Monti

Io non ti conosco

Non so chi tu sia

Non sono nascosto

Non fuggirò via

Potrei raccontarti

Ma forse già sai

Potrei raccontarmi

Non capiresti mai

Rimango lì immobile

a studiare il tuo sguardo

Il silenzio è palpabile

La sfida un baluardo

Nessuno che avanza

Nessuno demorde

Nessuna presenza

Lascia le tese corde

Tu di me non sai fine

Tu di me tutto ignori

Io celo solo spine

tu vedi solo fiori

continuo fissando

Cercando un appiglio

Il sole calando

Mi dona un abbaglio

Così resto in stallo

Comunque non mollo

Il mio volto e il riflesso

Dentro lo specchio perso

 


 

 Radioattivi pensieri.

 

Tra felci di vetro e fiori di cristallo

Tra erba di sale e rami di corallo

Tra ciottoli di fiumi dove il niente scorre

Tra rovine di strade che nessuno percorre

Tra echi di silenzi e rumori ormai muti

Tra miriadi di fantasmi di sogni finiti

Tra immobili stagioni perse nel nulla

E silenti vagiti come una vuota culla

Tra misteri  che nessuno ormai svela

Tra polvere arsa che il cielo ora  vela

Tra Arcane ombre a cercare riparo

Nuove forme dal tratto non chiaro

Ignoro la rotta il percorso e la via

Niente è familiare nella mente mia

Vaghi pensieri frammentati e distratti

Confusi e remoti  riemergono a tratti

Esplosioni di morte nell’anima mia

Funghi di fango a cancellarne la scia

Radioattivi bagliori nell’eterno imbrunire

Tra orbite vuote che non sanno vedere

Calato il sipario chiuse le tende

nulla riprende la vita si arrende

Esplosa ogni logica, senso o respiro

Il tutto ora è statico, ignavo e passivo

Nessuna indicazione per  il percorso

Niente più è  nuovo tutto è trascorso

Niente progetti per futuri  domani

Tutto ora è polvere nelle mie mani.

Il tempo ora è statico è fermo è finito

Il canto è un silenzio pesante mai udito

Un cielo ferito di rosso si tinge

Mentre su tutto il niente si spinge

Arriva a coprire con rubini e smeraldi

Smorzando sorrisi una volta spavaldi

 


 

 

STELLE E LACRIME

 

Guardo in alto nel cielo le stelle

Penso che siano le cose più belle

Non c’è niente al mondo che le sfiori o le tocchi

Come il freddo cuore dietro ai tuoi stupendi occhi

Sono bellissimi hanno una pecca soltanto

Il limite è  che non abbiano mai pianto

hanno saputo soltanto dare il  dolore

a chi in  quegli occhi ha cercato L’amore

C’è una cosa che ignori  non vuoi mandare giù

È che una lacrima li farebbe brillare di più

Eguaglierebbero la luce del sole

Se riuscissero a piangere per amore

 


 

 

Breve volo

 

così andò via nel nulla

Da dove sola era venuta

In me brillò come scintilla

Una canzone muta

Solo uno spunto

Nel mio cuore infranto

Lenì la mia pena

Placò i miei sensi

Rinforzo ogni vena

Oltre ciò che pensi

Dissetò le mie labbra screpolate

Asciugo al suono delle sue risate

Le lacrime celate dallo sguardo duro

La voglia di piangerle contro un muro

Nuova linfa a carne e cervello

Nuova forza per finire il duello

Persi a cercarsi senza pretese

Volti al cielo e mani protese

Quasi a cercare un respiro uno spiraglio

Un profumo concreto dentro un abbaglio

Col suo corpo perso al mio vicino

Riprese poi il suo  lento cammino

Restava in me di lei il ricordo solo

Forse un angelo triste caduto in volo

Che una sera per caso o per destino

Incontro i miei occhi sul suo cammino

 


 

 

Fluttui autunnali

 

Portata da un tiepido vento ora danzo

Dal mio mondo statico mi stacco avanzo

Attraverso campagne e tetti di case

Non ho più legami alla mia base

Respiro il distante che prima ignoravo

Ritrovo sorelle che non conoscevo

Con loro io ballo folate di vita forte

Solo un passaggio scambiato per morte

Gonfia di vuoto in balia della brezza

Osservo la vita è la sua tenerezza

La vita la vedo adesso che è persa

Mi sento ancor forte mi sento diversa

Non ho più radici

Non ho più appendici

Non ho più legami con chi mi nutriva

Non riparo più i frutti che il sole baciava

Adesso riposo cullata nel cielo

Adesso il sole é coperto da un velo

Ho terminato il mio ciclo finito i miei scopi

Ora  aspetto soltanto che il vento si plachi

Soddisfatta per questo mio ultimo viaggio

Sognando altre gemme a darmi coraggio

Verdi speranze che primavera raccoglie

E che l’amore trasformerà in nuove foglie

 


 

 

RH negativo

 

La goccia che prima di molte sorelle

Va piano piano a scivolar sulla pelle

Rompe il silenzio cade dall’alto

Fino a posarsi sopra l’asfalto

E come un soldato in avanscoperta

Grida venite la strada è deserta

E tutte insieme intingono  di vino

E segnano un dramma o forse il destino

 

Mentre una mano allenta la presa

Davanti alla notte ormai si è arresa

Lascia la penna che in un giuramento

Ha scritto su un foglio il suo testamento

 

Non lascio nessuno che non voglia lasciare

Non amo nessuno che non mi sa amare

Se solo qualcuno ci avesse provato

Avrei avuto la forza avrei continuato

Come ho potuto senza averne abbastanza

Vivere i miei anni senza alcuna  speranza

senza neanche un cane vicino

Trovarmi da sola e col capo chino

Senza neanche i miei amici di giochi

Ma in mezzo ai rifiuti corrosi dai topi

 

E mentre due orbite nere e socchiuse

Non trovano il tempo per fare altre muse

Si chiudono guardando un gatto randagio

E così non più sole si addormentano adagio

 

Resta uno squarcio una polso, una ferita

Di chi con dolore ha rinunciato alla  vita

Pensando dormendo potrò forse sognare

Di aver vicino qualcuno che mi sappia amare

 


 

 

Pioggia

 

Piove sui tetti delle case

Su vetri di finestre chiuse

Rivi di lacrime venute dal cielo

Scende la nebbia come un velo

Tutto nasconde tutto inghiotte

Copre le carezze e cela le botte

Arriva la pioggia lavando le strade

Una densa tristezza tutto pervade

Invasione di pensieri

Sui fallimenti  di ieri

Sentimenti lontani

Per essere domani

Cade su rami ormai liberi da  foglie

Accarezza fiori che nessuno raccoglie

Sui muri con pezzi di intonaco a terra

Su corpi ormai stanchi di fare la guerra

Bagliori rumorosi di tuoni lontani

Non possono riempire le tue mani

Ombrelli frettolosi con rotte imprecise

Vuoti colori dalle traiettorie indecise

Si affannano corrono  fuggono via

Calpestio di pensieri nella mente mia

Piove su terre ormai Lise e infangate

Lavando via sogni e speranze sbagliate

Fulmini spazzano via i giorni subiti

Lampi a schiarire pensieri anneriti

Con  fragili gusci lumache lente

Sbavano emozioni dentro la mente