Angelina Veneroso - Poesie

Affido al vento

di Angela Veneroso

 

 

Affido al vento

una tenera carezza 

perché la porti

a chi, nel silenzio,

si profonda rincorrendo

ombre e fantasie.

 

Affido al mare d’argento 

i miei pensieri,

nel silenzio della notte,

come vele leggere

vadano a colmare 

la solitudine

di un’anima inquieta.

 

Affido a te,

che sei lontano

l’anima mia

sperduta nella folla

dei miei pensieri:

deserto senza fine

di giorni inutili

privi d’amore.


 

Alito di vita 

di Angela Veneroso

 

 

Sei venuto al mondo

come tanti, come tutti.

Sei implume, dai tenerezza.

 

Concepito con atto d’amore,

il grembo materno ha protetto

il germe della nuova vita.

 

Sei nato tu!

Piccolo e delicato,

 

tenero più di petalo di fiore,

più di giglio sei profumato;

la pelle , il respiro, alitano di vita.

 

Occhi azzurri come il mare

guardano già lontano;

ignaro di tutto scruti orizzonti, 

 

cercando il mondo

aneli a scoprire la vita.

 

Lo sguardo profondo sembra

andare lontano, molto lontano:

raggiunge l’anima di mamma e papà,

 

penetra i cuori dei nonni,

ai quali infondi

linfa per altre primavere;

 

infondi amore

in quanti, solo, ti 

guardano.

 

A completare l’armonia del creato

mancavano il vagito e il tuo 

tenero sorriso, cui il Creatore

ha subito pensato.


 

Da lassù

di Angela Veneroso

 

 

Luna tonda, fulgida 

nel tuo solito giro,

guardi sulla terra, 

e cosa vedi?

Piazze vuote, 

strade deserte,

bimbi silenziosi, 

mamme preoccupate.

Da lassù, 

stanca di aspettare,

chiedi all’onda del mare:

«Onda,

che vai e vieni, 

senza fermarti mai,

sai dirmi dove sono 

gli innamorati,

che la sera, 

al mio chiarore,

da sempre, 

si sono amati?

Da quassù,

i miei raggi 

hanno inondato

baci, carezze, amore,

alle promesse 

dato splendore».

L’onda che va e viene:

«O luna, vai,

prosegui il tuo cammino,

come il fiume, le rondini,

le api, i fiori.

Presto, 

tutto tornerà 

come prima».


 

Occhi di mio padre

di Angela Veneroso

 

 

 

Occhi azzurri 

come il mare,

teneri come quelli 

di un bambino,

maliziosi, dolci, 

pieni di malinconia:

gli occhi di mio padre.

 

Occhi che guardano 

lontano

e vedono al di là dei muri.

 

Ti scrutano dentro 

e ti interrogano 

senza parlare.

 

Occhi ridenti 

che esprimono gioia:

gioia di vivere, 

gioia di amare,

di comunicare, 

di aiutare gli altri, 

di dare conforto.

 

Gioia nel raccontare 

gli infiniti racconti 

di una vita vissuta

come tante vite, 

piene di avventure, 

di emozioni, 

di colori.

 

Occhi che esprimete amore,

quello diffuso 

e che diffondete ancora.

 

Occhi cerulei, 

occhi buoni, 

occhi profondi, 

occhi loquaci

ma silenziosi.

 

Tutto l’essere 

di un grande padre

di un vecchio saggio

di un uomo buono, 

comunicate ancora.


Amore proibito

di Angela Veneroso

 

 

I nostri sguardi

di fuoco, intrecciano

ciò che parole non osano.

 

I miei occhi nei tuoi,

varcano l’antro

dell’inconscio,

leggono pensieri

mai scritti

in nessun libro.

 

Comunicazioni telefoniche,

telegrafo senza fili.

Recinti di filo spinato.

Sangue amaro,

sgorga da Croce

a pulire quella dei figli.

 

Di roccia il coraggio

dove passeranno i piedi

per continuare il cammino.

 

Chissà, se, ritrovando

quel filo,

sapranno spezzarlo

con forbici d’acciaio.


Monologo di un sasso

di Angela Veneroso

 

 

Se avessi un’anima,

forse, piangerei,

o, forse, pregherei;

per la fine del dolore

pregherei;

 

per chi soffre, assiste, cura,

io pregherei.

 

Se avessi un cuore,

gioia proverei

per la luce dei

tuoi occhi, o bimbo.

 

Lungo il mare,

sotto il sole d’agosto

hai cercato,

volevi un sasso

piatto e levigato.

 

A casa, poi,

mi hai messo lì,

tra il dimenticato.

 

Ora c’è il virus.

Tu, non puoi uscire,

«io resto a casa» devi rispettare.

 

Di me, ti sei ricordato.

 

Con pennello hai dato colore

al mio perenne grigiore.

Hai dipinto il mare,

il sole, barche, gabbiani.

 

Da duro sasso

senz’anima… e senza cuore…

è nata gioia

fugato dolore.


Luce di una stella

di Angela Veneroso

 

 

Se dai la mano a un povero

mentre ascolti la sua voce

 

Se consideri fratello

chi incontri per la via

 

Se il volto del diverso

lo vedi come il tuo

 

Se negli occhi del bambino

cogli tutta l’innocenza,

la luce di una stella

è dentro di te.

 

Se nelle gocce di rugiada

c’è riflesso un po’ di cielo

 

Nei pensieri di chi invecchia

cogli il peso dei suoi anni

 

Nel vagito di un neonato

senti un palpito di vita,

 

la luce di una stella

è dentro di te

 

e porta nei suoi fasci, 

Dio.


Solitudo

di Angela Veneroso

 

 

Declino il tuo nome,

solitudine,

anche tra la folla

quando intorno a me

vedo sorrisi ed

occhi brillare, o,

nei momenti caldi

di giornate solari.

 

Non occhi nei miei

procurano emozioni,

nessuno mi legge

sentimenti, sconforto,

angosce, gocce di

dolore.

 

Vivo con te

alito con te

palpito con te.

 

Solo oggi mi 

sembri illuminata

da un raggio di sole,

o mia solitudine.

 

E’, forse ,illusione?


Fanciullezza

di Angela Veneroso

 

 

Tempo di fanciullezza

or non sei più.

 

Mi sovviene il fuoco acceso

nel caro caminetto, 

davanti me seduta 

sognando giovinezza.

 

La mamma accorta,

a portar legna,

e tutti noi fanciulli

raccolti con la nonna

pronti per le preci, 

recitate in coro

prima della cena,

in nome del Signore.

 

Rivedo i ceppi ardenti,

la porta semichiusa

la sera di Natale, 

perché, Maria e Giuseppe

passando per la via,

avessero, ad entrare, 

calore, fuoco e amore

per il piccolo Figliuolo.

 

E mi sovviene ancora:

il paniere con le arance

fresche e profumate,

la mamma affaccendata,

i giochi spensierati

nel vicolo sotto casa.

 

I brividi di freddo

nelle notti di gelo;

il bacio sulla guancia, 

accanto al letto l’angelo

nel cuore della notte 

rimboccarci le coperte.

 

Ricordo la primavera

attesa con tanta ansia,

per le rondini sotto il tetto

di fronte alla mia stanza,

per il pesco che fioriva

nel giardino dirimpetto.

 

Ora che ci penso,

era tutto così bello.

 

Piccolo, caro, 

meraviglioso mondo

di realtà fuggente.

 

Ricordi di fanciullezza,

primavera vissuta

che più non ripassi

per la porta di casa mia.

 

Specchi di brio

fiori di primavere passate,

magica gaiezza 

ricordi di raggi fuggenti.


Un ricordo

di Angela Veneroso

 

 

S’alza la luna

nell’immenso cielo,

tutto è un chiarore.

 

Le case addossate

sul pendio 

dormono.

 

Gli ulivi dolcemente

cullano le fronde. 

 

Il mare argentato 

non s’ ode.

Tutto riposa. 

Tutto tace. 

 

Solo dal fondo

dell’ animo mio,

s’alza un sospiro 

come di vento. 

 

E’ un ricordo 

per te, 

che sei lontano, 

anima mia.