Annamaria De Giorgio - Poesie e Racconti

PIOGGIA D’ESTATE ( 27 AGOSTO 2017 ANNA MARIA DE GIORGIO )

Tremula luce

di una vecchia lanterna, piano si spande;

macchia di ombre le erbunee chianche.

D’improvviso,

lieve il sussulto

svela l’incanto di

gocce perlate.

Dalla terra,

nasce un abbraccio

teso al cielo a tratti stracciato;

e l’odor delle sue viscere

l’aria commuove,

dando respiro ad ali tra i rami che piano,

rintoccano ad ogni bacio di linfa vitale.

Scabre le pietre di un secco muretto,

luccicano le fronti

come grandi diamanti;

liberan la presa ad antichi rosai.

Lattea luna riappare tra veli,

quasi dissolti.

Il drappo è divelto,

si libera l’aria.

Or della pioggia

restan le conche.

Negli occhi s’imprime,

alacre il ricordo.


 

LA MIA POESIA (31 LUGLIO 2017 ANNA MARIA DE GIORGIO)

Da quel buon vento che

feconda la mia anima,

appagata dal dono che

a volte mi consuma.

Poesia, ti fondi con ardore alla mia lava

e scavi la mia vita

filtrando la sottile trama del mio tempo.

Sei le mie ali che planano confuse,

in questo mio piccolo universo;

spicco il volo su fluorescenti colline di cristallo,

dolci appigli del respirar vitale,

la bolla di vetro dove mi rifugio.

Sei nei miei sguardi che migrano,

scintille bramose cercanti di un lido gioioso.

Sei un bassorilievo,

nel mio animo inquieto.

Qui rimani dove bivaccano i sogni,

fugaci comete che graffiano il cielo.

Poesia di gioia,di tormento.

Il tuo inno sarà il mio canto;

seguirò la scia,

frastagliata e lunga

sul tuo mare insonne.

Immenso.


 

L’ABBANDONO (29 AGOSTO 2016 ANNA MARIA DE GIORGIO )

Ci hanno lasciato qui,

ci hanno abbandonato sulle rive di questo lago,

freddo e profondo;

le voci si specchiano in improbabili riflessi.

Il bouquet del male affiora

con lunghi steli irti di spine,

pronto a colpire il nostro mondo,la nostra vita.

Ci hanno lasciato qui,ci hanno detto : “Torneremo!”

Noi,impauriti,indifesi.

Eppure, avevamo grandi spalle quanto una muraglia,

cuori impavidi da eroi.

Ora siamo stanchi,nella mente riecheggia un’utopica preghiera.

Vaghiamo in queste torbide acque a cercare

un frammento di luce che ci curi,

accarezzandoci il cuore.


 

KALIMERA E TUMULO –LEGGENDE DI TARANTO – 4 MAGGIO 2017 ANNA MARIA DE GIORGIO

Oltre quelle mura,

raccolsi i tuoi occhi e l’eco casto del tuo pianto.

Lanciai la spada contro tal livore

e…liberai l’amore.

S’innalzò la luce e illuminò il mio

animo truce.

Quanto amore puo’ contenere il cuore?

Lacrimando,nell’impietoso mio tormento,

il sentiero divenne melma,

ove giunse celere,

l’acre odor della pira.

Il fuoco suggellò l’amore,

avvinti nell’immortal abbraccio.

E il vento curò

le nostre membra.

Tra le sue ali vibrò lieve,

il nostro triste canto.


 

SEMPLICEMENTE AMORE ( 14 FEBBRAIO 2017 ANNA MARIA DE GIORGIO )

Tra l’ombra delle tue ciglia

la luce fioca si rifugia.

Quando, appena assopito il

tuo volto s’abbandona.

Tra le rughe appena forgiate,la

nostra vita si racconta.

E un piccolo mondo affiora tra i ricordi,

arcobaleni e piccole tempeste.

Lì,sulle tue labbra all’improvviso,

un dolce sogno si rivela,

così semplice,così vero.

È per questo che “ti amo”.


 

LA CLESSIDRA (29 GIUGNO 2017 ANNA MARIA DE GIORGIO )

Tra cascate di sabbia

S’inerpica il volo.

Nei riflessi della piccola clessidra

danzano i volti cerei

di anime velate,

prigioniere del tempo.

Le pagine ingialliscono,

tra i versi stillati dal cuore.

Su alte altalene oscillano i sogni,

eterei desideri.

Tutto ritorna,

tutto scolpisce

nell’ animo selvaggio che piano si flette,

in questa clessidra governata dal tempo.

E tutto scompare.


 

RACCONTANDO… di ANNA MARIA DE GIORGIO

( RACCONTI )

IL BULLO ( 3 APRILE 2017 DI ANNA MARIA DE GIORGIO )

Ogni volta che mi specchiavo,rivedevo il riflesso di una ragazzina timida e goffa. Il mio viso a “pois”, tinteggiato dai pennarelli colorati dei miei compagni. Provavo ancora l’orrore di quelle unghia nella mia pelle.

Le risate beffarde e lo sgomento che mi dilaniava,domandandomi : “PERCHE’?”

Dentro,il ricordo rivoltante tornava; l’amarezza di tutte le vessazioni subite e la voglia di fuggire da un incubo incessante. Quando tornavo a casa, i miei silenzi erano macigni e tutto si celava tra malinconici sorrisi osteggiati dalla paura. Con il tempo, lo specchio non m’incuteva più terrore. Ero riuscita brillantemente a laurearmi e l’aspetto decisamente era cambiato.

Avevo accettato per un breve periodo un lavoro part-time presso uno studio legale. Speravo, di lì a poco, di essere assunta da una grande società straniera. Certo, all’estero la mia laurea in biologia mi avrebbe dato la possibilità di approfondire ciò che avevo studiato e lavorare in un ambito a me congeniale. La vita, comunque, ha un disegno prestabilito. Questo mi venne in mente quando Luca apparve sulla soglia della porta. Bello e sfrontato come ai tempi della scuola : “L’aguzzino” non mi riconobbe.

Dividere con lui anche poche ore divenne un tormento. Il passato tornava ad infliggermi con il suo nerbo di fuoco. Con il passare dei giorni, cercavo di metabolizzare i tristi momenti della mia preadolescenza; ciò mi diede il coraggio di andare avanti e soffocare la mia inquietudine.

Luca aveva intrapreso una brillante carriera, la sua autostima mi nutriva rabbia.

Avevo intuito di piacergli molto ma, non avevo considerato la sua testardaggine, la sua corte divenne asfissiante. Nella mia povera testa le idee si susseguivano,i dubbi…no,non dovevo soccombere!

Finalmente il fato accorreva in mio aiuto : ero stata assunta in una grande società biotecnica ad Amburgo. Tutto finiva lì, questa occasione giungeva a ripagarmi di tutti i sacrifici e le frustrazioni passate.

Ecco l’idea :” Vendicarmi?…forse!”

Quel giorno ero sola allo studio,Luca aveva avuto un contrattempo. Il momento era propizio. La mia mano repentina fece scivolare tra le sue carte la nostra foto scolastica. Sul retro una dedica era dovuta : “Addio!… Giuliana”.

Non so se ciò era giusto, dovevo comunque accettare quella piccola rivincita che la vita mi offriva. Ormai, mi sentivo libera, felice. I fantasmi del passato si erano dissolti. L’alba appariva più luminosa che mai. Un aereo mi aspettava per condurmi verso il futuro.


 

L’AMORE OLTRE LA VITA ( 21 FEBBRAIO 2017 DI  ANNA MARIA DE GIORGIO )

Quella sera accettai con entusiasmo l’invito di Laura.

Dopo una piccola corsa sotto la pioggia arrivai ansimante. Lo stabile era imponente come quelli di una volta. La scala spaziosa primeggiava nel grande androne abbellito da piante di Ficus ed eleganti Kenzie. Laura mi accolse sorridente, come sempre. Seguii la sua figura sottile sino al suo splendido salone. C’era gente. Non conoscevo nessuno di loro ma fui conquistata dalla loro spontanea gentilezza. La mia amica mi presentò sua cugina Elsa, una bella ragazza dai lunghi capelli ramati. In fondo, seduti sull’imponente divano bianco, c’erano i suoi nuovi amici,giunti da Torino : due signore di media età con una mise sobria ed elegante; ed un esile ragazzo argentino. Mi sorrisero, mentre gustavano una fumante tazza di thè. Poco dopo Laura ci fece accomodare attorno al suo grande tavolo ovale. Pablo prese da una valigetta di cuoio una strana tavola alfabetica. Mi ritrovai, mio malgrado, in quella strana atmosfera. Capii subito di essere coinvolta in una seduta spiritica. Ci fu un momento di esitazione. Le due signore mi guardarono : “Hai un’energia sorprendente!”.

Non so come ma mi ritrovai con il mio indice a sfiorare un piccolo bicchiere che, incredibilmente, si spostava tra una lettera e l’altra della stessa. Improvvisamente, mi sentii catapultata in un mondo irreale. Un brivido gelido percorse la mia schiena. L’Entità iniziò il suo dialogo, iniziai a tremare : “Ho un messaggio per Elsa…”, la ragazza si alzò bruscamente e piangendo lasciò la stanza. Marco proseguì dicendo : “ Non puoi continuare a pensarmi, la nostra storia è stata meravigliosa. Tra qualche tempo incontrerai colui che farà di te una donna felice”.

L’emozione era tattile. Il silenzio divenne sovrano. Elsa, rientrando nel salone, apparve più serena : forse il suo Marco le aveva accarezzato il cuore.

Ero stordita. Decisi di tornare a casa. Dopo aver salutato tutti velocemente, mi ritrovai finalmente in strada. Ignoravo ciò che di lì a poco stava per accadere. Tornata a casa, mia madre mi pregò di cenare ma, per tranquillizzarla, le dissi di aver mangiato qualcosa.

Ero spossata, sentii nuovamente i brividi alla schiena. Come catapultata in un flashback , mi ritrovai a vivere l’incidente d’auto di Marco : la sua auto schiantarsi contro un viadotto. Per molti giorni, la mia mente divenne succube di quella strana esperienza.

In tutto questo tempo avevo rimosso dalla mia coscienza questo piccolo angolo del mio passato.

Lungo il nostro percorso di vita diamo tutto per scontato, cercando rifugio nelle nostre dogmatiche certezze. La vita stessa è un meraviglioso mistero, chi può affermare il contrario?

Ciò che mi ha confortato in questa storia è la consapevolezza che l’amore prosegue…oltre la vita.


 

JOHN LENNON ( 9DICEMBRE 2016 DA “racconti di cento parole” DI  ANNA MARIA DE GIORGIO )

Era l’8 Dicembre del 1980. Mi trovavo a Firenze per un breve soggiorno. Un tiepido sole tentava di smorzare il freddo pungente : mi alzai il bavero del paltò. M’incamminai tra le meraviglie della città toscana.

Mi ritrovai davanti ad un’edicola. Un articolo di cronaca mi turbò profondamente: “ L’assassinio di John Lennon “.

Pensai: “ Lennon è stato un artista grandioso, un personaggio controverso per il suo progetto di pace “.

L’amarezza mi pervase. Intanto, il giorno regalava l’ultimo raggio di sole. L’Arno iniziava ad incresparsi.

Guardai il cielo, un falco pellegrino scriveva tra le nubi “Imagine”.


 

LA STELLA DI NATALE ( 21 DICEMBRE 2016 DI ANNA MARIA DE GIORGIO )

In un gelido mattino d’inverno, ai margini del bosco, un vecchio boscaiolo notò un piccolo abete : “ Com’è grazioso!” pensò.

Sotto una sottile coltre di neve trovò una stellina intimorita. Forse, il cielo della notte prima l’aveva smarrita. Egli, la colse e la depose all’apice dell’albero in alto. Poi, impreziosì i suoi rami con bacche e steli di agrifoglio : “ Che meraviglia !”

La stella, si guardò attorno : il panorama era notevole. Ma…si stancò presto di stare lì, ritta e immobile.

Guardò verso il basso, fu colta dal desiderio di curiosare tra i decori della pianta. Si chinò così tanto che cadde rovinosamente; le sue lacrime si posarono sui tralci. Il bosco si oscurò, non c’erano più colori, né profumi.

Il mondo cadde nel tetro vortice della violenza e il male dominò il cuore degli uomini.

All’improvviso, un bimbo dalla pelle ambrata apparve in una fulgida aureola. Si avvicinò all’albero, accarezzò l’astro ferito; trasformò le sue stille tra i rami in piccole e vivaci fiammelle : l’abete s’illuminò.

Finalmente, la luce tornò e con essa la pace. La felicità divenne l’emblema stessa della vita ed il mondo,lo scopo per cui era stato creato…” BUON NATALE!”.