Aurora Mattalia - Poesie

la dinamica del dolore.

 

ti avvicinasti al pianoforte
e dopo averlo osservato per qualche istante
improvvisasti un sorriso
sono sicura che tu abbia notato la sua diversità la
sua unicità
probabilmente eri conscio del fatto che suonarlo
avrebbe comportato ad una melodia
troppo difficile
troppo dissonante con le tue intenzioni
comunque appoggiasti le tue dita sui tasti
delicatamente
facesti attenzione a non pestare
per evitare che partisse il suono
ma il pianoforte iniziò a suonare da solo come
per farti capire che era abbastanza forte
per la tua musica confusa “suonami”, ti sussurrò
i tasti di quel pianoforte erano rotti
eppure le tue mani erano calde

e sembravi avere le bende giuste per aggiustarlo
i giusti attrezzi per rimettere le cose come prima
iniziasti a suonarlo
lo feci a basso volume
i polpastrelli sfioravano appena la superficie
la potenza della melodia aumentò
il pianoforte iniziò a sanguinare tu dicesti che non
era niente di grave e che non potevi farne a meno
di suonare quella melodia
il pianoforte iniziò a crollare
si ruppe in milioni di pezzi
ma tu continuasti a suonare i tasti rimanenti
il pianoforte scomparve e tu ti resi conto
della melodia che ci fu e che tu distruggesti
con la tua rabbia
con le tue mani screpolate e le tue nocche
sanguinanti con il tuo egoismo
e le tue bugie.
la melodia era davvero bellissima, ma tu hai fatto
a pezzi
quel poco che rimaneva
del pianoforte.

colei che m’ignuda il cuore
lei sfiora l’arsura della sete
scalfisce la mia pelle mentre facciamo l’amore
lei morde, aspetta ch’io gemi
ingiuriamo contro le grane e
si riempiono le fontane
scriveremo gran poemi
taglieremo i diamanti, diverranno accecanti agli
occhi degli amanti menzogneri
abbozzeremo un cielo meno cupo
amore, ti giuro, sarò il tuo scudo
ti porterò pennelli nuovi per disegnare
il tuo domani
sei disposta a non lasciarmi le mani?


i carati del domani

in mezzo al bianco mantello spunti tu,
giovane acero

i colori doni a chi t’ammira la vita doni a chi
dinnanzi a te, inciampa.

salvi
chi la terra
la sfiora
con debolezza.


 

questa volta sei tu a dover essere salvata

i desideri miei
ci tengo ad esprimerli
sfiorando le ciglia tue
che trovo sulle lenzuola stropicciate inchinandoci
di fronte all’aurora presentandoci all’alba

chissà il cielo
quante storie d’amore ha sentito
quanti singhiozzi non ha potuto fermare e quante
volte ha preferito piangere lui per dare conforto
a noi innamorati.


soffia

 

l’odore che hai appena sveglia quello che rimane
sul tuo collo sulla tua nuca

l’odore d’amore

non lo lavi via
lasci la scia di chi ha fatto un gran bel sesso l’ha
fatto bene, intensamente,

il sesso sporco, spinto
e ha voglia di andare a fare colazione
con i capelli raccolti per modo di dire
il trucco che ti disegna
con una linea e qualche sbavatura
gli occhi
non lo lavi via
il sapore della mia pelle
dalla tua bocca
non mi togli
da sotto le tue unghie
né dal cuore.
quanto sa di donna
l’odore della lussuria
di mattina.


buongiorno a noi

 

mi prostro dinnanzi a te alla gara di gocce salate
che scorrono imprudenti e mi arrendo

quanto sei buona

la mia lingua non si ferma
la mia donna si dispera
dalle tue cosce solo rami d’ulivo con cui il rogo
questa sera accendo.


fuoco e fiamme

 

è nel fruscio dei lenzuoli che s’intrappolano
le grida
di notti trascorse

ad amoreggiare violentemente stuprando i dubbi
è in quei momenti
che andiamo a riversare

lava bianca
tra i petali della mia rosa
e le fessure della tua conchiglia.


ti assaporo

 

il tuo piacere
si tratta del mio avere
cullato in notti
in cui i sentimenti ci stanno stretti fuggenti
come il primo pianto

di un neonato
abbozzato con cura
per poi farlo divenire scultura
s’è fatto strada
con aria spavalda
nella mia calda
ed empia bocca
se vuoi ti recito una filastrocca nel mentre
egli incorona il suo nome
ed io inseguo il sole
tracciando il cammino
sul tuo addome
voglio dirti
“mi ricorderò del tuo sapore”.


dannato sole, dannata luna

 

virtuosismi
con l’anima
del violoncello
sfiorare le corde
tu che mi senti
mi senti vibrare procreare su musiche
di epoche ormai passate la farfalla che canta
una dolce canzone sgorga salsedine
sulle dita magre
ti renderò madre co-compositrice
di un motivo allegro quanto triste
un motivo per andare avanti un motivo per non
lasciarti respirare un’aroma diverso di quel legno
fresco rivestito di schegge
mille dispense
sul da farsi
e il vento
che non smette di cercarci.


 

mentre facciamo l’amore

 

dicono che
volere sia potere.
però, prima di respirarti
prima di combinare le mie abitudini
alle tue abitudini
prima di imparare a conoscerti
di riuscire a dimenticare ogni dolore ed il suo
reale valore
prima di passare le notti insonne immaginandoti
al mio fianco
che poi, chissà da quanto ti amo chissà quando è
iniziato tutto questo dicevo
prima di desiderarti
nel letto con me
su di me
in me
dentro, e poi fuori
mani, dita, lingue
baci, morsi
io me ne stavo a sorseggiare la vita non mi
accorgevo neanche di quanto mi stessi perdendo
noi, così giovani
che ne sappiamo dell’amore

e invece io so che tu sei il mio volere e noi siamo
in nostro potere.