Benedetta Malli - Poesie

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Come smettere un pensiero?
Dov’è l’interruttore?
Lo cerco.
Deve trovarsi da qualche parte nell’ emisfero sinistro.
Lì, perché sinistra è la sua permanenza.
O forse nascosto sotto grovigli neuronali,
in zona rolandica.
Niente.
Mi ci sono affezionata.
Non lo lascerò andare.
In fondo, non fa nulla di male.
Sta lì a passeggiare tra sinapsi, in deliquio.
So bene che non troverò mai il suo interruttore:
ormai si è posizionato tra il cuore e le mie budella.


 

 Vortici

 

 

Non sei una linea retta
Non ti piacciono le linee rette.
Le curve, i vortici, le spirali, gli incroci e le sovrapposizioni… ti attirano. Attrazione della libertà di anime ribelli, sotto la superficie di calma e rassicurante bellezza. Ci sguazzi. Ti immergi. Ti riconosci. La danza di linee caparbie, apparentemente inconsapevoli di compiere movimenti dal respiro corposo e leggero. Un velo che ondeggia ai venti cangianti. Onde fluttuanti di spighe di grano nel giugno assolato.


 

 Rose e avvoltoi

 

 

Zeppa, zuppa di colori.
Dense, spesse sfumature.
Calde, ubriache coloriture
su campi abbandonati.
Incolte zolle,
popolate da saprofagi avvoltoi.
Nere carcasse
odorano come rose di maggio.


 

Insonnia

 

 

Strana è la mia insonnia.
Non teme la notte.
L’affronta e con lei parla,
sussurra storie di antichi sapori.
Petali sparsi dal vento,
parole fluttuanti, lievi e profonde
impresse nello spazio dell’anima.
Tardano gli occhi a chiudersi.
Veloci,
ritornano all’alba.
Compressi sogni e sonno:
contro lo scorrere del tempo
Fluire fino allo sfinimento.


 

(Im)perfezione

 

 

Mi sento sempre imperfetta.

Incompiuta.

Ora mi manca un occhio.

Ora un braccio

Ora il mignolo del piede destro.

Sì, sì, faccio cose. Respiro.

E poi…

Mi muovo.

Mangio.

Parlo.

Dormo.

Ma sono monca di qualcosa.

Poi arrivi tu e tutto si ricompone.

Pezzo, arto, mignolo.

Si riempie.

Rinasce.

Monca non più: straripante, piena. 

Splendo!


 

Treno

 

 

L’immobilità di questo tempo

non mi appartiene.

Un treno in corsa!

Non posso fermarmi!

Non voglio deragliare!

Stridore dal profondo di metalli incandescenti:

le mie viscere sono i binari.

Ferma non ci sto!

Ho imparato a vomitare emozioni.


 

 Le parole sospese

 

 

Scrivo i miei giorni per non impazzire, perché le parole non dette fanno impazzire.
Erano state parole affilate come coltelli, le ultime nostre parole, le ultime in assoluto.
Non le ricordavo più: erano lontane, serrate in un abisso. Buio ormai.
Come avevo potuto dimenticarle.
Come avevo potuto dimenticare tutto!
La casa apparve, come sempre, subito dopo la chiesa, lungo il pendio franoso.
Il portone, luminoso nel suo giallo stonato,  era lì.
Dovevo aprirlo e recuperare il ” per sempre”, quello non detto.
Anche le scale, levigate e severe, pazienti, nonostante il mio ritardo, mi stavano aspettando. Salii. A destra la finestra sulla piazza; a sinistra, la tenera, morbida, soffice poltrona verde.
Era lì…mi aspettava.
Mi sedetti: nell’abbraccio silenzioso del suo cuscino mi sciolsi e, finalmente, piansi.


 

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