Davide Falsino - Poesie

Na notte dô duimilavintuno

Na notte – quanno tutte l’illusione
só scure – me ne jévo nzunzuliànno
chianu chiano pe na viarella addó
nun ce stéva nisciuno; m’ opprimeva
na cappa ’e diffidenza e sulitudine.
M’ avutàje e dicètte fra me e me:
«N’ he visto dint’ ’o griggio ’e chest’ annàte
ca nu virus ca nun vìre e nun siénte
quant’ affanne, pene, turmiénte e muórte
ha ’rrecàto a ’sta gente?». Murmuliàje
na pazzia: «E si chesta sciagura
fosse ’a consequènzia ’e na pandemia
d’odio, sprezzo e superbia ca sta mpiétto
a ciert’ uómmene?». Jètte raggiuniànno
pe na via scura scura dô Vòmmero;
int’ ’a capa se nzurfava nu gliómmero
’e penziere annascuse. Stévo j’ sulo.

 

Una notte del duemilaventuno

traduzione

Una notte – quando tutte le illusioni
sono scure – me ne andavo gironzolando
piano piano per una piccola via dove
non c’era nessuno; mi opprimeva
una cappa di diffidenza e solitudine.
Mi girai e dissi fra me e me:
«Non hai visto nel grigio di queste annate
che un virus che non vedi e non senti
quanti affanni, pene, tormenti e morti
ha arrecato a questa gente?». Mormorai
una pazzia: «E se questa sciagura
fosse la conseguenza di una pandemia
d’odio, disprezzo e superbia che sta in petto
a certi uomini?». Andai ragionando
per una via scura del Vomero;
nella testa si aizzava un gomitolo
di pensieri nascosti. Stavo io solo.

 

 

 

2020
(a Francesca e Valerio)

’A gente ca cammìna cu ’sti màschere
te scanza e nun te guarda manco ’n faccia,
felòseca se fa ’e ciento fànfere*,
se sgarri c’ ’a distanza t’ ’o rinfaccia.

’Sti criature, ca spànnono ’e lenzòle
addò se legge: “Andrà tutto bbène”,
spaurate, ’nzerràte e senza chiù scòle,
a lle veré ’n’ angoscia te sovvène.

’A sera, cu parole ’e circostanza,
scienziate, virologe e stuppajuóle
sentenziano ’e culùre d’ ’a Regione:

mo è russo, mo giallo e arancione.
E siente tremmulià nu raggio ’e sole…
ca te dice: “Ancora c’è speranza!”

* (fànfere = vanvere) locuzione dialettale che indica il ragionare o parlare a casaccio

 

2020

traduzione

La gente che cammina con ’ste maschere
ti scansa e non ti guarda neanche in faccia,
filosofa si fa di cento chiacchiere, *
Se sgarri di distanza lo rinfaccia.

’Ste creature, che spandono lenzuola
dove si legge: “Andrà tutto bene”,
impaurite, chiuse e senza più scuola,
A vederle un’angoscia ti sovviene.

La sera, con parole di circostanza,
scienziati, virologi e ingannatori
sentenziano i colori della Regione:

ora è rosso, ora giallo e arancione.
E senti tremolare un raggio di sole…
che ti dice: “Ancora c’è speranza!”

 

 

 

Elezioni comunali

“Te vuo’ candidà?”, m’ ha ’itto ’n amico
ajére matìna annanz ’o scialé.
“Nun hé ’a fà niente! Siénteme a mé
ncòppa ’a parola e fa’ comme te dico:

sacc’i’ ’a strata pe’ te fà saglì
int’ ’a Circoscrizzione. Só tre vòte
’o mese: tràse, firma, gire ’e ròte,
fa’ nu saluto e po’ te ne puo’ ghì!”

Vuje state pazzianno, gente cortese?
C’ avarrìsseve fatto, ’o posto mio?
Nun tengo arte né parte e m’ aggio fatto

dùje cunte: comme tante, m’ arrabbatto
e me jetto ’n politica pur io…
me n’esco cu cinqucient’ euro ’o mese!

 

Elezioni comunali

traduzione

“Ti vuoi candidare?”, m’ha detto un amico
ieri mattina davanti allo chalet.
“Non devi far niente! Senti a me
sulla parola e fa’ come ti dico:

so io la strada per farti salire
nella Circoscrizione. Son tre volte
al mese: entri, firmi, giri le ruote,
fa’ un saluto e poi te ne puoi andare”.

Voi state scherzando, gente cortese?
Che avreste fatto al posto mio?
Non ho arte ne parte e mi sono fatto

due conti: come tanti, m’arrabatto
e mi getto in politica pur io…
me ne esco con cinquecent’euro al mese!

 

 

 

La Bambina di Sabbia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Laggiù, lungo la spiaggia ionica, camminava un uomo. Andava verso un luogo segreto dove il mondo non poteva metterci il naso. Il mormorio del mare gli suggeriva verità antiche che lui lasciava tacere perché c’era sempre qualche altra cosa più urgente da fare.
All’improvviso vide la sommità di uno scoglio che fuoriusciva dal bagnasciuga e vi si sedette accanto. Prese un pezzetto di canna e, in preda a chissà quale istinto infantile, consapevole solo in parte di quello che stava facendo, incominciò a tracciare delle misure. Le sue mani si muovevano frenetiche, dapprima scavando, poi ammonticchiando zolle di sabbia bagnata, poi levigando le forme. Alla fine smise di modellare, anche perché gli era venuto mal di schiena. E se ne andò.
La Bambina di Sabbia era molto ammirata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Hai visto?”, disse una signora che portava in braccio la figlioletta capricciosa. “Sembra che dorma tranquilla, accoccolata accanto allo scoglio. Perché non fai anche tu come lei?”. Ma la bambina pianse più forte: era troppo piccola per capire come si assecondano gli adulti.
“Wow! Che figata! Facciamoci un selfie vicino a lei!”, disse una ragazza al fidanzato che era stanco di soffocare in sé le passioni accumulate.
“È un monumento all’effimero”, disse tra sé un anziano deluso dalla vita. “Non durerà neanche un’ora e il mare se la porterà via”.
Poco prima di mezzogiorno si avvicinò un bambino. I suoi compagni erano rimasti sotto gli ombrelloni sull’altro lato della spiaggia. Se ne stavano seduti quasi immobili, ciascuno per conto proprio. Erano coinvolti nelle social challenge che richiedevano vere e proprie azioni di coraggio. Ma a Paolino le sfide mettevano ansia. Così, sempre più raramente si avventurava nei labirinti digitali e i suoi feedback erano scadenti.
“E lo chiami normale? Mio figlio si isola sempre di più. Ormai vive fuori dalla realtà”, diceva la sua mamma, rispondendo con un messaggio vocale alle signore del gruppo Amiche per l’estate. Se avesse scandagliato solo un po’ il fondale della sua vanità, vi avrebbe scorto il desiderio che suo figlio raggiungesse in breve una ragionevole popolarità in rete così da permetterle di aumentare la propria visibilità nei gruppi sociali dove era consuetudine riconosciuta ricevere consensi.
Paolino lanciò una piccola pietra pomice nell’acqua. “Addio”, le disse, immaginando che puntasse a ovest, a piene vele verso le colonne d’Ercole, libera dai sabbiosi legami. E s’incamminò sul bagnasciuga.
“Com’è bella!”, esclamò Paolino quando vide la Bambina di Sabbia. E subito si preoccupò di innalzare una piccola diga di sabbia, perché la marea si stava alzando.
“Ho sete!” si sentì dire. Rimase molto sorpreso, ma non disse neanche una parola. Prese una conchiglia, la riempì d’acqua e le portò da bere.
“Quando ero sabbia non sapevo che cosa fosse la sete”.
“Ma sei sabbia anche ora”, disse Paolino esterrefatto.
“Non esattamente. Ora sono formata”.
“Questo non prova nulla”.
“No”, ribatté lei. “Ho un viso. E soffro perché la pelle del mio viso si raggrinzisce per l’arsura del sole. Questo ti basta?”
Paolino assentì senza dire una parola. Si spostò in modo da farle ombra.
“Sono quasi sepolta sulla riva. Credi che morirò?”
“Tutti moriamo” replicò Paolino, un po’ malinconico.
“Mi porti a vedere il mondo, prima che io muoia?”
Paolino ci pensò un po’ su, poi si allontanò a prendere il suo smartphone. Quella era una situazione unica e anomala. Sapeva che non avrebbe mai potuto accontentarla, però sperava che in quel modo le avrebbe dato un’idea del mondo. Aprì Instagram e corse di nuovo da lei.
“Eccolo, il mondo”.
“No! Non ci credo! Non può essere!” disse la Bambina di Sabbia.
Paolino si sentì goffo e imbarazzato.
“È tutto finto!” piagnucolò lei, mentre il suo viso si faceva sempre più arido e spento.
Il tono della sua voce lo commosse.
“Anche tu sei finta”, osò dire, ma subito si rese conto di aver detto una cosa fuori posto, e sentì verso se stesso un’istintiva ripugnanza.
“No, ti sbagli”, disse lei con inaspettata dolcezza. “Io ho un cuore, e lo puoi guardare guardandomi negli occhi”.
“Ma tu hai gli occhi sempre chiusi. Come puoi dirmi questo?”. Si chinò in avanti, appoggiandosi sulle ginocchia per guardarla da vicino. Il volto della Bambina di Sabbia era cupo, e dai suoi occhi chiusi uscivano lacrime. Era come se guardasse intimamente verso luoghi distanti.
“Vieni qui. Sdraiati accanto a me”.
Paolino si sdraiò accanto a lei e le prese delicatamente le mani. Ebbe tutto il tempo di fissare nella sua mente la forma delle spalle e del braccio. Solo in quel momento si accorse che stringeva un orsetto fra le dita delicate. E tremava.
“Ma tu soffri tanto!” le disse.
“Sì. Il mare mi ha portato via un piede”.
“Vado subito a ricostruirti la diga”.
“No. Lascia perdere. L’orsetto ci proteggerà. Rimani qui”.
Rimasero un po’ in silenzio. Com’è imbarazzante il silenzio, a volte.
“Su, coraggio” balbettò, rimproverandosi la poca esperienza nel saper gestire queste situazioni. “Le persone ti ammireranno lo stesso”.
“Quando c’è da soffrire, gli ammiratori scappano. Solo gli amici restano. E tu sei mio amico, vero?”
“Sì, desidero esserlo”.
“Allora chiudi gli occhi e guarda il mio cuore”, gli suggerì con un velato accenno di sorriso.
Paolino fece come le aveva detto. I loro sguardi s’incrociarono e si dissero molto più di quanto avessero potuto rivelare con parole. E s’immerse negli abissi oscuri di quel cuore sepolto sotto la sabbia. E contemplò lunghe e assolate sponde ioniche e, attraverso quelle, vide tutte le spiagge del mondo, e vagò con lei per altri mari. E vide un’onda enorme e poi il riverbero d’una scia. E sentì l’infinita malinconia di quel viso screpolato, ormai sfatto.
Di quei pochi attimi di una vita trascorsa lì, accanto allo scoglio, non rimasero che impronte e rovina.
“Paolino!”, urlò la mamma ancora in lontananza.
Lui sobbalzò in piedi, e in quello stesso momento si accorse che era quasi completamente immerso coi capelli nella sabbia. Poi si ricordò dello smartphone, che teneva nella tasca del costume. Ormai era tutto bagnato e probabilmente non funzionava più.
“Sei un vero stupido. Guarda che cos’ hai combinato! Corri subito a farti la doccia, che dobbiamo salire a pranzo!”. Mentre lo guardava, si rese conto che suo figlio manifestava uno stato di alienazione che lo portava a vivere in un contesto virtuale. Ma pensava davvero di poter continuare a crescere in quel modo?
La mattina dopo Paolino si trovava ancora sulla stessa spiaggia. I suoi compagni avevano condiviso in rete delle challenge che erano subito diventate virali. E ora avevano raggiunto un alto grado di popolarità.
La mamma aveva silenziato il gruppo Amiche per l’estate perché influenzava negativamente il suo umore.
Mentre stava seduto a scavare una fossa nella sabbia, Paolino sentì qualcosa che gli solleticava il tallone.
Si girò e vide una piccola pietra pomice. La raccolse e la conservò gelosamente.
Gli piaceva pensare che il cuore della Bambina di Sabbia fosse tornato indietro per rimanere per sempre con lui.

 

Ti è davanti la fragilità della vita,
la friabile essenza,
la sensazione
che qualcosa si stacchi
da un momento all’altro
mentre ancora ti stai formando …
e improvvisamente
la marea
ti porterà via
e nessuno riconoscerà
le tue lacrime sorde.
Ma ora dormi, bambina mia,
sul tuo giaciglio
deposto sullo scoglio,
dormi con l’orsetto
che sorveglia i tuoi sogni …
Dormi, bambina mia!