Edoardo D'orazio - Poesie

AUTOCOSCIENZA

 

Guardarsi guardare;

Vedere se stessi

In una prospettiva

Priva di interessi.

Analizzarsi dall’alto

E chiedersi: “chi sono?”

L’Io che interroga l’io

L’io che dice io:

Autoconsapevolezza,

Autocoscienza,

Coscienza di sé.


SUL TEMPO

 

I

 

Fermati, o tempo veloce,

Ché mi annullo dinanzi

La grande immensità

Che mi circonda.

Ma io esisto e voglio gridarlo,

Gridarlo semmai a me stesso.

Io. Sconosciuto. Dimenticato.

Cosa sono io?

 

II

 

Tempi remoti,

anni lontani,

Ricordi sfocati.

 

La vita è avanti:

Lì fuori, si dice.

 

Ma la mente

Si è persa

Nel mare del pianto.

 

III

 

Al mattino, come un fiore

Nel prato.

Al mattino, come un germoglio

Sbocciato.

 

Al mattino un pianto

Del nato.

Al mattino un figlio

È arrivato.

 

Alla sera, come il fiore

Appassito

Alla sera, come il grido

Nel nido.

 

Alla sera un uomo

È partito.

Alla sera, “addio”

È il saluto.


PALLIDA

 

Pallida,

Di un pallore mortale,

Come un giorno

Di neve in inverno.

Occhi scavati

Dal pianto,

Dal pensiero

Che affligge.

Ritorni con la mente

Al passato

E dimentichi

Chi t’ama.


 

FOGLIE

 

Queste foglie

Sembrano dipinte:

Sfumature di verde

E giallo sulle punte.

Dondolano al vento

Sembra che cadranno,

Ma adesso, nel cielo,

Come rondini,

Danzando.


 

 

FLATUS VOCIS

 

Parole:

Il silenzio ne è pieno.

Se le cerchi,

Dove sono?

Se ti lasci ispirare,

Ti pervadono l’animo.


 

 UN UOMO

 

Ricordi di un tempo lontano

Che ora non tornerà più.

La spensieratezza, il passato

Di un uomo qualunque che fu.

 

La sua vita, i pensieri e paure,

Le preoccupazioni e fatiche,

Le gioie, gli amori e le glorie

A cosa gli sono servite?

 

Ma nel mondo ha lasciato memoria,

Un ricordo indelebile, il pianto,

Per una felice vittoria,

Nel segno invincibile un canto.

 

All’ombra dei cipressi or giace

Il suo corpo mortale, e il suo

Spirito riposa felice

Nella casa beata del Padre.


NARCISO

 

Limpide acque cristalline et azzurre

Ove miravi il tuo giovane viso,

Rimasi sedotto dal tuo stesso sorriso,

Cadendo e affogando nelle tue ombre profonde.

 

Assassino e vittima,

La colpa è l’amore:

Ma di se stessi è egotismo

E Narciso il tuo nome.


 

 1915

 

Un giorno tornerete

Nelle vostre belle case.

Sarete felici

E pieno di speranza il cuore.

 

Non temerete più le urla,

Gli spari e i nemici.

Sarete fratelli,

Perché avete impugnato le stesse armi.

 

Riabbracciate le vostre famiglie,

Quando tornerete

Da queste montagne intrise di sangue.

Lasciatevi alle spalle il passato.

 

Ma non dimenticate questo vostro fratello,

Perché per me è arrivato il momento:

Dormirò per sempre su questa vetta

Dove insieme abbiamo combattuto.

 


 

LA PASSEGGIATA

 

Mentre il sole si appresta a tramontare.

La vecchiarella attraversa le vie del paese

E col suo bastone si sostiene

Perché fatica e dolore l’accompagnano.

 

Non molti sono usciti, le vie sono deserte

Chi torna da lavoro desidera la cena,

L’abbaiare dei cani riempie l’aria

E presto è sera.

 

Con il caldo del giorno alle spalle

I ragazzi si preparano ad andare.

Si riempirà la piazza di urla e di rumori

Non è sabato ma estate.

 

Così la vecchiarella ritorna a casa

Lascia le vie a chi ha più forza

Sente quel tempo ormai lontano

E nella sua camera riposa


 

 

SCONFORTO

 

Ne più oso sperar

Di rivederti ancora

Ché tanto ti attese il mio cuore

E ti ebbe per poco.

Ma crudele è il tempo. E or ti desidero.

E nel ricordo sol vivi

Or più debole e stanco.

Come luce

Nel buio risplendi

Immobile e etterno.


 

 

A SELENE

 

Ti ergi maestosa  sui verdi monti

Nel cielo di tenebra

Bianca di perla e tinta di latte

Silenziosa e possente sopra tutte le stelle

madre del cielo

regina degli astri

O luna, riempi di luce con la tua presenza

Ritorna domani e ancora

Per sempre


 

 

ACCIDIA

 

Male di vivere

Angoscia mortale.

L’apatia

Morde le anime.

Disprezzo o indifferenza

Poco importa degli altri.

La solitudine è compagna

Nel silenzio esistenziale.

La vita è un soffio

Agli occhi intellegibili

Dell’immortale e immobile

Opposto del sensibile.


 

 

L’UBRIACO

 

Eccolo là

Seduto sulla sedia,

Con sguardo assente e viso pallido.

Un bicchiere

Sul tavolo

È vuoto.

Chiasso attorno

Silenzio dentro,

Infelice da sempre

Con bottiglie di bourbon.

Vestiti bucati

Soldi finiti.

E scorre il tempo

Contando i secondi,

Con la pioggia che batte

Sul vetro e sul suolo.


 

 

PRIMAVERA

 

Già ecco arrivar

Il tempo di Zefiro alato

Tornano fiori sui campi

Profumi nell’aria

E volano api

Rondini in ciel.


 

 

MNEMOSINE

 

Se alzi lo sguardo

Nel buio della notte

Vedrai eterne le stelle del cielo

 

Nel passato ti immergi

Nel oggi fuggente

E contempli in silenzio

 

Un libro già letto

Generazioni continue

Lo hanno sfogliato

 

Immutabili restano

Mentre tutto scorre

E osservano da lontano

 

Nel futuro manterranno il ricordo

Di chi le ha osservate

 

E chi le ha osservate sarà ricordato

Da chi al tempo le osserverà.


 

 

SPERANZA

 

Si tinsero i suoi occhi di rosso

Grondanti di pianto

E calò sul suo viso

Come un’ombra l’angoscia.

 

Ma le lacrime

Sulle fresche gote sue giovani

Brillarono alla luce del sole.

 

E tornò la speranza di un tempo

La certezza di essere amata.


 

 

No, non vi parlerò di me.

Infatti perché dovrei aprire la mia anima ad un lettore sconosciuto?

Non mi sono mai confidato con nessuno e non vedo il motivo di doverlo fare adesso.

[…]


 

 

Sorgerai ancora domani mattina?

O I tuoi raggi illumineranno per sempre un altro orizzonte?

Interminabile la lunga oscura notte che mi avvolge.

Per quanto ancora dovrò attendere il tuo volto?

Forse per sempre?