Gabriele Esposito - Poesie

Kinder


quando i pennelli si dilungavan-O-ltre

il confine del disegno

lib,ero
ed esondavano i colori.
un fiume in piena:
la mia sorgente interna fresca,
la terra che mi attorna florida e fioriente:
- i limiti alle spalle
- il limo sulla pelle.

poi , fu coscienza.

ora io contorno il vuOto

e ci vivo dentro
e i colori attorno ho.

vorrei leccarli,

ma ho una cravattaalcollo

che mi stringe anche solo se li fisso.

così di notte

di nascosto

lascio aperti i pori che cernono e
le gocce d’acqua sole
(sst, fate silenzio)
dalla tempera risucchiano,
e il vitale estratto dell’adultescenza.
e nessuno mai direbbe che con queste ci dipingo
perché nessun dipinge a questa età
e perché l’acqua è acqua
e trasparendo nulla mostra sulla tela
agli occhi di chi vede
e non osserva,
e non osserva più.
sarà per questo che non piango,
mi trattengo,
la conservo, l’acqua, e ci dipingo.

Lib,erto resto
e alla maturità degli altri non mi piego,
e scrivo, e non mi perdo, e non mi spengo,
così dall’alto di questi primi anni assolti,
calo lo sguardo, rintraccio fra i miei piedi
le memorie del prato che gattonavo
e ora calpesto quando viaggio,
ma delicatamente
(sst, ascolta il rumore),
che se tornassi indietro
mai smetterei un secondo
di stropicciar la carta dell’ovetto.
mai svelerei a me stesso
né il dolce gusto dell’attesa
che intanto saggia il cioccolato,
né quello della rivelazione sgusciata,
che lascia in bocca il retrogusto
raffinato al petrolio giallo.
che ieri, quando tracimavano i pennelli,
ballavo questa danza al tempo ritmato
di un orologio che non sapevo leggere,
e non me n’accorgevo che non avevo freni,
che non aveva freni,
ma che mi avrebbe fermato.
Invece oggi, che m’accontento
non altro che di pargoleggiar leggero,
sfuggendo come posso al peso dell’equilibrio,
quel che rimane: son Sogni e Idee
di dimensione astrale.


Tensione



Sono alto quanto basta
per sfiorare il cielo con la testa
e far degli orizzonti scorti da lontano
non altro che l’utopia dei miei passi,
dei miei piedi ancorati al suolo.
Vivo a metà,
quasi letteralmente,
in quanto, a dirla tutta, me la vivo un po’ male
e spesso credo di non viverla proprio,
perché non esisto, credo.
Vivo a metà, dicevo
metà nel cielo
metà nel sottosuolo.
Marcio e marcisco
procedendo con fatica
con passi faticosi nel fango
e stelle che si impigliano fra i capelli.
Posso saltare, ma la gravità dei miei pensieri
mi riporta a terra.
Posso abbassarmi, ma poi mi viene mal di schiena.
Così, cammino teso
col mio incedere coatto,
calpestando, ma lasciando le orme
del desiderio
che una cometa mi trafori il cranio
e che il mio corpo sprofondi nella terra,
senza realizzarlo.
Intanto marcio,
marcio e marcisco,
e solo mi cheto a sera,
che non son teso
ma disteso,
la schiena sull’erba fresca
e gli occhi alle costellazioni.
Poi arriva il sonno,
e per un po’
respiro il silenzio
e rinasco alla luce del buio
che al mio risveglio tornerò a sognare.

Guerra generazionale

 

Mio fratello bestemmia in silenzio
perché da mia madre non avrebbe
il consenso per un urlo di rabbia eretico
e mai riscontrerebbe l’assenso
in qualcuno che senza chiedersi il senso
procede dritto per la strada,
che se non strapiomba è solo grazie
alla storica fortuna di un riverbero cieco e favoloso.
E tutti ci cascano,
solo noi speriamo

che finalmente caschi.
Lui non si copre di veli, non cantilena per ore,
non spreca tempo in bugie fioche e in ripetitivi riti.
Cerca di vivere, e non si sopprime.
Perché ha avuto la brillante intuizione
che non ce n’è il minimo fottuto bisogno.
È guerra dunque,
e la sua rabbia trasuda dalle coperte
del letto in cui studia
e lotta contro tutti
e trasgredisce sottovoce
e di Dio ne fa un maiale puttaniere
colpevole delle sue misere miserie adolescenziali.
E degli adulti i suoi bastardi sicari,
che non suonano la chitarra,
che non intuiscono,
che si sopprimono.


 

Verso

 

Questo corpo,
che muove e che si muove
che corre
da cui cerco di fuggire
e che appena lascio mi sfugge
e io che lo rincorro
per le strade.

Questa mente,
che muove e che si muove
che mi insegue
e che se assecondo
mi porta lontanissimo
e io che mi incontro
e sogno.

Quindi devio
la semino
aspetto il raccolto
Verso un altro corpo
nel mio bicchiere quotidiano
e mi disseto.

Ma io:
ho gli occhi più grandi delle finestre di casa.


Fuo.riesco


Escofuoripergettarel’immondiziapoierealizzocheilmiounicomomentodell’invernochemiprendoperguardarlestelleèquesto.
Esco fuori
per gettare l’immondizia
poi realizzo
che il mio unico momento
dell’inverno
che mi prendo
per guardar le stelle
è questo.
E mi accorgo
che è il momento
più bello
del mio inverno.
Che stupore.
Che stupido errore.


Sublime

 

Un tornado

In pieno hanami.


Mindthings

 

Dear thread-cutting Scissormind,

I was walking on my wire

reading over the same line

trying to think that I’m alright

then you came and cut the light

you took over, made me blind

took my breath and broke the rhyme

 

and I don’t know

where to go.


Détaché

 

Le soleil assèche mon sommeil,
j’abandonne tous mes rêves
je me plonge avec mes yeux
dans une mer de réalité.
Belle et bâtarde,
une bise tiède,
qui attise mon feu
qui était près de s’éteindre.
Elle le sauve chaque fois
juste avant la chute
de la dernière flamme
en lui caressant la joue rouge:
alors je commence à nager.

C’est là qu’elle devient une mousson
et monte la pression
soufflant sur l’océan
dans toutes les directions
jusqu’au dernier horizon,
la terre glacée
où mon feu s’affaiblit à nouveau.

J’ai pas envie de prendre le bus.
Je m’approche de la fenêtre
pour regarder le paysage dehors.
Tout à coup, mon nez
frôle le verre,
un frisson:
il fait froid ce matin.


Mela

 

Non scappare,
che tanto le scarpe
te le allacci
con radici di quercia
e pendono dai tuoi capelli
frutti sporchi
con ruvida buccia.
E lì ti cieli
tra le tue sbarre
pilastri d’aria robusta
colonne che non attraversi
e pensi
“in basso non guardo
a terra non cado” :
ma debole è il picciolo.
Non scappare,
solo, siediti.
Il vento
una mela
lascerà che cada
e che sulla tua testa
s’apra.


 

Tout à coup

 

Tout se passait bien

Tout à coup:

L’esprit poussé par ses pensées persistantes
Passe par son pénible passé défaillant et
chasse le papillon souriant
attrape son vol séduisant
étouffe son cou syncopant
coupe ses ailes haletant
et tue tous ses cieux en disant:
j’m’évanouis.

Au réveil,
tout se passe bien.