Gianni Pastrello - Poesie

Pensieri erranti all’avvicendarsi degli anni

 

Come accade sovente in questi giorni

di tiepido sole,

anche oggi ho vagato con te, 

tenendoti la mano

figlio mio dolcissimo,

per strade e campagne della mia memoria, 

dove è impossibile perdersi,

 

lasciando svaporare i pensieri erranti.

 

Poi mi sono fermato sul ponte, 

in silenzio a scrutare,

oltre il fosso che circonda la rocca,

le case filtrate 

dai rami secchi di vento 

e l’infinito 

dagli gli occhi tuoi 

 

e non mi sono posto domande. 



La mia rosa

 

Sei la mia Rosa
dalle spine aguzze e premurose,
a rammentarmi passione audace e profonda,
la mia rosa dal profumo di pesca Tabacchiera,

delicata e soda come i tuoi seni dai turgidi apici.

sei la mia rosa
dai petali appena dischiusi, vellutati
come il tuo grembo dove mi immergo ad inebriarmi,

la mia rosa dalle spine uncinate e sanguigne,
a straziare le mie solitudini, a irrorare le mie fantasie,

sei la mia rosa
dalle ostinate radici profonde,
a incatenare il mio cuore.



All’alba 

 

Appena all’alba 

Il Sole ardito mescerà

Rosso tepore sui tuoi petali 

Sfiorandone il velluto 

 

Avido 

Cercando nutrimento 

Sulle trepide tue stille di rugiada 

Le labbra poserò

 

Mia rosa. 


La Polena

 

Marinaio o nostromo, 

da quando ho salpato,

in ogni porto ho perso un bagaglio 

Un solo sogno ho tenuto 

sempre con me

collocato alla prua del vascello

a proteggermi nelle tempeste, 

a tracciarmi la rotta. 

Quando il mare è più alto,

quando è notte 

o burrasca 

come un faro s’illumina 

a forma di fiore: 

la mia Polena

ha in mano una rosa.


 

Terre aperte

 

Non conosciamo argini 

noi delle Terre Aperte, 

dove gorgogliano le polle sorgive 

e le acque dei fiumi vanno a lambire

sinuose anse di mulini dismessi e vecchie cave di ghiaia, 

in cui germani, gallinelle e garzette indugiano. 

E come naviganti in cerca di mete, 

lasciamo scivolare fino al mare 

i pensieri.

 

Non ci incupiscono i cieli bassi

da cui riluttante traspare 

nelle terse mattine d’inverno

un sole sbiadito tinta carta di riso. 

E quando sopra letti di zolle fumanti 

si distendono gli orizzonti, 

lunghi come le ombre di sera,  

guardiamo verso il mare 

assorti.

 

E non temiamo brentane 

quando l’acqua dei temporali, 

rigonfia di biondo i ruscelli. 

E mentre il tuono ci scuote, 

sfogando l’ira nelle saette

e come grembo ancestrale ci avvolge  

nei cupi nuvoloni che fuggono veloci, 

scarichiamo nel mare 

i rancori. 



Figli d’autunno



Autunno vi ha portato 

bellissimi figli miei 


Autunno brumoso

che invoglia a scrutare 

la profondità delle cose e delle persone 
fin dentro l’anima.

Autunno dai lunghissimi rami 

secchi di vento – alito 

che avvolge lo spirito di inconscia sicurezza
e il cuore sparso ricompone -

Autunno fatato 

dentro i vostri occhi,
così intensi e profondi,
mistero e rifugio.

Autunno vi ha portato 

e vi ha incantato l’anima.


 

Sogno di rincontrarmi più avanti 

(Please don’t tell me how the story ends)

 

Non si perde con l’alba la strada dei sogni,
anzi, celata alle gioie e ai drammi del giorno,
più agevole e fresca riappare alla sera,

quando imbrunisce la mente e vaga senza intenzione. 

Basta un niente, un profumo, una foto, 

una canzone, 

ad accendere il sogno. 

 

La canzone è il vascello di Peter,
dove si stivano e aggrovigliano i sogni:
traiettorie lanciate e lasciate,
forzieri di illusioni e passioni.
Scorre un brivido di accorata passione
in quella voce che chiede di non farle sapere 

come la storia vada a finire.

Mi ricorda di quando sognavo
La Mancha assolata dei poeti di Spagna,
nel mio anarchico errare per strade mai uguali.
Dentro i sogni, una punta d’angoscia mi conduce 

e si alimenta vorace delle mie fantasie
riemergendo più avanti, 

ancora più avanti.

La musica è il vento che gonfia le vele 

e fa strabordare quelle tracce evocate,
quali scie luminose, protese.
Mi sollecita e nel contempo mi frena 

l’incanto di orizzonti cangianti: 

anch’io non voglio sapere 

dove i sogni vanno a finire.

 

Sogno chiome di stelle comete 

da impugnare come briglie lucenti 

verso mete che riaffiorano in mente, 

riavviando percorsi in sospeso

Sogno di non aver preso ancora commiato, 

senza assillo del Tempo, 

ancora non ho salutato. 

 

Sogno di rincontrarmi più avanti.


 

 

Bufera

 

All’improvviso s’è fatta notte qui fuori,

grosse nuvole nere 

risalgono il Canale dei Pescatori, 

veloci come uccelli rapaci.

 

Grandinano chicchi come noci, 

il prato è un lenzuolo bianco, 

il cielo di piombo, 

l’aria è gelida.

 

Che bufera s’è abbattuta su di te, 

povero figlio mio, 

ma vedrai, 

il vento se la porterà.



Pioggia d’Autunno

 

Quando il cielo d’autunno più scuro s’abbassa 

a sfiorare le fronde imbrunite, 

quando il bagliore dei lampi m’avvolge 

e l’orizzonte in controluce s’allunga, 

come crepa si schiude la finestra di Ieri.

 

Ieri è la rassegna d’immagini, 

di suoni, profumi e sapori,

Ieri è la memoria lontana dell’aia di terra battuta, 

che dal fienile affacciato sull’orto 

si protende alla fonte briosa di morbida acqua.

 

Ieri è la pioggia che picchietta sui vetri 

sotto cui sono accucciato,

rannicchiato sui lucidi ciottoli che cingono casa, 

tra il muro bianco di calce 

e la gronda dei coppi. 

 

Ieri è l’odore di terra 

e il senso di riparo che emana 

l’irrequieto fluire dei rivoli d’acqua, 

trasparente cortina di perle, 

attraverso cui filtra la musica del temporale. 

 

Ieri è il sottofondo frusciante 

della pioggia che spazza a folate il cortile 

ricucendo il fragore delle saette: 

prolungate esplosioni che si spengono, 

rotolando, lentamente, lontano. 

 

Come nei miei pensieri 

si dipanano i dubbi. 


 

Prologo alla navigazione Facebook



Mi sistemo davanti al PC,
sono comodo, pronto,
due parole segrete, 

… login!
Si apre lo schermo su Home,
la posta in rassegna,
i pochi messaggi di amici
e gli inutili appelli,
poi di nuovo su home.

Osservo il fiorire di post e di link,
che spaziano senza steccati
tra nostalgie e avanguardie,
passeggio curioso, saltando
da superfici delicate a rugose,
talvolta svagato, altre volte più serio, 

quasi impegnato,
cercando tra naviganti e suggestioni,
lo starter
che avvii il motore creativo,
la scintilla che accenda il piacere.
L’innesco lo trovo
in una bella canzone,
forestiera di gusto e cultura,
ma la sento vicina,
per quale motivo non so.

Riascolto le note come fossero
ogni volta una nuova melodia
e assaporo sensazioni
che rovistano nella memoria
tra i pensieri riposti.
Cerco almeno un commento,
quale nota mi piace
e con quella
ridisegno il profilo.