L’ampolla della libertà

 

Volo sopra tempestosi nugoli color porpora,

carichi di violacea pioggia incandescente,

non miro civiltà,

solo sgargianti colori ricchi di vita.

Ad un tratto scorgo la mistica ampolla della libertà

esprime un ascetica aura dorata,

la scena pare un esoterico dipinto barocco.

Sento l’impaziente ceramica sempre più palpabile,

i richiami geometrici stanno per fondersi con la mia pelle,

il vento diventa muraglia di massiccio quarzo rosato,

fugaci lampi si trasformano in guardie inferocite.

Lanciano dardi di agghiacciante fuoco metallico

funeste ferite alle ali impediscono l’illusoria visione,

perdo quota,

sono sempre più vicino al sinistro inferno.


 

Narrami o musa!

 

Accecante sole illumina la via della speranza,

è barlume che scioglie catene ferrigne,

il calore che fa danzare una bionda primula

eterna follia nella quotidianità opprimente.

 

Linee ondulate ravvivano vulcani dormienti

eruzioni di inchiostro investono silenti città.

Esse non vengono deturpate dalla magia delle parole,

i danni non sono altro che racconti leggendari.

 

L’arte è definibile come l’amore più ingannevole,

può essere vuoto assoluto o malattia inguaribile

L’arte è come un giocattolo straordinario,

Può essere accantonato o diventare torrido tormento.



Cinema

 

Movimenti sinuosi di occhi vispi creano la vita,

ritratti di radiosità fanno impazzire il buio

curve di penna e visioni eteree in fusione,

scintille fuoco cremisi spogliano il cielo.

 

Pace da intuizione o frastuono galvanizzato

la camera rimane stabile nel cranio spugnoso,

la bellezza è anima immateriale e sterminata,

miraggio di meraviglia o disturbante ipnosi.

 

Uomini a forma di carta abbattono le oasi del piacere,

la censura limita il nostro infinito potenziale,

lo sfarzoso nulla lo copre di tossico veleno.


 

Marco

 

Marco giace in un giaciglio di logore stole,

implorando bronzee monete dal marciapiede dissestato

onorabilità in rovina per ritrovar un attimo il quieto vivere,

polvere di morte per le arterie bramose di vita.

 

Scende la notte che si tinge di radioso scintillio,

l’accorta iena lo attende come una avvilita preda

i due si scambiano fallace sostentamento.

 

Marco si dirige all’usuale rifugio dalla natura deperita,

sangue e male si uniscono in una fusione cristallina.

Il mondo per effimero momento è un angelica visione,

poco dopo è già mattina,

è ora di ricominciare una nuova giornata.



Chibi

 

Lei era rosea alba che nutriva il mio spirito,

candore armonioso nelle tenebre infernali

un gioiello incastonato nelle rocce di vergini terre

esplorate solo dalle mie mutevoli mani.

 

Non aveva capelli ma onde di rubini scarlatti

non  aveva occhi ma smeraldi specchianti.

Il mio riflesso mostrava un fanciullo ridente

rimanevo intrappolato in quei magici carati.

 

Sei stato uno stentoreo tuono deflagrante,

insufficiente miccia di esplosivo detonante.

Il mio destino senza te è steppa desertica

il ballo è finito,

ma tu non eri pronta a danzare con le stelle.



Rivolta nera

 

Siamo prigionieri in un castello di diamante

sudditi di crudeli governanti pretenziosi,

il nostro progetto è una fuga dai sotterranei,

le mura sono incredibilmente resistenti!

allentiamo i costanti pensieri di indipendenza

ma una vita fosca è più sopportabile della morte.

 

All’esterno un mare colmo di orridi mostri

son pronti a divorare le nostre cagionevoli carni.

I più attempati tramandano nobili leggende,

l’esterno in realtà è un magico terreno fiorente

i tiranni distribuiscono solo crudeli falsità,

la paura è un famelico avvoltoio nel cielo.

 

Il meno timoroso di noi ha scoperto una feritoia,

era nascosta in un angusto pertugio segreto.

Oltre il cristallino oceano ha avvistato terra

lacrime di libertà bagnano le soffici guance.

 

Scoppia la ribellione contro i padroni armati

molti periscono mostrando il viso ridente,

ma riusciamo ugualmente a scorgere il sole!

 

Nuotiamo freneticamente verso l’isola fatata

finiamo nelle fauci di indescrivibili bestie,

la rivolta è stata solo un incredibile sogno.


 

Dry

 

Vedo vampate di colori sgargianti

geometriche forme diventano astratte,

sento rosee pulsazioni d’ardore sfavillante

immersione in eteree visioni notturne.

 

Il distacco dal corpo è un amabile rifugio,

i pensieri paiono proiettili infuocati

la realtà è un dirupo inaccessibile…

 

Ecco posso scorgere la nobile verità!

no diamine! non scappare fugacemente,

l’incantevole idillio sta per sfumare,

la paranoia compare come un alba corvina,

la vita non è mai stata tanto insignificante.



Demolizione

 

L’ordine è chiara trasparenza della nullità,

le regole imposizioni di anarchici del potere

meglio geniale insania che routinaria vacuità

l’assoluto rigore lo getto da mille scogliere.

 

Una furibonda tempesta può essere spregevole danno

o scenografica emozione senza tempo,

umani ossequiosi al richiamo del dolce tiranno

credete la libertà sia esser fatti con lo stampo?

 

Il caos sarebbe più naturale della realtà

ciò che viviamo è frutto di scelte non nostre,

meglio un fuoco cremisi di enorme vastità

che automi che pilotano infelici giostre.



Divergenza

 

Mi destreggio claudicante nell’astrusa notte

adornata dalla noia dell’alterazione,

assorto nella malattia di nebbiosi pensieri

intrisi da fantasiosa discordanza decadente.

 

Avvisto una surreale apparizione rifulgente,

un riverbero di viride luce decora un insegna frantumata,

il flusso si esaurisce come in un rituale sciamanico.

Quell’unica parola mi balena in mente:

DIVERGENZA.

 

Ho l’incontenibile impulso di varcare l’ignoto,

un fragrante incantatore è attonito all’ingresso,

mi consegna frammenti di nuovo vigore.


 

F8

 

La torva cittadina grigia mi turba immensamente,

miro visi tumefatti dalle industriali giornate

vivono nell’illusione che il futuro non sia il presente

E’ una crudele guerra, esplodono micidiali granate

 

pioggia acida e arcigna investe le nostre vite

non è percepibile a occhio nudo e crudo,

è dentro noi stessi, provoca strazianti ferite.

aspettiamo una scossa di potente magnitudo

 

è quando crollano le certezze che si ha vinto

quando il miasma del liquame non sarà che un lontano ricordo.