Marina Dumea - Poesie

Alle mie stelle

Brillate solo per me oggi, ve ne prego
prendete il mio cielo
che sia per i tre minuti di fumo o per tutta la notte,
splendete, limpide, dei mie sogni, bruciate
che sia un attimo infinito
una promessa
mi ritroverete sempre vostra
perché solo a voi sento di appartenere.
Di astri riempio i giorni e conto le ore al nostro incontro.
Anche tra le nubi e i tetti
vi sento brillare
e non conosco il vostro nome seppure voi ogni sera mi chiamate
e sappiate benissimo chi io sia.
Ammaliatrici, mi sottraete al tempo e fermandolo
mi assolvete.
La melodia, sul collo, vi fa da sfondo
e non c’è nessuno con cui vi voglio condividere.
Siete le mie mistress e le mie angeliche luci
e che brilliate per me, sta notte come sempre,
è una splendida condanna.
Vi osservo da tanto e vi lascio
contare le mie lacrime e i mie sospiri
e alle mie tacite parole, mi rimandate l’eco dei mie pensieri.
V’ammiro mossa dall’invidia per la notte e per il cielo
e vi rimpiango quando tra i raggi vi riparate.

 


 

Alla mia stella rossa

Ho paura di perderti, piccola stella rossa,
povera, fievole luce
e il pensiero che anche te temi per noi mi fa sorridere
e rasserenare.
Ma il mio amore per una stella che potrebbe celare un pianeta
non è cosa stupida? Così come lo è il mio consueto ammirarti?
Ti sento a me cara, più di qualunque altro astro
che il non vederti più brillare, scomparsa
dal mio cielo, mi fa tenerezza.
Te, forse un grande pianeta passeggero,
mi hai legato alla tua rotta, tra le costellazioni
miri al mio cuore.

 


 

Con la luna

Questa notte nessuna stella ha accompagnato il mio solito
vagare;
ma la luna rossa ha saputo anch’essa tacere.
Tra i sorrisi che mi circondano, il mio è il più
celato;
come per il suo bel volto arrossato
che tra i fiotti ombrosi, leggero risplende.
Temerario il mio cuore riprende il battito.

 


 

Dal casolare si scorge un gabbiano

Un casolare
nel prato
col grano
che costeggia le mura
e il gabbiano
che viaggia lontano
e vola
e impicchia
tra i pesci del mare
il becco
per mangiare
Del tuono il rombo,
il picchiare
sul tetto, la pioggia.
Il temporale è arrivato
ed il gabbiano
affonda l’ala
affoga
ed esala
nel mare la sua fame.
Il casolare tace
tra il grano e il lampo.

 


 

Radice di vita

Oh, che libertà poter vivere;
a pieni polmoni respirare
con la natura nelle ossa,
che ci allontana e ci riunisce.
Oh, che bellezza ci viene donata
e da che bellezza siamo creati!
Con la luce del sole negli occhi
e il soffio del vento nei polmoni.
La poesia che si infrange nelle nostre vite,
come onde potenti sugli scogli,
è il richiamo di lei, è la bellezza
che andiamo ricercando, l’attimo
per cui tanto smaniamo.
O Natura, o Madre,
che vita ci hai intagliato!
Ci hai scolpito e poi esposto,
come statue di marmo in un museo di provincia,
come un quadro in casa abbandonata.
Siamo una scoperta, un miraggio.
Tu sei l’artista, te sei l’arte.
Te il cacciatore, te la preda.
Cosa si spera, se non te?
Te che sei vita,
che sei poesia,
che sei arte e che sei amore?
Madre radice, Madre stella, Madre goccia,
Natura viva, Natura sana, Natura amata.
Figli, fratelli, accorriamo per salvarti,
ricordando quante volte tu hai curato noi,
non con baci e con carezze ma con tramonti e burrasche.
Sveglia i tuo bimbi addormentati,
mostra i tuo miracoli di verità,
Madre dolce, Natura severa,
affinché l’amore riempia anche le caverne,
la speranza inondi i mari
e la vita risorga in noi.

 


 

Solo ricordo

Nella rimembranza di te
mi perdo
mentre il dolce ricordo di noi
mi avvinghia
e mi sussultano nel cuor
gli spasmi,
i corpi si rimodellano
e il tempo si distrugge
germogliano i fiori di primavera,
strazianti, i sussurri, i sorrisi,
le scoperte di un mondo nuovo
di libertà, di annullamento, di totale affidamento.
Turbine di foglie secche, cumuli di grezza ceramica.
Nulla del tempo trascorso potrà tornare, se non
nella rimembranza di te
e mi perdo

 


 

Sospeso

Ho il fiato sospeso allo sfiorare delle
tue mani con le mie.
Le bianche nocche gelide d’attesa
sono poggiate alle tue, rosse per il freddo
e il tempo vorrei si fermasse,
ora, su questo marciapiede
dove nessuno tra i tanti passanti
ha la capacità di comprendere
quanto infinito stai creando in me,
imprimendo questo ricordo nel mio animo.
E quella speranza, che spesso
calpesti, risorge
lasciando le labbra socchiuse
in un sussurro, in un bacio che mai
arriverà

E dopo tempo rileggo di quel ricordo
e seppur te non sei più con me
su quel marciapiede
a sfiorare le mie mani,
io ancora socchiudo le labbra.

 


 

Fiori di ciliegio

Tra i fiori dell’albero di ciliegio ho ritrovato il tuo volto,
il tuo sorriso luminoso tra le vermiglie foglie
e i teneri occhi tra i socchiusi boccioli.
Tra le labbra poggia il fiore e il petalo lieve
al tuo bacio mi riconduce.
Ti ricordo, con i fiori di ciliegio tra i capelli
mentre passeggiando li lasciasti cadere e tenero
stringesti la mia mano.
Con i fiori dell’albero di ciliegio nel cuore
girai il mondo e mai più vermigli occhi vidi…
se non i tuoi
e ancora riassaporo i tuoi baci allorché
il candido fiore sfioro.
Sfiorisce la giovane età e di te il profumo mi perseguita.
Tra altri rami i miei occhi si sono persi e
mi son lasciata aggrovigliare i capelli e
tanti fiori ho portato sul petto, ma nel cuore…
Oh, nel cuore, nella mente, in me,
ho solo i fiori di ciliegio
e solo al tuo tocco ricordo il brivido,
e dei tuoi baci la carezza.
Come radice d’albero il tuo amore si è insinuato
nel terreno del mio essere e come potrei estirparti
se i fiori del ciliegio ricoprono le strade del mio viaggio?

 


 

Promesse

Scriverei un libro per te
e lascerei la mia anima vagare nei secoli
alla ricerca della tua,
porterei un mazzo di fiori all’altare,
e riempirei i bicchieri di cristallo ogni sera.
Ti porterei nel bosco a cercare le ghiande
e mi legherei il tuo cappio al collo.
Ma la tua sigaretta sta per finire
mentre la cenere mi cade sulle scarpe e
avrei mille promesse da farti ma
espiri, ormai, l’ultimo tiro e mi lasci
qui, su questo balcone, su questo altare, difronte al mondo,
le mie promesse sembrano chiare a tutti,
scritte su ogni nostra pagina, ripetute ad ogni banchetto.
Ma chi sarebbe più cieco e più sordo di te,
a cui piace solo ballare,
parlare, ingannare e indietreggiare?
Sono sciocca e più ti amo più me ne pento,
più ti incido sulla copertina e più vorrei fermarmi.
Tra gli affanni del mio cuore si nascondono ancora
quelle promesse per te
e di tanto in tanto
il pensiero si riavvolge e tra l’aria che sa di fumo
rivedo i tuoi occhi e il tuo sospiro, che sembra sussurrarmi
di smetterla, di darmi pace
e di non cercarti più dietro ogni angolo della mia vita.
E se avessi saputo ascoltarti già da allora,
quanto di me stessa avrei potuto salvare,
senza affogare nella falsa speranza dell’amore?

 


 

Principe

Ti sei arreso anche tu,
mi hai tradita e abbandonata,
ora sono sola in questa stupida guerra inaudita;
Ma mi hai protetto, ti sei battuto per me
contro il diavolo in persona.
L’hai visto? Quel ghigno che ha sul volto?
Io lo vedo sempre.
Vorrei correre ed abbracciarti;
Vorrei avere la certezza che il tuo amore ci sarà
sempre.
Vorrei farti vedere come piango,
come urlo a labbra serrate.
Vorrei farti sentire il tremolio delle mie vene.
Vorrei che il tuo amore per lei smettesse di imperversare;
Che la cacciassi! Dal tuo cuore, la nave alla deriva.
Non resisto più nel vederti soffrire e urlare
e arrenderti.
Vorrei che amassi me, così come ami lei.
Ma ti sei arreso,
appeso
ai fili come un burattino;
un bambino.