TORNARE

 

Che viaggiaccio quella volta.

Quella volta eravamo io, e altri 40/50

a decidere la strada.

Uno voleva andare a destra

uno a sinistra

uno a Occidente

uno a Oriente

uno a Sud

uno a Nord,

uno voleva rincorrere il Far West.

Uno raggiungere l’Occaso

un altro virar verso Tramontana

da Levante non si voleva decidere a levare il Sole.

Uno si perse di notte orientandosi con la Stella Polare

uno decise per i cazzi suoi che era meglio affidarsi alla Croce de Sud

uno insisteva che se Sirio era lì, era perchè erano le cinque e un quarto.

Uno tirò fuori la cartina

e se la fumò.

Uno allora si incazzò e se ne andò a Ponente,

uno puntò deciso verso Est

per poi tornare sui suoi passi e perentoriamente sancire

che “era meglio seguire La via dell’oro”.

Uno voleva prendere l’Aurelia,

l’altro la Nomentana,

e un altro restò intasato sul Grande Raccordo Anulare.

Uno saltò fuori dicendo “Meglio traversare il confine”.

Un altro, più astuto, voleva rivolgersi ad un Consolato.

Uno disse che il Medio Oriente era troppo pericoloso

sin dai tempi delle Crociate

e oltre.

Uno, ascetico, disse che la via da seguire

era La via della saggezza.

Uno la via della Seta

Uno guardava fissò l’Orizzonte

senza dire una parola.

“Nadir!” Disse uno. “Quella è la Via.

Un altro se ne uscì con un serafico:

“L’Orizzonte razionale o vero, dovremmo seguire”.

Al chè uno si incamminò deciso verso lo Zenit, “Perchè”

disse “Non c’era più tempo”.

Uno perse la rotta

l’altro dal nervoso spaccò il sestante.

Uno sentenziò “Chi lascia la via vecchia per la nuova…”

Uno insisteva che se non trovavamo stasera

il Passaggio a Nord-Ovest

non lo avremmo trovato più.

Un altro suggerì:”E se provassimo per via orale?”

Uno voleva spostarsi via satellite,

uno adire a vie legali,

un altro incazzato passare alle vie di fatto.

E c’erano vie, viette, viuzze, vicoli, sentieri, stradine e acciottolati,

vicolini, vicoli ciechi, piste, tracce, stradine straduzze, viali, arterie,

stradoni, corsi, boulevards, avenues, carrai, scorciatoie, mulattiere,

tratturi, calli, carrugi, rotabili e perfino contrade.

Uno voleva andare in lungo e largo

uno se la prendeva con i lavori in corso

uno voleva andare in cima al Tetto del Mondo

uno, più basso, disse “meglio nascondersi in un Abisso”.

Uno a manca, uno a dritta,

uno si perse andando su,

un altro per dispetto si diresse verso giù.

Uno, sportivo, decise di prendere una ferrata

un’altro insisteva che era meglio prendere l’autostrada.

Uno si mise a seguire Pollicino,

e uno puntò dritto nell’Aldilà

“Perchè” disse “Non mi piace qua”.

Uno voleva andare lontano,

uno distante, uno lungi, uno altrove.

Io ero stanca morta

e volevo solo andare a dormire.

 

Che viaggio quella notte!

Non so come ho fatto a Tornare.

Ivrea, 30.09.2013


 

CRISTO SI E’ FERMATO A EREBO


Cristo si è fermato a Erebo

il giorno che mi sono immattita.

Lì,

non poteva entrare.

Non era posto per Lui.

Mi ha accompagnata sulla soglia

e, lasciandomi la mano,

mi ha sussurato:

“ Va, se vai, torna un giorno”.

Ed è così che da allora

tutti i 31 febbraio

Io vado e torno da Erebo.


Ivrea, 20.09.2013