CAMBIO DI PROSPETTIVA

No, non riesco ad immaginare cosa sarebbe stato del mondo

e del mio mondo,

se il divino avesse visto l’Africa.

Cosa sarebbe accaduto a quella terra se i suoi piedi avessero

lasciato orme indelebili,

senza spazio per i deboli.

O forse sono proprio le debolezze a rendere meno fragile il marmo,

quei piccoli buchi che non hanno scoraggiato, semmai armato lui

di fionda, pietra e sguardo,

un traguardo che è partenza.

Cambierebbe la prospettiva di una vita e del cosmo tutto,

ma ora sono qui

che sorrido e guardo fuori.

Aprendo la finestra sul mondo il filo non si rompe

resto integra io,

ma sorrido e guardo fuori.


Perla pura

Ho sognato che stavamo essendo l’amore

Senza fare

Assenza di movimento

movimentando l’essenza.

La conchiglia si è schiusa

custodita con cura la perla pura ne è uscita.

Acqua filtrata, limpida calda e calma ci ha accolti

Raccolti i capelli miei nei tuoi.

L’onda ci ha innalzati

incalzando il ritmo

con un balzo abbiamo danzato la luna.

Osservando le maree

sconcertata dal concerto delle note di Atlantide

non riuscivo ad aprire gli occhi

erano già aperti. Le membra distese

sono scivolate sotto il flusso dei pensieri dissetati.

Sciolti i capelli miei erano tuoi

li hai usati per volare verso te.


Sarò io sconosciuta

Non saprai mai

-come io non saprò-

di una stanza in penombra

illuminata da un pentagramma,

di un silenzio scandito

da un’attesa.

Di una solitudine

vissuta fuori luogo

luogo ammorbidito

da altri abbracci.

Adesso, qui, stai scrivendo davanti a me

il tuo non saprai

fatto di mille foglioline verdi

disegnate nel cielo vergine

dalle nuvole di latte

che hanno accolto

quella mano svelta

che mi sfiora la testa,

di notte, mentre tu non sai.

Tu non sai mai

-ed io non so-

di un arpeggio eseguito

e di un trillo.

Che sforzo immenso

– immemori gli altri,

mi domando chi siano gli altri –.

voltare la testa verso destra,

la strada più stretta e liscia

è di là. Percorsa e percossa

chiama la sinistra,

mi strappa un sorriso

inesistente. Schiacciato

perché schiavo dell’ormai.

Ormai è ora mai

 

Mai tu saprai

dell’incostanza,

del basilico polposo

sostanzioso amico

che profuma

il cotone allegro

sotto il vapore della speranza,

dell’assenza, nell’assenza.

Non saprò

di un bacio inatteso e disilluso,

di una lacrima al sapore di calendula,

di una porta sbattuta,

gli occhi che guardano altrove.

 

 

Adesso, qui,

stai leggendo il mio non so,

bagnato dal timido primo sudore,

disegnato da mille goccioline

che raccolgo per innaffiare

una microscopica rosa da coltivare

e riporre leggera sulla terra umida di humus,

di lei, umile,

di cui non saprai mai.

Non saprai di un suo trillo

scavato nelle arterie,

nel cuore, nella prigione.

Pietra infuocata resa soffice,

celeste aria morbida

che adesso, qui, ora

vorrei respirare e donare a te

che adesso

qui

ora

m’inondi con le tue onde di Oceano Pacifico

dandomi illusione di poterti illudere.