#1

Ad oriente volgo lo sguardo

e scorgo, tra tumultuose nubi,

un raggio di Sole, sì fioco,

ma struggente, sì labile,

ma pieno di Vita.

 

Anche la peggior tempesta

conoscerà quella luce;

tuono alcuno mai potrà squarciare

quel lontano raggio.

 

Nella pioggia incessante

vi sarà, sempre, una finestra

da cui ammirare il sereno,

immersi, con l’anima,

nella prospettiva della felicità.


 

#2

Sulle sponde del buio illimitato,

dove dominio è solo del nulla,

l’inquietudine penetra profonda

ed attraversa ogni singolo pensiero.

 

Delicata, una mano mi afferra

tra tepore ed affetto,

con pacifica veemenza

come schiaffo ricevuto da persona amata.

 

Ritorna la luce;

mi volto, tremante,

e scorgo l’immagine della Vita.


 

#3

Il passato paura alcuna induce

e nella mente, scevra da repulsioni,

preserva il ricordo dell’ardua sfida.

 

Il futuro, dall’inquietudine scisso,

diviene potenziale infinito di Vita,

plastica forma nelle mani del suo creatore.

 

Tutto scorre, senza sosta, nel presente

tra l’amore e la speranza,

tra la parola e l’agire.


 

#4

Incredibile il suo poter,

sorprende passo dopo passo,

conquista dopo conquista

con crescente meraviglia.

Cima alcuna appare impervia,

nessun oceano inviolabile,

nessun sentiero emana paura.

La meta diviene il viaggio

ed il sentire consente il sublime.

Nella sua definizione, sì semplice,

trova vigore la forza: Vivere.


 

#5

Si consuma nell’abbraccio,

atto supremo d’umanità,

l’essenza stessa della pace.

D’Amore gli occhi si colmano

e tutt’intorno la luce

a colmare cuori,

pieni di speranza,

pieni di vita.


 

#6

L’immagine riflessa in quello specchio

rivela la sofferenza degli anni cruenti,

spingendo ad atti di estrema sintesi.

Lo sguardo, più attento e misterioso,

cattura una certa purezza,

afferra quel senso di vita,

quel senso di bello, così elevato.

Il sentire rilassa il pugno caldo

e l’anima giace, tenue, amena,

ammirando quanto di disgusto

si concepiva nel buio passato.

Dalle sue ceneri rinasce

l’Araba Fenice.


 

#7

Un lungo viaggio,

tra strade impervie

e sentieri ignoti

si disvela dinanzi.

 

Scelta alcuna è garantita;

unica bussola è il rischio.

 

Raccoglie, il Guerriero, le forze

per varcare le valli,

evitare i dirupi.

 

E prosegue,

conscio che altro non può:

continuare il cammino.


 

#8

Ho freddo, dentro.

Un cuore che non batte,

un respiro tremante,

un’azione non compiuta.

La penna inquieta traduce

ciò che la parola non osa,

e nella neve copiosa

annega il ricordo.


 

#9 (Pensiero per le vittimi del 13/11/15 a Parigi)

Nel sangue annega una vita,

fiore di speranza e d’amore.

 

Nell’atto folle ed immane

il dovere impone rispetto.

 

La tristezza impressa nei cuori

sia monito di pace ed umanità.


 

#10

Buio, il baratro irrompe.

Ansimante, il rapido respiro.

Lontana, una luce affiora.

 

L’ancora della salvezza è più vicina

e alla vita si ritorna.


 

#11

Scorre la vita.

Mai doma dinanzi al dolore,

mai doma dinanzi alla sofferenza,

mai doma dinanzi alla gioia.

 

Come roccia scalfita dal tempo

se al suo flusso ci si oppone,

come infinito oceano

se a lei ci si unisce.

 

E con lo sguardo alle acque

del rivo sinistro,

il guerriero rammenta

le ferite della battaglia.

Il dolore brucia nell’anima,

la pace è lontana,

la guerra è ancora lunga.

E quel sol pensiero,

dal sapore di felicità, recita:

scorre la vita.


 

#12

Osare, rischiare.

La paura declina,

la gioia affiora.

Aprire una finestra.

Il volto dal vento lambito,

gli occhi dal Sole irradiati,

e tutto giace sereno.

Respirare, vivere.


 

#13

Sussurra la vita

al peregrino in viaggio,

tra le cupe ombre

dell’umida selva.

 

Sulle sponde del rivo

un volo sinistro

si mesce al cuore,

in sussulto continuo.

 

Il baratro, scandito

da quell’incessante fluire,

annega nelle acque marine.

 

Con lo sguardo all’orizzonte,

raccoglie, sulla fredda sabbia,

quei suoi vitrei frammenti.


 

#14

Cadi dall’alto aere

e quasi sembri venuta

per purificare , per nutrire,

per lambire il volto del fanciullo

che giace sul ciglio, morente.