Andrea Cabras - Poesie

La notte, senza conferme

Vivo in bilico
dondolandomi su un filo
su un piede solo
e non c’è niente sotto
arranco a destra e a sinistra
e apro le braccia
ma poi non volo
sento la gravità che mi chiama
ed uno strano senso di assenza
nei pensieri
che vorrebbero atterrami
una troppo vivida intelligenza
ma senza scaltrezza
e un’immaginazione scura
come un film d’altri tempi
senza parola alcuna
aspettando il finale


 

Alessandro Bottoni

Ho sognato
Un amico andato via
Senza un saluto
Senza un addio
E sembrava felice
Ma poi l’ho visto
Sprofondare
Tra tanti altri
Sulla riva
In un mare denso
di posidonia nera
E ho avuto paura
della morte


 

L’uomo dei sogni

Dormire
Soffrire e poi spegnersi
Nel buio
E vivere nel tiepido Canto
di una notte senza luna
Immergersi
Nel gaudio
Di un sogno nitido
Di auto, moto, mostri
Angosciose paure
E riprendere a sognare
Da dove avevi terminato
Un nuovo bivio ad una strada
Che ti porta in un luogo senza tempo
Dove correre senza poter fuggire
Menare pugni ad un nemico immaginato
Cadere senza muoverti dal letto
Viaggiare
ma sempre in ritardo
per il check-in
E quell’aereo che parte
È il tuo universo dilatato
Quel non luogo infinito
In cui
non sei mai stato


 

Tramonto su Capo Comino

Banchi bianchi
Di finissima rena
E ginepri ritorti ai fianchi
di dune cangianti
e miti gabbiani
In stormi lontani
In quest’enorme clessidra
spaccata
dall’ira del vento
Dal piovere lento
Dal tempo
che è mio
ma è solo un granello
Tra le dita di Dio


 

Jazz

Si inseguono
I suoni nel silenzio
Come pennellate
Fucsia, verde menta, blu elettrico
Sull’ombra di uno sfondo nero
Risate senza senso
Come un mare che sorride
Con le sue bianche onde
In una notte senza luna
Raccontano sudore
Solitudine in casa
A lavorare sullo strumento
Incontri fugaci
E dialoghi estemporanei
Su idee di altri tempi
Sempre vivi
trombe, sax, tromboni
Suoni naturali e semitoni
Che respirano insieme
Sull’incalzante ritmo di un tamburo
E nel chiaroscuro
Volti dolenti
Profili
Smorfie
Di un carnevale infinito
Camice da cantante
Giacche e neri girocolli
Che festeggiano

Il funerale della follia
E senza prendersi sul serio
Trasformano il grottesco
In una dolcissima armonia


 

L’alba degli Innocenti

C’è un momento
In cui si perde
L’essere umano
In cui l’odio
Depositato
Da un pensiero distorto
Dal morso
velenoso di una serpe
In un cuore morto
Diviene nichilismo e distruzione
E il male si incarna
E aspetta l’occasione
Per distruggere
Senza pensare
É Vendetta
Rossa di sangue innocente
Vite versate sul niente
Rigoli rossi
Mani sporche
Coscienze bruciate
Urla
Piedi nel fango
Lacrime di bimbi
Sogni svaniti che fanno soffrire
Perché?
Perché tanto odio
contro i miei fratelli?
Perché tanto odio contro di me?

Perché tanto odio contro Dio?
Che ama tutti!
In nome di cosa?
Se l’unica verità è l’amore e il perdono
Che vuol far fiorire la terra
Medicina infallibile
ad ogni stupida guerra


 

Ansimando

Abbarbicata
Come un fico
che germoglia
sulla roccia
pietra su pietra
sasso dopo sasso
nel traballare lento
di una ragazza con il tacco
ansimando
quanto più si sale in alto
fino a farsi bagnare dalla luna
in un golfo di luce
e pensare è solo un salto
e per quanto atroce sia
la vertigine
per un uomo nero
Sperare di aver toccato
il cielo.


 

Sull’acqua di notte

Onde circolari
frinire
Zigzagare
Incessante di un insetto
Onde circolari
Uno schianto
Un fragore
La morte
Poi silenzio.
Onde circolari


Pache

Si bi potet esser pache
Pache in custu mundu
Tando cherio
chi issa siat
In su coro meu
Ca su prantu
er melodia
Pro chie non nde tenet bastu


 

Pace (traduzione)

Se ci può essere pace
Pace in questo mondo
Allora voglio
che essa sia
Nel cuore mio
Perché il pianto
È melodia
Per chi non ne ha avuto abbastanza