Angelo Bartolini - Poesie e Racconti

19 III 65

 

E’ ancora

grigio il cielo

- vieni?

passiamo

per l’ultima neve dei campi.

E’ fredda l’aria?

- vieni

corriamo

in questo sottile

profumo. E’ nuova

la brezza

- vieni!

voliamo

leggeri

alla primavera.


 

26 VI 66

 

    Resta

bassa

nell’aria

la nota della cicala.

Il corpo abbandonato

nella penombra calda

non ha

e non chiede nulla.

Pagine estranee

si animano

a passi continui

di segni familiari.

Il mondo che mi è passato

davanti

nasce, vero,

in me

completo, per sempre.

Io divento nuovo

e la canzone d’amore

piena,

franca

silenziosa.


 

9 III 70 Tunisi

 

Ho visto partire una nave,

un grande

bianco

gioiello sul tramonto;

ragazzette che rincorrono sul molo

attaccate agli scialli,

protese

lì, verso una mano,

…quella!…

poi

indietro

i gabbiani,

vana cornice

di un sole ormai vuoto.


 

26 IV 1971 Tunisi “cigarettes!”

 

Spingi la tua carretta

schiavo,

gioca col tuo pallone di pezza,

figlio di schiavo;

ma non annoiate,

schiavi,

i vostri

molti

padroni, al di qua del mare

e al di là:

non vi ammalate,

non cercate

un lavoro migliore ma

soprattutto

non chiedete loro

la dignità di uomo:

è la sola merce

che non si trova

nei loro grandi empori.


 

15 XI 77 Romania

 

Amore perduto

dove ti sei fatto incontrare?

bellezza aridità

nel rosso ammonitico

sforzo attività corsa

completare il cammino

per l’universo

ritrovare i miei passi

tremando di emozione

- affresco del dodicesimo secolo -

una casa

tra alcune altre

oche e bambini

sulla strada di terra

noi due sull’uscio

con vestiti

fatti per essere tolti

impercettibilmente

e solamente

felici

di esistere

un giorno

o quest’anno

nel sole che indugia

e gioca

e colora

- esistere

scendere

dal tapis roulant

del manicomio

questo è ancora possibile -

il tuo triangolo

nero scompare

sotto di me;

poi

la danza finisce

si resta a lungo

vicini

- luce

consistenza, forma, respiro.


 

6-XII-77  Paganini

 

Ciascuno

muore

inchiodato

al suo spartito

io

non odio

chi mi ha detto

che la Vita non finisce

né quelli

di parere contrario

sono molto stanco

sebbene lottare

non sia la cosa più difficile.

Ciò che mi preoccupa

è questa

atroce

capacità

di desiderio

e

alienazione

come

quel corpo scuro

di fanciulla

che l’infermiera

solleva nuda di peso.

Solo sul palco

ogni amore

è possibile

- dietro di noi

in piedi

i gendarmi.


 

23 II 2017 Gracias a la vida

 

Siete tutti qui

maestri – quanti?

Joan come Fiorella

Agostino come Galileo

E il severo Mantegna

e i quattro elementi,

cogito ergo…

e l’Unto di Dio,

As-shamsu u el Kamaru (il sole e la luna),

Giacomo il gigante

e Saffo che cura

direttamente

le ferite dell’anima

e il sogno di Martin

-per Turing ho pianto-

per guidarci

in questa formidabile essenza,

sconfinato universo profondo,

forza e sapienza

che ci fa essere

-essere!-

grazie,

Giordano martire-profeta

dei mille mondi

e Platone speleo sotto l’apparire

e gli altri

e quelli che non conosco,

a tutti:

gracias!


 

24 V 2018

 

ad una ad una

con l’arroganza

di colpi di mitra

ad un ad una

con la suasione

del tenero amplesso

mi vengono addosso

non restano qui

non posso fermarle

mi muovo

sto fermo

non conta

non cambia

ho perso il respiro

ad una ad una

tutte

mi vengono addosso

le nostre spine

le nostre rose


 

23 X 2018 Le ave Marie

 

Così al paese si dice

della campana dei vespri:

l’hanno scelta

i fedeli di allora ‘in minore’:

chissà, forse la malinconia

induce a meditare…

La immaginavo

muoversi nello spazio

nei primi giorni

di consapevolezza

-il terrore

alla notizia

dell’atomica-

“ma chi farà coraggio

a mamma e papà

con i temporali?”

- Poi l’adolescenza

con le crisi di tutti

e magari

qualcosa di più.

- Ho preso il mare aperto

e ovunque

mi segue

la sua voce:

una compagna

discreta e amata

- un po’ la temo –

invisibile

tappeto magico

e insieme

sottile

lama

tagliente.


 

La centesima cifra

 

Era nella tipica situazione di svegliarsi da un brutto sogno e ricordare… ricordare che il sogno era vero. Per Carlo Cerutti era diventato abituale. Non faceva differenza che il suo incubo non si fosse in realtà ancora avverato: lui ne era comunque certo; e non faceva differenza che la scienza ufficiale non si curasse affatto di eventi come quello da lui intuito e vi attribuisse implicitamente probabilità nulla. Era certo anche che ne sarebbe stato testimone, ossia vittima, insieme col resto dell’umanità, dei pianeti abitati, e di tutte le galassie allora esistenti.

Una vita del tutto normale, la sua: corso di sudi umanistici sulla natale Terra, emigrazione, scontata, su uno dei pianeti molto più progrediti nel Sistema di Orione, la famiglia, il normale lavoro di storico nell’archivio della Federazione.

Ma non sarebbe toccato a lui scoprire i primi sintomi di ciò che stava per accadere.

La fisica teorica aveva compiuto grandi progressi da quando si erano perfezionati gli acceleratori orbitanti ad energia solare, affettuosamente detti ‘i dadi di Dio’ in onore del famoso gigante della scienza del ventesimo secolo, in quanto aggirava il principio di indeterminazione.. La meccanica sub-nucleare si era tolta di dosso il concetto di probabilità con l’enorme aumento del potere risolutivo conseguito: l’osservazione dei minimi dettagli degli scambi di energia nelle particelle elementari aveva reso esattamente prevedibile ogni tipo di evento, con la corretta interpretazione delle sequenze causa-effetto, o meglio con la rivelazione diretta di stadi intermedi fino ad allora non osservabili: l’antico misterioso entanglement era considerato alla stregua dei miti omerici.

Anche la teoria del ‘multiverso’ era stata abbandonata quasi sul nascere dopo le osservazioni astronomiche portate indietro nel tempo fino a pochi millisecondi dall’esplosione iniziale.

La precisione nelle misure si assestò rapidamente su un numero altissimo di cifre significative, fino ad un centinaio, il che faceva ritenere, non senza un certo orgoglio, di poter escludere ogni ipotesi alternativa alle leggi fisiche che se ne erano dedotte.

La terminologia scientifica, corrente fino a qualche secolo prima, era stata relegata nei data-base quantici degli archivi storici. Con la scoperta e la realizzazione delle velocità super-luminari era tra l’altro iniziata la colonizzazione delle regioni della Galassia più vicine al Sistema locale, e si era interpretata l’espansione dell’Universo con un nuovo concetto di curvatura dello spazio-tempo. I più grossi finanziamenti andavano ora alle ricerche sui dettagli fini di tale curvatura, per realizzare quei viaggi nell’iperspazio, oggetti di tante fantasticherie dei millenni passati, simili al racconto che tu stai leggendo; solo che l’autore non è poi diventato abbastanza famoso da entrare nell’archivio di cui Carlo Cerutti era un semplice programmatore esperto in dinamica storica; ma degli sviluppi in tutte queste ricerche si interessava da qualche tempo come se si trattasse di una questione di vita o di morte; o almeno, così dicevano i suoi colleghi.

“Tenente, venga a vedere questa registrazione: sembra l’emissione di un normale quasar, solo che non se ne trova traccia negli archivi”. Otto Schranz si riteneva soddisfatto della propria carriera militare da quando aveva ottenuto l’incarico di responsabile dei sistemi di avvistamento nella flotta di sorveglianza dei confini della Federazione, tuttora in rapida espansione. Non amava la vita sedentaria ambita dalla maggioranza dei suoi colleghi. Le previsioni di reali scontri con altre civiltà si erano andate riducendo man mano che l’umanità scopriva di essere la sola nell’Universo… a produrre armi e ad averne fatto uso: tra i sistemi viventi incontrati, le specie di origine terrestre non finivano di stupire per la loro aggressività; ma, si diceva, bisogna pur abituarsi a vedere di tutto.

La flotta di sorveglianza era dunque l’ultimo apparato militare tuttora in servizio stabile. Il suo scopo principale era l’avvistamento di eventuali forme di vita che si dimostrassero potenzialmente ostili: i rivelatori di concentrazioni artificiali di energia erano lo strumento di lavoro del nostro ufficiale e dei suoi subalterni.

“Distanza?”, “nessuna stima, finora”, “voglio una registrazione più prolungata, su tutte le frequenze osservabili, con l’esame crittografico dei segnali e possibilmente con indicazioni sui dati fisici: distanza, velocità relativa, energia globale. Ci si rivede tra un paio di giorni”.

Carlo Cerutti era lusingato e contrariato ad un tempo di dover preparare una conferenza di storia della scienza per un gruppo di studenti; forse i giovani avrebbero discusso volentieri della sua ipotesi, ma sapeva anche che le critiche non sarebbero mancate: si trattava in fondo di un evento semplicemente non escluso da una teoria abbandonata da secoli; ma a qualcuno doveva pur dirlo.

“L’oggetto è scomparso, o meglio, emette quasi esclusivamente onde radio su uno spettro ristretto. Abbiamo però recuperato una immagine di campo di due settimane fa: le stelle non sono più al loro posto: abbiamo calcolato massa e distanza della lente gravitazionale che spieghi lo spostamento: una massa galattica media a cento milioni di anni-luce; quello che non si spiega è una strana sfocatura delle immagini delle stelle, come se la ‘lente’ avesse una aberrazione di coma crescente verso il centro”, “bene, è ora di darci una occhiata direttamente con un buon ingrandimento, e, ah sì, con la funzione stroboscopica inserita nel monitor”. “Le stelle di campo si muovono!”, “vorrà dire che il nostro ‘omino verde’ sta variando di massa o densità”, “a frequenza radio?”, “beh, non si vede? comunque sembra un fenomeno fisico: continuate ad osservare, io intanto preparo un rapporto: la cosa interesserà più a qualche astronomo che al quartier generale”

Carlo preparava scrupolosamente la sua conferenza; stava rivedendo alcune antiche ipotesi sull’origine dell’Universo, quelle che gli avevano dato i primi sospetti che le teorie correnti non fossero ancora del tutto esatte e che… ma nessuno, allora, si era arrischiato ad immaginare cosa ci fosse ‘prima’: condizioni iniziali, evoluzione, segni premonitori od altro: dicevano solo che ‘dopo’ ci sarebbe stata una esplosione di una energia fantastica. Da uno squilibrio casuale del vuoto.

Per lui la centesima cifra non significava certezza; era ormai tra i pochi a sapere quante certezze si fossero dimostrate degli errori. Così, un giorno, aveva riattivato al computer quelle equazioni che stavano lì nel suo archivio; data la loro complessità fece ricorso all’interattivo mentale, anche se la cosa gli dava sempre un po’ sui nervi: da buon letterato preferiva il classico proiettore olografico multidimensionale, meno invadente, tra l’altro… ed aveva iniziato a ‘pensare’ di muoversi a ritroso nel tempo: docilmente, la macchina gli fece immaginare le galassie in avvicinamento, il dominio della radiazione, e tutto il resto della teoria, singolarità iniziale compresa; con un certo sforzo, volle proseguire, però la scena era improvvisamente ripartita dall’inizio – ecco un’altra teoria tautologica – si era detto, ordinando un po’ bruscamente la disattivazione. La sua mente aveva poi impiegato qualche giorno ad uscire da questo autoinganno ed a portare a livello cosciente la risposta a quell’ultima osservazione. Già, lo spazio assume incessantemente tutte le configurazioni possibili; tra l’altro, una piccola zona può addensarsi in un punto ‘degenere’: l’evento, scattato casualmente, si dissolve se è compensato da una sufficiente energia circostante, di cui il programma dava solo un valore approssimativo; in caso contrario, il collasso può autoalimentarsi, col tipico andamento esponenziale, simile all’inflazione, però questa volta implosivo, fino a divorare tutto quanto. Tra l’altro, l’ipotetico universo di prima assomigliava un po’ troppo a quello attuale.

E se… l’universo stesse attraversando proprio in questi tempi quella densità critica di energia?

“L’oggetto non mostra estensione apprezzabile: la variabilità nell’effetto gravitazionale continua a ridursi in frequenza e aumentare in intensità ma non gradualmente: a scatti, piuttosto; se non sapessi di dire una eresia penserei a salti quantici nella massa totale: un aumento di massa potrebbe essere correlato con una riduzione nella frequenza propria, rotazione o pulsazione che sia; ma dove la trovi, la nuova materia, questo proprio… “, “dalle zone adiacenti ma non per l’usuale effetto gravitazionale, almeno da come la ‘lente’ si modifica; e vorrei anche sapere se tende verso una configurazione stabile, oppure se c’è un valore della massa oltre il quale… “, “comunque, non è affar nostro: ne sapremo qualcosa di più fra qualche mese dai notiziari della Società Astronomica”. Per il tenente Schranz il caso era già da archiviare con poche altre osservazioni, più che altro per scrupolo.

– Ultime notizie! una strana scoperta astronomica: una nuova galassia peculiare in apparente contrasto con le leggi fisiche: si esclude che sia il prodotto di una civiltà tecnologicamente avanzata: è in preparazione un programma osservativo; nessun pericolo per le specie viventi – per il dottor Cerutti non fu difficile nascondere la propria agitazione agli amici del circolo, distratti dal proiettore olografico che continuava a scaricare concetti e immagini nelle loro aree percettive; si alzò e se ne tornò a casa prima del tempo.

Nessuno fece caso allo strano modo con cui aveva salutato. Si mise a letto con la sua ossessione e non avrebbe mai più saputo se stava sognando o se era sveglio quando vide quella terribile luce.


 11 X 61 La dichiarazione

 

E’ sbocciato così

quest’esile

fiore

bellissimo

della notte:

col primo raggio

dell’alba

è appassito

nell’aria serena.


26 I 63

 

Non ho voglia

di pensare.

Ho spento la radio

il disco aspetta tranquillo

la sigaretta

dorme nel posacenere.

Anche il lavoro

può aspettare

e il silenzio

e la quiete rivestono

ogni cosa.

Ascolto

perduto dentro di me

il nuovo fiume di vita

che un’anima

viva

ha riversato in me.


6 VII 63

 

C’era tutto -

il verde, l’azzurro,

la luce;

la loro distanza

colmava

il mio cuore chiuso

di tristezza.


26 XI 63

 

I pensieri mi volano

via d’un tratto

nel vento fresco;

nel buio

una pioggia leggera

corre lungo i muri.

Luci lontane pulsano

- cuori di purezza -

I pensieri

tornano

dove io ero

tornano dove sei tu

amore

volando via

nella notte.


Pasqua 66

 

Ciao,

cosa fai

domani? – e il filo di sangue

scompare

sotto la carezza di gioia

e vive.


30 X 70 Sousse

 

Ciel d’Afrique

toi qui regardes

et caches

une infinie beauté

une infinie sufference,

toi marveilleux

toi terrible

pour autant de peuples

pour autante de siècles

en toi aussi,

infiniment perdu,

le mystère

d’une vie.


25 X 77 …dunque

 

Poesia

cioè parole senza paura

del commento

del voto

del rimprovero tecnico.

Parole in cerca

di sé stesse

sì parole silenziose

- nella stanza di fianco

c’è allegria, beati loro.

oggi abbiamo tormentato

un paziente per un’ora

macchine e lamiere insieme

di una fabbrica di assurdità

- deserto -

pare che il nulla

si divida in due categorie

il nulla buono

e quello cattivo

l’acqua contro la polvere, per dire,

il seno buono e quello cattivo

l’uno a sinistra

e l’altro a destra

o viceversa, questo

poi dipende…

bla, bla, bla, bla.

Ma perché l’abolizione

dell’amore?

io devo sapere ciò che mi piace

- non era lontano

il paradiso terrestre:

perché abbiamo creato

la paura?

La mia tristezza

non ha niente di diverso

da quella degli altri

- dico così giusto per paura

dal commento traditore

del voto di concentramento

del rimprovero che mi uccide

per poi ignorarmi.

Ma non finisco con frasi

ad effetto, perché vi odio

e anche l’odio

è stato rubato

io non voglio diventare ricco

per poter poi amare e odiare

- ridatemi subito

me stesso!

- che gran battuta.

Detta da un povero, poi.


2 III 87 Sulle Vette

 

non scendere

sera

sui monti

lontani

non scendere

sulla mia

inutile fatica

il vuoto profondo

nero da sempre

è dietro di me

sebbene

una lacrima

di luna

indugi sopra

il mare di nubi


18 VII 2017 La corta ottica

 

Tra quelli che ringhiano

“è un’invasione”

o grugniscono “no jus soli”

o sentenziano “a casa loro”

o altre genialità…

forse non tutti sanno

che non è vero che noi siamo

ricchi

E

loro sono poveri:

noi siamo ricchi

PERCHE’

loro sono poveri.

- FORSE -

MA lo sa

chi li manda in miniera

per rubare loro

il petrolio, i diamanti,

il coltan e via saccheggiando

e vende i manufatti

a prezzi occidentali.

MA

lo sa anche chiunque sia stato

abbastanza tempo

per vedere,

liberandosi

dall’inguaribile

COMODA

miopia

dell’uomo bianco.


24 IX 2018 Adesso

 

adesso che ci siamo detti

tutto quanto restava da dire

che ci siamo ringraziati

perdonati

riconosciuti

accettati per quello

che siamo stati

realmente

salutati come diligenti

viaggiatori

adesso,

solo

adesso,

scende leggero

il pianto

sul nostro amore.