Franco Pellegrini - Poesie

Pezzi di carne

Si trova.
L’amore che vince il tempo, oltre la morte.
Onorina dice: sono pezzi di carne troppo cari
Per dimenticare.
Un vuoto di 63 anni insieme da colmare.
Sola,
in una casa gelida, non riscaldata per indigenza.
Sola,
con i suoi affetti,
pezzi di carne troppo cari per dimenticare.

 


 

Lutto

Le lacrime di un grande dolore non seccano.
All’improvviso sgorgano taglienti
e lasciano solchi profondi.
Un lutto non si dimentica,
mai.
Rimane con te per sempre.
La sofferenza che lo veste spesso ti travolge,
lasciandoti a terra privo di sensi e di forza.
Poi scompare, ma sai che tornerà
e l’aspetti.

 


 

Non ci sei

Le aspettavo e sono arrivate, puntuali.
Sofferenza, angoscia, disperazione.
Attraverso loro ti ho sentita
più vicina che mai,
come se mi sfiorassi.
E’ stato un attimo…..
Poi le mie calde lacrime hanno lavato via tutto…..
Anche le Signore vestite di nero che spesso vengono a trovarmi….
Ti ho avuto vicino oggi,
come non mai…

 


 

Morirò?

Stia fermo per favore
Sono fermo, non respiro
Stia calmo per favore
Sono calmo, ho l’affanno
Stia tranquillo,
non muova il braccio, per favore
non lo muovo, sussulta per il terrore
stringa la mia mano per favore
adesso passa.
Non passa.
Chiuda gli occhi
Sono chiusi
Respiro adesso
Non lasci la mia mano per favore

 


 

Feroce aggressione

Avevo osato.
Avevo osato chiedere un perché.
Il perché di una glaciale indifferenza.
Come avevo osato io a sottolinearlo?
Colpevole,
di aver illuminato una inutile scortesia.
Un perché a scatenare la bestia, che mi ha sbranato.
Con ferocia tale da sfigurare il volto di un uomo pacato.
Il vero sentire rivelato.
La collera rivela ogni segreto.
Dissolta, giunge il pentimento.
E’ tardi, il limite valicato,
e non si torna indietro.
I danni sono irreparabili, le ferite poi cicatrici indelebili.
Nulla tornerà come prima.

 


 

Agonia Venerdì 17 Settembre

Dai dai dai dai “
Mammina……
Dai dai dai dai “
Mammina, ti vuoi mettere seduta?
…….Sì ?
Mani e braccia tese in avanti
Ad afferrare le mie…..
AHHHH”, un urlo di dolore e la tiro su,
si mette seduta. Urla ancora…..
devo metterle i piedi penzoloni, fuori dal letto….
Sul suo viso un istante di sollievo, solo un istante.
Piega il capo in avanti e abbandona le braccia….
Un altro urlo di dolore, si lascia cadere….
Una smorfia tutta sua a mostrare la fatica
Adesso il capo sul cuscino.
Dai dai dai dai……
Devo sollevarle le gambe e poggiarle sul letto.
E’ agitata. Sofferente. Affannata.
Non si calma
Così tutta la notte

 


 

Grazie (al buio in lacrime) a Concetta. Alla fine di tutto.

Per l’affetto , antico
Per l’amicizia, dalle radici profonde
Per la dolcezza, innata e spontanea
Per il dolore, immenso, del quale il peso dividi
Con gratitudine, immensa
Per mamma
Grazie

 


 

Tratto dal romanzo

“TEMPO FELICE”

…( casa di mamma e papà, appena sveglio )
La Signora Luciana amava sedersi davanti alla serranda del suo negozio, all’ombra, nei caldi pomeriggi estivi, aspettando gli avventori. Nell’attesa lavorava all’uncinetto. Il suo era un piccolo negozio di generi alimentari, proprio sotto casa, all’angolo, dove gli abitanti del quartiere si servivano.
“ cale sotte a la puteche e pieme mezz’ette di pancetta, magre però!. “ ordinava la nonna, “ ca mi serve pe lu sughe “. Si, lei il sugo lo faceva con la pancetta perché costava meno della carne. Aveva il culto del risparmio la nonna, frutto del dopo guerra con una famiglia di sei persone: tre figliastri, due figlie legittime come sottolineava, e un marito. Ed io ero tutto contento di scendere giù, di uscire, di fare qualcosa di utile. La Signora Luciana era lì a sferruzzare e cominciava ad alzarsi dalla sedia già quando mi vedeva uscire dal portone, perché ci metteva un po’ di tempo a sistemare le sue cose e andare al banco a servire. Io andavo come il vento, come un bambino di otto anni sa fare. “ che i serve a nonnete ? “ mi chiedeva Luciana. “ La pancetta “. Rispondevo. “ quanda ne vò? “ “ mezzo etto “. Dopo averla affettata, l’incartava in un foglio di carta oleata e poi con uno di carta pane, sottilissimo. Ciao diceva, ciao rispondevo alla Signora Luciana nel suo abito di finta seta a quadrettini, un po’ sdrucito, con davanti uno strofinaccio alla vita, due gambaletti neri, anche d’estate, indossati per le “ vene “ diceva lei, e un paio di sandali di sughero rialzati, aperti davanti. Il sorriso sincero illuminava il volto di una donna ancora giovane, dagli occhi chiari, e il viso tondo, ma che a me, sembrava vecchia……..

 


 

Diario di viaggio

Cena primo giorno: caldo feroce e noi sempre gli ultimi, il ristorante è chiuso. Stasera serata maldiviana…..cibo e scampoli di vita sulle bancarelle…..
Giornata cuscinetto, oggi, dopo un giorno di viaggio senza sonno a prendere confidenza con l’atollo…..camere, spiagge, ristoranti, regole, orari….
Pronti e siamo a Sangu circa alle tre del pomeriggio. Ci sistemiamo sotto le splendide palme e sui lettini: crema protezione 50e…bagno. Che si fa? Ci si spiaggia a dormire, tanta è la stanchezza.

Secondo giorno: siamo andati lunghi. Sveglia alle 11. Era prevedibile, a causa della notte di sonno precedente perduto. Aperte le tende di bambù, ci da il buon giorno una giornata di sole potente, l’azzurro del mare a pochi metri inonda la stanza e sprona ad uscire. E’ tardi. E dopo le docce, le creme, gli occhiali da sole, siamo pronti. A mezzogiorno! Squilla il telefono e Paolina ci ricorda di prenotare la sunset cruise, la SPA ed il golf. Alla O Resort. Subito fatto. Incuriositi da un cartello: Kuredu golf resort , ne seguiamo le indicazioni a scoprire un bellissimo club. Caffettino e poi alla volta di Sangu beach, l’angolo più bello dell’isola. Il mare e la spiaggia non tradiscono le aspettative. Fine spiaggia bianca impalpabile che riflette il sole, accecante, pieno, forte dell’ora della canicola. L’azzurro con le sue diverse sfumature, cattura lo sguardo e l’attenzione annullando ogni altra sensazione, come un incantesimo. La magia tropicale. E’ ora di pranzo: ci attende un ristorantino sulla spiaggia. Non ha pavimento, solo sabbia fine e bianca come borotalco a terra. Pochi tavoli, tanto silenzio, avventori di livello. Siamo fuori posto? Forse mia moglie, io no. Nel buffet spiccano le diverse insalatine, condite con arte e differenti, freschissime. Numerose porzioni finger, al tonno, al pescato del giorno, grigliata con filetti di pesce, frutta esotica con particolare nota alle piccole banane, dolci, speciale dono delle isole Maldive. Il pomeriggio trascorre al sole di Sangu, selvaggia e non per tutti, da soli, avvolti dall’oblio dei tropici. Ma la carrozza torna zucca alle 18, quando ci attende il massaggio e la SPA. Siamo accolti da personale preparato e gentile che ci spiega con precisione e dovizia di particolari, specie sul costo dei singoli trattamenti, dal nome orientale, impronunciabili. Stupore : le stanze massaggio sono sull’acqua e si sente il gorgoglio della risacca. Ci inebria il profumo degli oli essenziali, affidati a sapienti mani, che ci regalano un’ora di piacere. La serata finisce dopo cena con tre Singapore slim e un Orange Blossom a stenderci definitivamente

Giorno terzo: meglio di ieri ma sempre in ritardo per la colazione che puntualmente saltiamo: almeno riusciamo ad essere puntuali all’appuntamento con Paolina, una ragazza ucraina ( niente male ) che parla italiano e che ci informa su ciò che l’isola offre. Ci lasciamo convincere da un escursione che ti porta a vedere le mante, che prenotiamo. S’è fato mezzogiorno. E stasera alle 18 è prevista la sunset cruise. Dilemma: andare o non andare a Sangu, un po’ lontanuccia, o fermarci in zona, di fronte alla main pool, un po’ affollata ed un filo cafona? Rapida occhiata ed altrettanto rapida decisione: si rimane in zona. Convince il mare e la spiaggia infinita che abbiamo davanti. E la scelta risulta azzeccata: bagno e nuotata da ricordare. Si spezza, con fugace neanche tanto, pranzetto al ristorante principal. Necessaria pausa dal caldo indicibile e da un sole assassino. Dopo aver desinato, quando tutti si riparano all’ombra di una palma o di un ombrellone compiacente, mia moglie salutista decide di affrontare una passeggiata-nuotata lungo la battigia fino al punto più a Nord dell’atollo, a 40 gradi. Mio malgrado acconsento ed il sacrificio viene ripagato da un panorama speciale. Si torna rosolati a puntino e si finisce il pomeriggio tra docce, bitter lemon, e lettino bordo piscina, rigorosamente all’ombra. Sono le 18, si parte. Quattro barconi stile migranti salpano alla volta del tramonto che in realtà viene coperto da alcune nuvole inopportune. Che peccato penso…. Ad un tratto tutto cambia e la meraviglia della natura prende il sopravvento: ci sono i delfini. Adesso mi piace: sono un bimbo eccitato e felice. A notte ritorniamo indietro. Alle 21 la cena. Indonesiana, no comment. La serata finisce in disco centrale dove un gruppo di scappati di casa suona dal vivo. Nessuno balla, tranne mia moglie, la Lorella della serata. Adesso si va a dormire.

Giorno quarto: la colazione non è per noi, si è capito. Riusciamo ad uscire che sono le 11 passate. Comunque caffettino, un espresso non male tutto sommato al bar della piscina dell’O Resort. Dove la sera ceniamo. Posticino delizioso. Bar e saloni, o meglio spazi ristorante, affacciano sul mare, dove terminano le terrazze, proprio sull’acqua. Il pavimento è di teck, dall’aspetto vissuto e raffinato. Le lunghe doghe di legno invitano il passo all’elegante piscina posta si sulla terrazza, ma di lato al bar, circondata da alberi del pane, palme, e siepi di lantano fiorite. Alcune coppie inglesi un po’ agè fanno il bagno. La Cica è impaziente, scalpita, vuole andare……e si va. Baggy ed è subito main resort. Mare splendido, sole a picco: bagno d’ordinanza. Ma non basta, si parte per lo snorkeling alla volta della barriera corallina di Kuredu a 300 metri circa dalla riva. Lo spettacolo atteso non manca: pesci pagliaccio, balestra, angelo, e tanti altri, dai mille colori. Anche fortunati perché ci si imbatte in una grande tartaruga per nulla infastidita, che si lascia guardare ed accarezzare mentre mangia, orami avvezza ai turisti. Siamo fuori da molto e ci si accorge dell’ora tarda dal fatto che in acqua e sulla spiaggia non c’è più nessuno. Doccetta e pranzo: una bizzarra pasta alla carbonara: besciamella, pomodoro, funghi, bacon, cipolla…. Buona però. Siesta breve e si riparte per passeggiata infuocata e poi di nuovo snorkeling. Tutto bene, compresa altra grande tartaruga avvistata, fino al rientro, quando un grosso pesce dalle labbra rifatte mi attacca ripetutamente e sfacciatamente senza volerne sapere di mollare la presa. Fuggo a pinne elevate nella piena indifferenza di mia moglie …….Pesce sfacciato cazzo volevi? Bah mi consolo con un Martini melon prima di rientrare in camera a godermi il tramonto. Tutto è rosa intorno e questa è l’ora che preferisco. Un vento caldo piacevolissimo smuove dolcemente le onde: l’unico suono che si sente. Lo sguardo mi corre tra le palme ed è quasi notte ormai, rimane solo l’ultima striscia di rosa all’orizzonte e aspetto tra quelle ombre di vedere mamma che viene ad abbracciarmi una volta ancora…..non ti ho vista ma ti ho sentita dentro…..

Giorno quinto: colazione fatta anche se come due zombi, sciatti e con gli occhi chiusi. Mia moglie ritorna in camera per un piccolo richiamino. Comunque vada sempre le 11 sono. Il tema del giorno: pigrizia. Anche il sole si affaccia e si nasconde. Il caldo torrido l’unica certezza. Pronti? Mi sa di no e sono le 11,30…..A mezzogiorno siamo a Sangu: aria selvaggia, mare celeste ed increspato, nuvole da pioggia. Atmosfera speciale: temporale ai tropici. Ma va, non viene giù neanche una goccia d’acqua, si alza il vento però. Puntuale l’ora di pranzo. Ci sediamo nel nostro ristorantino preferito: sabbia sotto i piedi, il mare intorno, un caldo vento sul viso. Pasta al pesto per Cica, noodlles per Fiufi. Peccato per i vicini di tavolo, inopportuni e fastidiosi coi loro discorsi scontati su calorie e grassi. Nazionalità ? dite voi. Non gli rivolgiamo nemmeno lo sguardo. A fine pranzo caffettino per Cica, ma non è in gran forma dice lei. Però passeggia tutto il pomeriggio avanti e indietro con un caldo storico. Intanto non piove. Tardo pomeriggio tennis: Fiufi gran classe, un po’ fermo se vogliamo, ma dignitosissimo, Cica spompata dalle colichette e dalla debolezza, come i neonati. Di ritorno un tramonto bellissimo inaspettato illumina di rosa il mare davanti alla nostra veranda. Ci si attarda sulla riva a godere del tramonto? No, a ciattare, a giocare a Candy Crasch, a messaggiare, a guardare quante visualizzazioni o quanti mi piace ha quel video o quella foto…….