Nicola Feruglio - Poesie e Articoli

Il macro-ordine dell’unisono patire

(Nicola Feruglio 2017 – poesia edita nel saggio filosofico “Cosmoempatia” BookSprint Edizioni)

 

Una volta emanati nello spazio, gemono gli infiniti figli dell’Uno,

le metamorfosi della Prakriti, le neoplatoniche ipostasi, i sephirot della Cabala,

l’uno sdoppiamento dell’altro, innamorati dell’auto-similarità,

e dediti a intricarsi con il fine di sedursi reciprocamente,

capaci di generare quelle mirabili illusioni, destinate a divenire demonica materia prima,

per l’ispirazione di poeti e pittori,

innatamente memori di quell’unità che di tutti è Madre e di quel nulla purissimo che di tutti è Padre,

così anche le tumultuose cellule, le astrali molecole, i radiosi atomi e i sensibili multiversi subatomici,

proprio così, ogni “tutto” desidera sentire ogni altro “tutto”,

così potenzialmente anche tutti i mammiferi razionali, gli usurpatori della gran Mapu,

i microcosmi assalitori dell’Olimpo, gli esseri pensanti,

anch’essi potrebbero sentire tutto, rendendo inutile la deviazione percettiva dell’io,

sciogliendosi volontariamente in una cosmo-fisiologica percezione,

tutto gli umani figli dell’Uno potrebbero sentire e tutelare,

tutto potrebbero assolvere e unificare nel grande ordine dell’unisono patire.

***


 

Non

(Nicola Feruglio)

– Estratto dal saggio “L’energetismo segreto della vita” © 2015 –

 

 

Non la nostra massa corporea.

Non la nostra contingente biografia.

Non l’ipotesi fantasiosa di noi.

Non il nevrotico impulso a controllare l’immane divenire.

Ma quell’inaccettabile farsi e disfarsi di noi tutti nel corso del tempo.

Quel poter essere in “essenza” sempre e ovunque, nonostante i confini della nostra

esistenza.

Quel nostro fluire tetradimensionale

espandendo emozioni, pensieri e intenzioni.

Quell’energia appassionata e disinteressata che osserva in stato di meraviglia il mondo e che arde segretamente al centro del nostro petto.

Quella pura ed essenziale

elementarità che ognuno di noi semplicemente ed irrazionalmente è.

***

 


 Le energie segrete delle cose

(Nicola Feruglio) – Poesia edita nel saggio filosofico “L’energetismo segreto delle cose”  BookSprint Edizioni © 2015 –

 

Le energie segrete delle cose

che varcano le soglie delle forme che le trattengono…

l’energetismo di tutte le cose…

Non vi è nulla nel mondo che non sia espressione di una trasformazione dell’energia, non vi è nulla che sfugga al principio energetistico:

La metagalassia ruotante, titanica proiezione di un solo atomo d’idrogeno purissimo…

La secolare quercia interamente compressa in un minuscolo seme che attende di spaccarsi…

L’eroica disponibilità al sacrificio, imprigionata nel grigio egoismo della persona…

Il Dio trionfante, umile e segreto visitante del cuore umano…

Il bene supremo, partorito dalla raggiunta sazietà di male…

Il mondo dei fenomeni che fa da specchio all’intenzionalità psichica degli uomini…

La voce umana, memoria di cose divine…

L’Uno filosofico che pensa il molteplice donandogli una temporanea vita apparente…

Il poter veder chiaro ad occhi chiusi…

Lo scoprire parti della propria identità, nell’Anima degli altri…

La reminiscenza dell’intera storia del mondo, risolta energeticamente in un unico non – pensiero, lungo un solo istante…

L’uomo e la donna che si transustanziano sessualmente…

La nostra presenza nel mondo, come risposta a una domanda che non ricordiamo d’aver postulato…

Il fenomeno della morte in grado di liberare nell’Anima dell’uomo ciò che per tutto l’arco della sua vita rimane assopito: l’energia della coscienza e dell’auto – giudizio…

L’imperturbabile etere, con il suo perenne scintillio blu elettrico, nel quale levitano senza più peso le tragedie morali dei mondi passati…

***


 

 È rinata

(Nicola Feruglio)

– Estratto dal capitolo undici del saggio “L’energetismo segreto della vita” © 2015 –

 

 

È rinata la Filosofia…

si è riacceso quel possente moto – dello – spirito

verso il principio – primo

che si tramutava in precetto,

 

norma e misura del mondo,

con cui l’uomo partecipava

alla natura segreta delle cose,

 

… squarciando il velo delle cupe passioni,

uomini e donne intonano ancora

l’inno struggente all’immortale Eros…

 

Rivive in essi quell’ispirazione demonica

che conduce fino alla contemplazione dell’Uno…

Ciò che è bello, buono e giusto in sé

è nuovamente meta prediletta delle creature.

 

… La Filosofia è risorta “ora”,

come una puntuale e necessaria

ricorrenza storica, per accompagnare

l’umanità alla conclusione del suo viaggio.

 

… Alla “fine” di un ciclo, tutto freme

e si rivolge al proprio “inizio”…

ogni cosa creata si agita e tende al suo creatore,

è rinata la filosofia, come ultimo grande appello

alla volontaria restituzione di sé al Padre…

***


 

 Monade empatica

(Nicola Feruglio)

– Estratto dal capitolo terzo del saggio “Cosmoempatia” © 2017 –

 

 

Ingenerata e sensibile Monade,

Monade siderea e onnipercipiente,

 

che ti diluisci sdoppiandoti e fecondando gli spazi,

recitando collettivi soliloqui

e disegnando i mondi lenti e densi.

 

Monade empatica,

androgina e non locale, unica e duale,

erotica e astratta,

che nelle creature sei congenita e aliena.

 

Monade empatica,

che sei padre di tua madre e madre di tuo padre,

instancabile tessitore d’incontri, di commozioni e di

salvifiche immedesimazioni tra le cose create.

 

Monade empatica,

che concedesti agli uomini l’arbitrio

e l’illusione di poter agire al di fuori di te,

come grigi e abitudinari satelliti

dediti a sognante d’essere aurei soli.

 

Monade empatica,

che umilmente respiri in ogni umano respiro

e che abiti nelle percussioni dei templi-cuore dei senzienti,

dove ancora risiedono minacciosi

occupanti che hanno dichiarato guerra al tuo nome.

 

Ogni uomo è solo uno degli infiniti punti d’approdo

del tuo sguardo mutante.

 

Tu, Monade empatica,

oceano protoplasmatico dalle infinite possibilità

immane e umile,

che sei fluidico specchio riflettente tutte le cose

OMNIS.

***


 

Buenos Aires

Crogiuolo dell’antropologia per il terzo millennio

 

Articolo pubblicato in lingua spagnola sulla rivista di relazioni internazionali Reconciliando Mundos, il 9 dicembre 2015

 

Inseguendo l’idea e il progetto di una nuova antropologia (animata da una matura ibridazione culturale e da un’efficace convergenza di conoscenze), come soci fondatori dell’associazione Antropologia Terzo Millennio (A.T.M.), nell’agosto del 2014, realizzammo un viaggio in Argentina per approfondire la storia e la cultura argentina e avviare le procedure di legalizzazione di una nostra filiale nella città di Buenos Aires.

 

La Città Autonoma di Buenos Aires, fin dai primi istanti, fu da noi percepita e interpretata come una straordinaria “imitatio vitae” (imitazione della vita) e, come una complessa “imago veritatis” (immagine della realtà) di questo terzo millennio, una città dove confluiscono dinamiche tanto arcaiche quanto modernissime, che si è rivelata umanamente e socialmente il contesto privilegiato per il sincretismo culturale praticato da Antropologia Terzo Millennio. Tre sono le caratteristiche che, nel corso del nostro viaggio, continuamente attribuimmo a questa immane e complessa “concentrazione di vita” che è la capitale argentina: tragica, sublime ed empatica.

 

L’associazione Antropologia Terzo Millennio nasce nel 2008 a Roma, per promuovere una cultura muti-disciplinare e sincretica, non unilateralmente specialistica, ma antropologicamente trasversale che affronti ed indaghi “il fenomeno uomo” nella sua interezza; esempio emblematico di tale indirizzo sono le ricerche tese a mettere in evidenza la convergenza tra le dottrine platoniche, quelle gnostiche e l’eterogeneo indirizzo della fisica quantistica.

 

Gli eventi culturali che A.T.M. organizza in città come Roma, Atene, il Cairo, Madrid, Londra, sono orientati a ri-valorizare in termini gnoseologici, siti archeologici, musei e aree naturali, mettendo in luce così, quelle connessioni antropologiche tra arte, filosofia, scienza e mistica, necessarie per un nuovo multiculturalismo etico.

 

La cultura per l’associazione A.T.M. è una “seconda natura” che, ogni uomo e ogni donna, possono eleggere liberamente per indirizzare e trasformare la propria vita.

Una delle peculiarità dell’associazione è quella di studiare il Genius Loci della città o della terra nella quale opera. Il Genius Loci, secondo le tradizioni antropologiche etrusche, greche e romane, era un’entità naturale e soprannaturale, legata al luogo, un’entità simbolico-energetistica che, nella visione panpsichistica, assume il ruolo di “Anima” del luogo.

 

E’ ad esempio, incomprensibile, la nemesi storica di Roma e perfino l’identità della Roma contemporanea se non approfondiamo da un lato, le due divinità che per prime secondo il mito giunsero nel Lazio, Saturno (il dio esule e sconfitto da Giove) e Giano (il dio escatologico bifronte) e dall’altro il mitico e sanguinoso conflitto tra i gemelli (Romolo e Remo) figli di Marte, dio della guerra e della vestale Rea Silvia, discendente di Enea, conflitto tanto sanguinoso quanto fondativo, nel quale risiede il codice genetico della città eterna. Idee, miti ed energie sopravvivono inconsciamente nella mente degli uomini e sempre concorrono a indirizzare la cultura e la storia.

 

Così, quando giungemmo a Buenos Aires, (città che A.T.M. elesse come punto di riferimento per le sue attività in sud America), tenendo presente la breve storia di Buenos Aires, (fondata il 2 febbraio del 1536 dallo spagnolo Pedro de Mendoza), e ricordandoci delle sagge parole scritte da Servio Mario Onorato nel commento all’Eneide: “nullus locus sine Genio” (nessun luogo è senza Genio), decidemmo di farci guidare dalle parole di colui che trattammo come moderno e umanissimo “Genius Loci” di Buenos Aires…, il grande letterato Jorge Luis Borges, l’autore che adottò letterariamente la capitale argentina!

Colui che più di ogni altro si è interrogato riguardo il substrato ontologico della città, individuando il quartiere Palermo, come luogo di fondazione e descrivendo l’intera città come un’energetica estensione della sua vita psichica: “Le strade di Buenos Aires sono già le mie viscere…” (Borges “Le strade”).

 

È quasi impossibile pensare a Buenos Aires, senza tener conto del processo di letteraturizzazione che l’autore argentino ha realizzato riguardo la sua città, vissuta e intesa come un criptico manoscritto da leggere, inseguendo una straordinaria massima di Shopenhauer, filosofo tedesco da lui particolarmente amato: “Il mondo è solo una mia rappresentazione”.

Ci accorgemmo che, la “chiaroveggente cecità” di Borges era una chiave di lettura antropologica efficacissima per osservare il microcosmo Buenos Aires, una sorta di “navigatore” psico-urbanistico che sempre indirizzò il nostro modo di guardare alla capitale argentina, e di cogliere quella miscela di tragedia e bellezza che l’avvolge.

 

Nella capitale argentina, ogni cosa ci apparve come una citazione: ogni architettura, ogni aspetto antropologico, ogni nome, ogni segno era una citazione di eventi, persone e luoghi sparsi ovunque nel mondo… come se a Buenos Aires, l’intero mondo si fosse travasato e si stesse organicamente gestando, e tornò alla nostra mente un’acuta citazione Borgesiana: “La vita stessa è una citazione”, che ai nostri occhi e nella nostra mente si tradusse in: “A Buenos Aires ogni cosa è una citazione”!

Il citazionismo culturale a cui facciamo riferimento non ci apparve però come una caotica sommatoria d’indirizzi architettonici, idiosincrasie, tradizioni etniche e popolazioni provenienti da luoghi diversi, sembrava esserci un disegno… la città emerse ai nostri occhi come la “città delle seconde opportunità” e della mutazione antropologica.

 

Buenos Aires come l’antica Alessandria d’Egitto, luogo di convergenza dei massimi sistemi filosofico-religiosi, dove platonismo, sufismo, gnosticismo e cristianesimo si confrontarono e si legittimarono a vicenda. Da osservatori europei e italiani, ci rendemmo conto non solo di quanto Buenos Aires fosse legata ai culti femminini mediterranei della Gran Madre, e in particolar modo al culto cagliaritano della Madonna di Bonaria, ma di come la città e la sua nemesi storica fosse indissolubilmente legata a uno dei miti greci più determinanti, il mito del Ratto d’Europa.

 

Quel mito fondativo, secondo il quale il dio Zeus invaghitosi della principessa fenicia Europa, (figlia del re di Tiro Agenore), per sedurla e rapirla si tramutò in toro bianco e la portò a Creta, isola nella quale Europa diede a Zeus tre figli: Minosse, Radamanto, Sarpedonte. Il mito già presente nell’Iliade di Omero, narra che il padre Agenore inviò tutti i sui discendenti a occidente alla ricerca della figlia Europa, ed essi nel corso della loro ricerca fondarono città divenendo civilizzatori del mondo occidentale.

 

Questo mito, che cela in sé anche il paradigma antropologico della migrazione della civiltà da oriente a occidente, assunse dinnanzi ai nostri occhi una nuova e sconcertante materializzazione: Buenos Aires e in generale tutta l’argentina, intesa come “terminale storico” di questa faticosa migrazione culturale da oriente a occidente, “punto d’approdo” di questo processo antropologico tragico, sublime ed empatico, nel quale risuona, come uno struggente canto di Atahualpa Yupanqui, il terribile genocidio delle popolazioni indigene; come un tango avanguardistico di Astor Piazzolla il coraggio e la genialità dei fondatori di città e di comunità sud americane; come un rabbioso assolo jazzistico di Gato Barbieri, la ferita della dittatura, l’endemica ingiustizia sociale e l’inaudita politica dell’indebitamento; e infine come un mistico canto di Beatriz Pichi Malén, l’empatica convivenza civile tra gruppi etnici e, il reciproco mutuo soccorso, che si pratica in questa ricchissima terra, generosa elargitrice di “seconde opportunità”.

In sintesi, ciò che ci apparve lampante è che, l’anima dell’Europa non vi è più, non vi è più identità culturale per affrontare il delirio neo-capitalistico, il fenomeno globale migratorio e le annunciate guerre tra civiltà; l’Europa non ha più memoria dei cementi basilari della sua civiltà, per questo l’anima d’Europa è fuggita oltreoceano, è migrata in sud America ha adagiato il suo corpo ferito e stanco in terra argentina e ha messo le radici della sua anima arcaica a Buenos Aires, la città figlia dell’ingovernabile etere… per questo gli odierni discendenti di Agenore, cercano e trovano parti dell’anima europa oltre le colonne d’Ercole!

 

Al di là di qualsiasi emotiva mitizzazione, Buenos Aires si è palesata ai nostri occhi come luogo del perenne conflitto/confronto, una città che può essere definita “eraclitea” e “quantica”, nella quale gli spazi si curvano e si dilatano sotto l’effetto deformante del tempo e delle diversità culturali, il Teatro Colon che si dialettizza con il quartiere Villa 31, il ponte Calatrava che dialoga con il grande obelisco, Porto Madero che diviene specchio rovesciato della Boca, il museo Malba che duetta con la Feria de Mataderos, la Casa Rosada che china il capo dinnanzi al museo della memoria presso l’ESMA…

Si respira ovunque un’aria di riscatto sociale, culturale e civile, la recente dittatura militare, i trentamila morti che ha causato ed il tentativo di annientamento di un’intera generazione che eroicamente si oppose al sopruso antidemocratico, levitano scintillando nell’atmosfera psicologica di Baires, in quelle strade che Borges descrive come le sue stesse viscere, abbiamo percepito un dolore profondo, la cui elaborazione è tuttavia efficacemente in atto!

 

Nel respirare il dolore di questo popolo, tornarono alla nostra mente le parole iniziali di un’altra grande poesia partorita da Borges intitolata “Buones Aires”:

“E la città, adesso, è come una mappa delle mie umiliazioni e fallimenti…”

 

La capitale argentina, tanto urbanisticamente quanto psicologicamente, rivela un volto “proteiforme”, espressione cioè di quel dio greco chiamato Proteo, dotato del potere di mutarsi in qualsiasi forma di vita e di predire il futuro; proteiformità che quindi produce un’impossibilità di fermare, fotografare e identificare il vero volto della città; proteiformità che implica anche una particolare sindrome, quella che la medicina definisce “Sindrome di Proteo”, relativa all’impossibilità di diagnosticare con precisione la malattia.

 

Il male dell’Argentina, definito da più parti come causato dalla politica del debito/ricatto e da una mafio-crazia che immobilizza il paese, è lo stesso male di cui è affetta l’intera umanità, e la sua diagnosi è una sorta di enigma della sfinge, per la cui definitiva soluzione, dovremmo scomodare menti omeriche, socratiche e salomoniche.

 

La città cosmopolita sorta ai confini del mondo, si muove in ogni direzione passata e futura, si espande in termini tentacolari, accoglie ogni impulso avanguardistico e reazionario, pare decisamente un’indicibile estensione della mente, i confini tra le cose inesorabilmente sfumano, proprio come il libro di sabbia borgesiano che non si può aprire mai, alla stessa pagina…

 

Buenos Aires, palesa sopra ogni cosa una “priorità umana”, un ripensamento  complessivo su cosa sia l’uomo e i mondi che genera attorno a sé; percepimmo e verificammo uno straordinario vitalismo civile e culturale degli argentini, quel vitalismo culturale partecipativo che le giovani generazioni europee stanno perdendo: più di cento musei, gallerie d’arte, università gratuite, teatri, biblioteche, una spiccata sensibilità estetica, librerie antiche, grandi fiere d’artigianato, luoghi d’incontro, salotti dove ballare il tango e la milonga, musica internazionale, design d’avanguardia, riviste di multiculturalismo, come se nella capitale, vi sia ancora spazio per discutere ideologicamente sulla realtà e per elaborare opzioni sia personali che collettive, alternative all’uni-dimensionalità neo-capitalistica; un clima a forte impatto terapeutico per ogni europeo, cresciuto e assopito nelle sue infondate certezze democratiche, bancarie e culturali.

 

Abbiamo riscontrato negli abitanti di questa città, una matura e disinibita coscienza del tempo presente, un particolare “zeitgeist” come direbbe Martin Heidegger, una matura visione della crisi mondiale, priva di vane speranze, come se la perenne insabilità politico-econimica che caratterizza la storia argentina, abbia generato nel tessuto sociale e intellettuale degli anticorpi specifici, grazie ai quali, la consapevolezza della “tragedia umana” si traduce in reazioni creative ed empatiche, in uno più spiccato senso del “noi” e in una riproposizione del “collettivo” rispetto alla tendenza individualista.

 

Il metabolismo urbano di Baires, è gravido di energie e di opportunità culturali per indagare le tradizioni antropologiche occidentali e orientali (inevitabilmente soffocate e poi in parte rimosse dalla cultura di massa e dall’invasivo processo di globalizzazione), rivelandone l’organicità etica estetica e cosmologica, mettendo così in luce l’esistenza di un inconscio collettivo, di una memoria transpersonale, delle analogie filosofiche e di una serie di archetipi strutturali, necessari per un’ unificazione dei saperi; indirizzo culturale che trovò in Kant, Jung, Mircea Eliade, Nietzsche, Samael Aun Weor, Bergson ed Einsten, alcuni dei suoi più celebri interpreti.

 

Abbiamo entusiasticamente percepito come altamente significativa, la questione antropologica del popolo Mapuche (gli uomini della terra), e di tutte le altre culture indigene, impegnate in una lotta civile e antropologica per difendere la propria storia e la propria identità, che merita grande rispetto e attenzione; ci siamo resi conto di quanto per il popolo argentino sia rilevante confrontarsi con coloro che trattano il Pianeta Terra come un ente cosciente, come una madre benefica origine delle messi, ispiratrice di miti e, di conseguenza, come valore filosofico non negoziabile.

 

Nel grande corpo labirintico della capitale argentina, la presenza etno-culturale delle varie tradizioni indigene, risulta determinante per non perdere il contatto con la parte più arcaica della coscienza umana, quella parte psichica che Carl Gustav Jung con tanto coraggio tentò di individuare e diseppellire nella vecchia europa, quell’innato arcaismo psichico che è il movente delle nostre ricerche antropologiche.

 

Il triplice fine umanistico che la nostra associazione A.T.M. si prefisse di perseguire fin dalla sua fondazione, trovò nell’immenso orizzonte argentino uno spazio di grande respiro:

 

  1. Riabilitare antropologicamente il rapporto dell’uomo con sé stesso.
  2. Riabilitare antropologicamente il rapporto dell’uomo con il proprio corpo.
  3. Riabilitare antropologicamente il rapporto dell’uomo con i propri simili.

 

La città dunque, è in dialettica con se stessa, è animata da vertiginosi contrasti urbanistici e sociali, animata da un turbinio di tradizioni e innovazioni, abbiamo avuto l’onore di conoscere uomini e donne straordinarie, ci siamo confrontati con giornalisti, intellettuali, uomini di cultura, docenti universitari e direttori di musei; e abbiamo compreso che l’Argentina è il crogiolo di un esperimento antropologico, nel quale il  tragico, il sublime e l’empatico, si rincorrono, si accordano  e si elidono a vicenda, luogo privilegiato per far maturare la nostra proposta antropologica, dove far convergere destini, ricerche e vocazioni, luogo privilegiato per una nuova Antropologia, l’Antropologia del Terzo Millennio.

 

Accipe daque fidem

 

 

Nicola Feruglio

Presidente dell’associazione

Antropologia Terzo Millennio

 Copyright © 2015

Nicola Feruglio

Tutti i diritti riservati


L’Arte è sempre Metafisica

 

Roma, maggio 2014

 Articolo realizzato da Nicola Feruglio per la rivista SIE7E –  crítica + humor + arte (Salamanca – Spagna).

 

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La nostra riflessione antropologica sull’ARTE (dal sanscrito are = ordinare), come espressione della METAFISICA, parte da una premessa filosofica su quella Realtà fenomenica, che l’Arte ha cercato e cerca ancora di cogliere e rappresentare.

Realtà multidimensionale, liquida, immersa nel labirinto delle apparenze e profondamente misteriosa.

Di tutte le conoscenze umane, l’Arte risulta la più affine ed analogica alla natura universale. La natura pare un’opera vivente ed immane, che chiede di essere letta, interpretata e rappresentata, in questo scenario l’uomo non può sottrarsi da questa innata vocazione, da questa viscerale necessità d’essere “CASSA DI RISONANZA DEL TUTTO”.

L’uomo osservatore coinvolto ed interessato a scoprire la realtà, vive questo conflitto di interessi, conoscere la realtà e contemporaneamente trasformarla; misteriosa simbiosi creativa quindi.

Esattamente come la Fisica quantistica di Heisemberg ed il Taoismo ci insegnano:

È impossibile osservare un evento senza condizionando“.

Lo sguardo dell’artista è quindi uno “sguardo mutevole e mutante“.

La cultura moderna indirettamente legittima l’ARTE come FORMA DI CONOSCENZA PRIVILEGIATA, crocevia e matraccio, di ogni altra forma di conoscenza;  senza la produzione artistica scultorea ed architettonica non comprenderemmo il Mito greco, senza i geroglifici e le pitture murarie non potremmo studiare i Misteri di Iside ed Osiride, come potremmo comprendere il Taoismo senza il simbolo estetico del Tao,  senza l’alfabeto ebraico non comprenderemmo la Cabala, senza le immagini ed i sigilli che ci hanno lasciato Nicola Framel, Raimondo Lullo e Giordano Bruno, sarebbe difficoltoso studiare l’Alchimia, l’opera di Jung,  privata del fondamentale supporto iconologico ed antropologico, non si sarebbe rivelata così rivoluzionaria, nel bene e nel male il predominio dell’immagine nella cultura umana risulta un fatto.

L’uomo fin dall’inizio dei tempi, ha creato segni, immagini, simboli e sistemi alfabetici che sono la testimonianza più viva e feconda di questa commistione tra OSSERVATO ed OSSERVATORE, che si invocano a vicenda, che si confondono mescolando la contingenza storica con l’innatismo valoriale dell’uomo; osservato ed osservatore, che sembrano volersi magnificare annullandosi a vicenda!

Ciò ci spinge ad affermare che l’ARTE è sempre METAFISICA, (al di là delle correnti pittoriche esplicitamente metafisiche, legate a De Chirico e a Carlo Carrà o a quelle spiritualistiche di klee o Kandinskij).

L’arte è sempre metafisica perché è specchio di un inter-connessione tra stimolazione naturale-sensoriale e risposta cognitiva-culturale.

Questo vale anzitutto oggi nella civiltà neo-capitalistica e video-cratica, dove si abusa inconsapevolmente dell’immagine e dei linguaggi.

Usiamo il termine metafisico al di là dell’accezione “religiosa”, metafisico è tutto ciò che sfugge alla percezione sensoriale, pur egemonizzando e condizionando il reale (l’inconscio).

 

La produzione artistica, pur condizionata ed inglobata nel labirinto della società neo-capitalistica, è ancora in grado di generare nella coscienza umana crisi esistenziali e di mettere l’uomo in comunicazione con la parte più profonda di sé.

 

La prima tappa di un percorso artistico coincide sempre con la prima tappa di un percorso Filosofico.

LO STATO DI MERAVIGLIA (thaumazein); la meraviglia generata da una sensazione che diviene contenuto psichico e poi segno, percorso esaltante che dalla Percezione (le cinque sensorialità), ci porta all’Appercezione (intuizione, emozione, elaborazione, elezione etica e valore culturale).

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*È metafisica la pittura della “mano in negativo” (ottenuta soffiando il pigmento), presente nella grotta del Pech -Merle Lot, Francia (periodo paleolitico25.000 a.C.), segno identitario e autoreferenziale dell’uomo che inizia a confrontarsi con la natura, con la storia e con la coscienza di sé.

 

*É metafisica la scultura di Michelangelo Buonarroti:

Lo schiavo che si ridesta“(1525-1530), opera classificata come “non-finita”, che riesce a suscitare nello spettatore emozioni vertiginose di tipo catartico, legate alla lotta ontologica che l’Essere ingaggia con la materia inanimata che lo imprigiona; un esercizio estetico-alchemico, che ci mette in risonanza con il desiderio inconscio ed innato di sublimazione di sé.

 

*È metafisica la “Marilyn” di Andy Warhol, (1967), perché  l’artista, attraverso un gesto “zen“, cioè l’utilizzo di un’icona della cultura di massa, riproposta come opera d’arte, c’induce ad una contemplazione interattiva, spietata e delicatissima della cultura contemporanea, ostaggia della videocrazia, il contenuto dell’opera vive nella coscienza  potenziale dello spettatore.

 

*É metafisica la performance dell’ artista serba Marina Abramovic (The artist is Present 2010), nella quale la materia dell’ opera d’Arte è data dalle emozioni degli spettatori-protagonisti  della sua performance. L’opera qui è l’interiorità  di chi vuole entrare in dinamica emotiva con la Abramovic.

 

*È metafisica l’intera produzione artistica concettuale di Joseph Beuys (1921-1986),  che identifica il ruolo dell’artista con quello dello “sciamano“, sciamano  moderno impegnato in produzioni ed azioni provocatoriamente maieutiche.

 

Tutta l’Arte è straordinaria pressione su crinale dell’inespresso, sull’indicibile, sull’interiore, al di là di qualsiasi valutazione morale o filosofica, l’Arte è sollevamento del velo apparente che occulta ogni cosa e pare testimoniare, che la vita psichica è una Realtà.

 

La portata metafisica della produzione artistica si palesa poi,  se ci inoltriamo in uno studio approfondito di uno di quegli ARCHETIPI FONDATIVI che attraversano la storia dell’Arte: “l’eterno femminino“. ( L’argomento sarà materia di studio nel corso del seminario “EL ARTE Y LA ESPIRITUALIDAD”, che l’associazione umanistica  Antropologia Terzo Millennio realizzerà a MADRID presso ESPACIO RONDA sabato 10 maggio 2014, ed attraverso una visita antropologica al museo del PRADO domenica 11 maggio 2014).

 

L’Archetipo del femminile è una delle colonne portanti dell’antropologia e dell’iconologia universale.

Il confronto con l’origine femminile-materna di ogni cosa (che è anche meta ontologica finale, secondo la gnoseologia), ha ispirato alcune delle forme più elevate di arte antica e contemporanea.

L’opera d’arte più famosa del mondo ritrae una donna: “la Gioconda” di Leonardo, probabilmente,  l’opera più metafisica della storia dell’Arte.

Che l’archetipo del femminile, sia motivo di venerazione e di Timor domini, o di conquista edonistica e di mercificazione, riesce sempre a produrre delle soluzioni estetiche che appaiono come un’ orto panoramica della psiche.

”La donna è posta la,  dove inizia l’ombra dell’uomo”, scriveva Jung…

Antropologicamente il femminile è la soglia di ogni conoscenza.

 

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Prendiamo ad  esempio quella  che  è  ritenuta  una delle più antiche opere d’Arte, La venere di Willendorf: statuetta di 11 cm d’altezza raffigurante una donna, scolpita in pietra calcarea oolitica, dipinta con ocra rossa.

Grazie alle sue forme anatomiche parossistiche riesce da un lato a generare nello spettatore quell’innato richiamo psico-libidico, viscerale-materno e dall’altro ad evocare una serie di sconvolgenti analogie filosofiche: analogia con l’impersonalità del femminile che si dona generosamente, che si fa matrice fertile e laboratorio della vita; analogia con  l’idea della sfericità della terra; analogia con l’idea dell’utero cosmico e con la sfericità dell’anima secondo il  platonismo, utilizzata poi dagli alchimisti medioevali.

Un’opera essenzialissima, nella quale si sintetizza, il sensibile e l’intelligibile, il fisico ed il metafisico.

 

Ma giungiamo fino ai giorni nostri e riflettiamo sull’artista inglese Marc Quinn che ha realizzato un’opera scultorea interamente d’oro, dedicata alla modella Kate Moss,  la  “Venere moderna” (Siren 2008), rappresentata mentre assume una postura yogica; dinnanzi a questo moderno tributo del femminile, superato lo stupore iniziale, l’opera per via del soggetto, della postura  e del materiale, diviene catartica riflessione sull’odissea che l’archetipo femminino ha vissuto nella coscienza e nella civiltà umana; il femminile che diviene feticcio, merce, un femminile che cerca un battesimo aureo come quello dei Faraoni, che si dimena tentando di fuggire dalla sua sterilità e dalla sua maniacalità estetica.

Un’opera che pare una sacra e disperata invocazione della venere di  Willendorf.

Le due Veneri, (Willendorf e K. Moss), sono collegate da un filo sottile, quello dell’interiorità metafisica dell’uomo che, per affermazione o negazione è sempre il cuore di ogni opera d’arte.

Le due opere sembrano “vasi comunicanti”, tessere di un mosaico e di un discorso sul rapporto dell’uomo con il femminile, cartina tornasole del rapporto che l’uomo ha con l’universo ed i principi costitutivi della vita.

È necessario contemplare la storia dell’arte, come se fosse l’espressione di un flusso di coscienza tradotto in immagini, una sconcertante confessione, alla quale partecipare consapevolmente.

Nell’Arte riecheggia l’intero mondo intelligibile e metafisico.

 

Accipe daque fidem

 

Nicola Feruglio

presidente di

Antropologia Terzo millennio


 

Antropologia Terzo Millennio

 

CONVEGNO NAZIONALE

Roma 5 febbraio 2011

 “2011 e 2012, il Karma delle Nazioni?”

 

EMPATIA: IL PRESIDIO GNOSTICO

 

“Non vi sono più soluzioni collettive, politiche, economiche o religiose…

 Esiste un’unica via di uscita individuale, espressione di un’autentica

 scelta filosofica ed empatica…”

(Nicola Feruglio)

“Donando, riceverai”

(Upanishad)

 

L’associazione A.T.M., in relazione alla 3a meta filosofica del Convegno Nazionale: “riorganizzare socialmente, un Intervento di Terzo Fattore allargato a tutti: Educatori, studenti, fiancheggiatori e persone esterne alla Gnosis, affinché nell’ambito delle varie città, il più alto numero di persone possibile, possano ricevere informazioni logiche (relative alla mutazione astro-tellurica in atto), e possano ri-svegliare la loro Coscienza intima”,

 

propone

 

l’organizzazione di un Presidio Gnostico, il Presidio è comunemente un contingente militare o civile, di stanza in un luogo, che si occupa di protezione, tutela, salvaguardia delle persone delle cose e dei luoghi.

Il presidio Gnostico di A.T.M., è un progetto che, diretto dal Consiglio direttivo di A.T.M., prevede una serie di interventi di TERZO FATTORE della RIVOLUZIONE della COSCIENZA, sul territorio nazionale ed internazionale, che hanno come meta, L’INFORMAZIONE e L’EDUCAZIONE fondamentale, necessari per confrontarsi con il contesto KARMICO PLANETARIO.

Il Presidio Gnostico di A.T.M., è un progetto Etico di avanzata diffusione del Terzo Fattore, aperto ai gruppi di A.T.M., ai simpatizzanti ed a qualsiasi persona entrata in contatto con A.T.M. attraverso il Web.

Il Presidio Gnostico di A.T.M., sarà il contesto culturale, che genererà un autentico attivismo gnostico-empatico dei gruppi gnostici e dei simpatizzanti.

Il Web, sarà il mezzo di propagazione dei messaggi e dei progetti empatico-gnoseologici; le varie attività del Presidio Gnostico, verranno coordinate attraverso il Blog di A.T.M.:

 

http://millennioenergetismocomunicazioneempatia.blog.aruba.it

 

Blog nel quale si potranno condividere quelle IDEE, METODI, SUGGERIMENTI e PROGETTI, relativi all’allargamento del Terzo Fattore della Gnosis che, di mese in mese, verranno proposti.

Idee, metodi e progetti che verranno adottati dalle varie sezioni di A.T.M., ma che potranno essere anche adottati, singolarmente, da persone venute in contatto con A.T.M. attraverso il Blog.

Il Presidio Gnostico di A.T.M., sarà ovunque vi sia un gruppo o un singolo individuo che partecipi al sostegno cosciente dei propri simili.

Il Presidio gnostico di A.T.M., sarà il progetto che consentirà di generare un’autentica Cultura del Sacrificio Empatico.

L’Uomo contemporaneo, come ci ha brillantemente spiegato il Filosofo del Sacrificio, Samael Aun Weor, deve essere informato ed educato, riguardo la Grande Sfida umanistica e filosofica che il Destino gli propone.

Il Presidio Gnostico di A.T.M., nasce da 12 necessità etico-filosofiche imprescindibili:

 

  1. È necessario, che si diffonda un attivismo gnostico, ispirato dall’idea aurea del Sacrificio empatico.
  2. È necessario, comprendere che il Sacrificio è una legge Universale, come lo è quella della Gravità o dell’Entropia, una Legge in grado di trascendere ogni altra Legge.
  3. E’necessario, allargare l’idea del Sacrificio per l’Umanità, liberandolo dal cortocircuito esclusivamente mistico-esoterico, tutti possono sacrificarsi per i terzi, dobbiamo quindi, consentire a tutti di capire come farlo.
  4. È necessario, riscoprire ed utilizzare il linguaggio rivoluzionario della Gnosis, che conferisce alla parola Sacrificio, un valore avanguardistico e concreto.
  5. È necessario, scoprire quanto il Sacrificio per i terzi, liberi in noi intelligenza e consenta la scoperta della nostra vera identità alchemico-vocazionale.
  6. È necessario, riconoscere storicamente il Sacrificio, come motore fondamentale della storia universale, il Sacrificio mancato o realizzato, cambia la storia degli uomini.
  7.  È necessario, riconoscere l’immenso Sacrificio che la Madre Terra sta compiendo per rigenerarsi dopo la tragica occupazione ed usurpazione che l’umanità ha fatto delle sue risorse.
  8.  È necessario, cooperare con questo sacrificio planetario, sacrificando in noi l’inessenziale, il superfluo, l’iniquo, il nostro Ego e la sua mania inarginabile di potere-piacere.
  9. È necessario, comprendere e partecipare al grande progetto antropologico, diretto dalle Intelligenze extra-terrestri, che prevede la nascita della Sesta Gran Razza.
  10. È necessario, comprendere che il Sacrificio cosciente, è Morte per il nostro Ego.
  11. È necessario, comprendere che il Karma può essere vinto dal Sacrificio per l’Umanità, l’uomo che si sacrifica per i propri simili cambia il proprio Destino.
  12. È necessario, organizzarsi in un Presidio Gnostico permanente, sostenuto da ogni persona ispirata dalle idee gnoseologiche, che sia disposta ad informare ed a sostenere i propri simili.

 

Il Presidio gnostico è quindi, TERZO FATTORE ALLARGATO.

Il Terzo Fattore della Gnosis, “il Sacrificio per l’Umanità”, rivelato attraverso l’Opera omnia del filosofo Samael Aun Weor, è  il Fattore gnostico principale.

 

Sacrificio per l’Umanità

La divulgazione, senza fini di lucro, della Gnosis (conoscenza), divulgazione disinteressata dei tre Fattori, della Chiave Alchemica, del suo messaggio escatologico, della Psicologia Rivoluzionaria e dei quattro Pilastri del Sapere Universale.

 

Ogni grande Mistico, Filosofo, Taumaturgo, come Gesù il Cristo, Platone, Krishna, Ermes Trismegisto, Pitagora, Buddha, si è fatto vincere dalla PASSIONE EMPATICA  per i terzi, ed attraverso tale nobile passione,  si è auto-realizzato intimamente.

Il Sacrificio empatico è il cemento morale della Bianca Fratellanza.

 

 

Empatia

La parola deriva dal greco “εμπαθεια” (empateia, a sua volta composta da en, “dentro”, e pathos, “sofferenza o sentimento”), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’autore-cantore al suo pubblico.

 

È proprio il Terzo Fattore, che genera dentro di noi quelle circostanze favorevoli agli altri due Fattori della rivoluzione auto-gnoseologica: “Morte dell’ego pluralizzato” e la “Nascita Alchemica”; Fattori, per i quali spesso, non vi sono abbastanza meriti dharmici e valori animici, affinché la Grande Legge conceda la loro realizzazione nella nostra vita.

 

Praticando il Sacrificio per l’Umanità, si diffonde la Gnoseologia samaeliana anche senza nominarla o senza mai citare i suoi concetti fondamentali, la diffusione dottrinaria, in questo caso, avviene per Contagio Empatico.

 

Il Sacrificio-empatico, è un’azione che non può scaturire da un calcolo intellettuale o morale, nasce esclusivamente da una Crisi Profonda, nella quale si fa largo l’autentica necessità ontologica di servire l’altro; azione disinteressata verso l’altro, percepita ed intuita come essenziale e trascendente.

Il Sacrificio-empatico, favorisce nell’Uomo quattro fenomeni energetistici e monadici:

 

  1. Libera in noi l’intelligenza-coscienza.

 

  1. Genera Circostanze Superiori, non previste dalla  ricorrenza karmica-entropica.

 

  1. Consente di poter “negoziare” il proprio Karma.

 

  1. Risolve il conflitto tra gli esseri umani, generando una

Comunione Ontologica.

 

IL PROGETTO

 

IL PRESIDIO GNOSTICO di A.T.M.

 

Il Progetto si svilupperà in due direzioni

 

  • PER I GRUPPI di A.T.M.:

 

Ciclica sensibilizzazione e concentrazione dei Gruppi di A.T.M., guidati dagli Educatori di Base, su questioni psico-sociali, attraverso Conferenze trasversali alle fasi A e B e Pratiche Teurgiche di Irradiazione d’Amore, che verranno realizzate con le Fasi A pratiche, ed indirizzate a Consultori familiari, Ospedali, Centri di Igiene Mentale, Case Famiglia, Comunità di recupero, Presidi Medici, ecc. Le Varie sezioni, dirette dal C.D. di A.T.M., realizzeranno anche attività di sostegno fisico e morale, per le categorie di persone esposte ai vari disagi socio-economici.

*Le attività Teurgiche sopracitate, (estratte dall’opera di Samael Aun Weor) verranno inaugurate con le varie fasi A pratiche, presso la sede legale di A.T.M. domenica 6 febbraio 2011, 2° giorno di Convegno, dedicato solo alle Fasi pratiche di A.T.M.*

 

 

  • PER SINGOLI STUDENTI, SIMPATIZZANTI ED ESTRANEI ALLA GNOSIS:

 

Divulgazione delle informazioni elaborate nel Convegno Nazionale di A.T.M., di carattere escatologico ed empatico-sacrificale, che verranno di volta in volta caricate sul Blog: documenti audio-video, testi e proposte, contrassegnate con lo stemma di A.T.M. ed aventi il riferimento “Presidio Gnostico”, che chiunque potrà divulgare attraverso il Web (siti personali, profili facebook ecc.), aumentando così la quantità e la qualità dell’informazione gnoseologica.

Le informazioni che verranno divulgate, saranno relative alla proposta di sensibilizzazione e di avvicinamento personale a quelle realtà umane, che caratterizzano Karmicamente, l’indigenza economica e il disagio psicologico.

 

Il Presidio Gnostico di A.T.M., si occuperà di:

nuove povertà, d’infanzia, della donna, della disabilità, di ambiente, di guerra, e di schiavitù.

A.T.M., propone, come prima questione psico-sociale, d’affrontare gnosticamente, quella della DISABILITA’.

 

 

I DISABILI

(gli ultimi degli ultimi)

 

La Disabilità, definizione ufficiale:

è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d’interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso, in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale. Non esiste attualmente, a livello internazionale, una univoca definizione del termine, anche se il concetto di disabilità è stato dibattuto in occasione della Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, redigendo un documento finale approvato dall’Assemblea generale il 25 agosto 2006. La classificazione ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps) del 1980 dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) distingueva tra: menomazione intesa come perdita a carico di funzioni fisiche o psichiche, e rappresenta l’estensione di uno stato patologico. Se tale disfunzione è congenita si parla di minorazione; disabilità, ovvero qualsiasi limitazione della capacità di agire, naturale conseguenza ad uno stato di minorazione/menomazione; handicap, svantaggio vissuto da una persona a seguito di disabilità o minorazione/menomazione. Questo significa che mentre la disabilità viene intesa come lo svantaggio che la persona presenta a livello personale, l’handicap rappresenta lo svantaggio sociale della persona con disabilità.

Per i responsabili di A.T.M., tali definizioni risultano generiche ed approssimative, la Disabilità è una condizione: Dinamica, Soggettiva, Misterica ed Ontologica, per cui è valutabile caso per caso solo attraverso il contatto empatico con chi ne è portatore.

A.T.M. propone una SENSIBILIZZAZIONE EMPATICA nei confronti di questo fenomeno Karmico, dinnanzi al quale gli gnostici dovrebbero provare compassione ed ansia di partecipazione.

I Disabili fisici e psichici, nella società NEO-CAPITALISTICA, animata dalla competizione sfrenata, dal cieco individualismo, dallo sfruttamento reciproco degli esseri e, dalla tragica riduzione dell’uomo in mero produttore e consumatore, assumono il ruolo degli assenti, dei dimenticati, degli invisibili, dei negati: “Gli ultimi degli ultimi”.

In Italia le persone con disabilità sono 2 milioni 824 mila, pari al 4,8% circa della popolazione.

Ben il 33% dei disabili è portatore di almeno due disabilità contemporaneamente, fra disabilità nelle funzioni, disabilità nel movimento e disabilità sensoriali.

 

Vi sono in Italia ed all’estero, Associazioni, Cooperative, Istituti e Fondazioni venerabili che si occupano di Disabili, quello che manca, è una sensibilità diffusa nel tessuto civile che generi, attorno alla Persona Disabile, l’attenzione, la comprensione e la partecipazione al suo Mistero karmico.

In una civiltà autenticamente civile ed umana, la vita di un disabile, sarebbe questione condivisa da tutti, familiari e non.

La condizione del Disabile nella società moderna, rappresenta una tragica testimonianza del bassissimo Livello dell’Essere della nostra umanità.

 

Gli gnostici, istruiti a sdoppiarsi in Corpo Astrale, dovrebbero provare infinita compassione per chi invece, non ha il potere di muovere le proprie gambe fisiche…

 

Gli gnostici, educati ai Misteri Alchemici di coppia, dovrebbero provare infinita compassione per chi non può approfondire le delizie dell’unione Uomo-Donna…

 

Gli gnostici, una volta venuti a conoscenza della possibilità di negoziare il proprio Karma, dovrebbero essere sensibili, con chi ha ricevuto un karma Grave e meno negoziabile del proprio…

 

 

La Disabilità congenita, come fenomeno umano e karmico, genera dinnanzi ai nostri occhi, uno stato di “STUPORE EMPATICO”; un uomo prigioniero di un limite fisico e psichico, evoca dinnanzi a noi, l’infrangersi dell’incantesimo della Vita, il frantumarsi delle illusioni umane.

Come sempre, il “DOLORE DELL’ALTRO”, è lo strumento con il quale L’intelligenza del Logos, genera in tutti noi, il DESIDERIO di REALTA’, di COMUNIONE e d’ASSOLUTO.

 

“Se tutti fossimo disponibili a sacrificarci gli uni per gli altri,

 saremmo tutti salvi…”

 (Nicola Feruglio)

 

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Per informazioni

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