Pino Pellegrino - Poesie

Amore

 

Magica illusione che t’avvolge

t’avviluppa nella sua spirale

t’intossica del profumo di gelsomini

t’assorda col cinguettio di usignoli

avvolgendo la tua figura di leggiadra aurea

 

l’irridente luce del sole ti traversa

il vellutato notturno cielo

con le lucciole sue stelle

t’ammanta, ti coccola

mentre la peregrina luna d’argento ti riveste

 

il mare ti è dentro

il fragoroso sciabordio delle acque

culla gongolanti pensieri

la mente, con levigata chiglia,

solca le chete acque dell’anima

 

aneliti e tiepidi venti

soffiano allontanando i rovesci

gonfiano le vele del cuore

scivola con gaudio lo spirito

da essi sospinto … rapito

 

limpida, trasparente pruina

bagna dolcemente

abbevera e sapientemente sazia

sentimenti dell’antica terra

ricchi e verdi divengono i suoi germogli

 

frutti multicolori, esotici,

producono generosi

idee brillanti, pensieri reconditi

che dal tronco si stagliano verso il cielo

ad abbracciare i soffici cirri coronanti il sereno

 

tutto diviene bello

la magia del divinatore

dentro e fuori

ha rischiarato ogni dubbio

mitigato qualsivoglia fervore

 

l’illusione è reale

nell’intimo godono i sensi

le lussuriose notti insonni

l’anima le troneggia

il corpo anela la sua compagnia

Profumi, colori e musica

tutto dell’illusionista

a lui mi conduce

nel tenero abbraccio di una verità

saremo un solo mare  

 

cosicché quando lui piangerai

… io sentirò il sapore del sale.

Pino A. Pellegrino


Cupidità

 

Cuocere nell’arsura dell’ansia e del dolore

m’inaridisce il cuore,

nelle profonde ferite della sua scorza

penetra malinconica e solitaria la calura.

Nell’anima il nitido ritratto

due corpi uniti da perfetto incastro

pregevole e fecondo innesto

d’un gaio, esotico frutto mai scoperto.

 

Anelo la scalza pioggia che scivola sulla terra

penetra nelle fessure con trasparente sapienza

gorgoglia in esse flebilmente

la serena e rassicurante frescura.

 

Amo, però, quelle lenzuola

una sull’altra nell’alcova,

strette in un abbraccio,

si scambiano morbide e tenere carezze.

 

La forte passione e l’ostinata convinzione

sarà che possa prender mano alla mente ?

L’eloquente e seriosa ragione

potrà mai irridere il cuore ?

 

Come dannato del dantesco inferno

mi rosolo sulla graticola della lussuria

mi perdo nel ginepraio dell’oblio     

rincorrendo un Me che non c’è.

 

Vedo: amanti fornicanti bagnar del vero amore letti

impregnar dei loro mielosi umori lenzuola

occhi evanescenti

e labbra socchiuse su d’una nuvola di baci.

 

Quanto dannato vuoi sia io

che oramai non credo alla ragione

non mi arrendo al cuore

e l’anima continuo a far peregrinare.

 

Ho paura, paura di far morire in me l’amore

più che mai di ferire l’altrui sentire

condizionarne il vivere col mistero del mio volere

scendere così l’abisso

e nel vento sparpagliare le ceneri del cuore.

  

Pino A. Pellegrino


 

L’ Inquietudine del vivere

 

Lasciarsi, abbandonarsi,

nell’emozioni

crogiolarsi, accoccolarsi

nei sentimenti

costa

… costa, quanto reclama la colpa.

 

L’inquietudine t’assale,

la mortificazione

t’avviluppa nella sua spirale

così, senza accorgetene,

ti ritrovi a dovergli obbedire.

 

Dentro, … dentro

cuoce l’anima antica

arde la storica memoria

s’infiamma l’Io che collerico

ti vomita tutto il suo disappunto.

 

Chi sono io,

cosa Voglio della mia esistenza

cosa chiedo alla vita

cosa promuovo in essa  

per renderla lieta.

 

L’inerzia psichica immobilizza il soma

l’incosciente gaiezza lo stimola

così l’incoerenza dell’intelletto

a braccetto delle mute parole

danza il suo malinconico minuetto.

 

Voglio poter filosofare,

ho bisogno di amare

liberare il mio cuore nell’oceano

mare fatto d’antico sentimento

che emoziona il mio labirinto

 

quel dedalo aggrovigliato

d’idee, illusioni, amori e passioni

che porta l’anima in esse a perdersi

smaniosa di precorrerle tutte

di dare con esse un senso a se stessa

Un senso che non può essere

legato … ancorato

per definita volontà di sopravvivenza,

all’etica e morale società, che ammorba

estremizza, radicalizzando ogni velleitaria resistenza

Così una morale che non conosce l’amare

governa senza gentilezza i sentimenti

costringendoti a vivere una lunga vita di stenti

relegando il senso di essa: l’amore

ai soli momenti dei Sogni.

 

Si ! Sono un sognatore … a me piace vivere e filosofare d’amore.

 

Pino A. Pellegrino


Luna

 

Luna dolce e sincera

mutevole e irridente … vera

paca luce,

bagliore d’ogni notte

silente compagna della veglia

 

Luna, ciclicità del giorno

Caronte del tempo

ispirante Musa di sogni

falò dei cuori

marea e lume dell’anima

 

Luna  padrona dell’oscuro manto

guida per i viandanti

argenteo vivo su corpi amanti

testimone di indefiniti incastri

complice di amori intriganti.

 

Luna, a te ululo

privo del medicamento al mio tormento

a te bramo

perché possa ritrovare equilibrio

a te lusinghiero mi rivolgo

per riavermi nel coraggio.  

 

“Lunatica” … ma vera:

amante, amica e compagna

cui confidare sogni e speranze

tormento e delizie

crucci ed … ahimè dolori.

 

… buia e fredda è la notte senza l’argenteo tuo sorriso.

Pino A. Pellegrino


Mare e sole

Col fasciame beffeggiato dai marosi   

come goletta nella tormenta

con barra a dritta temerariamente.

Capitano e Mare

senza preavviso né giuramento

han preso un impegno

 

Senza vincoli, costrizioni né obblighi

sognano: “io con te e tu con me”.

S’amano.

Odono nella voce del vento

l’unanime recondito pensiero

“Senti … senti quanto mi batte forte

il tuo cuore…

paura e ardore senza del quale potrei morire.”

 

Unico è il loro destino

nella tramontana vela e vento

nella bonaccia marea e chiglia

nel tormento ferita e lamento.

 

mai nessuno per loro avrebbe dato i dadi

ma Dio così ha voluto solo avvicinandoli.

 

Si sono innamorati

l’uno nell’altro senza sgomento

con fluido e levigato sentire

trasportato sull’ali piumate

d’un amore senza  fine.

 

Mare e sole

per sempre uniti

nel sale.

 

Pino Pellegrino


Pieghe

 

Nelle pieghe della mente

s’annida il gelo che spacca

rompe le carni,

inchioda il cuore con gelidi fittoni.

 

Dalle sinapsi agli spasmi delle membra

seguo il fiumane sentire

tremolante come lampara

sulle increspature del mare

 

s’ affina l’olfatto … s’aguzza la vista

intenso è l’odore dello scarmigliato mio giardino

scorgo l’ingiallirsi delle fronde amare   

incartapecorendosi piegano alla sola ragione

 

triste, fredda è la scure che recide

quel fil tagliente che pone la fine

amaro come il fiele è il succo della radice

dolce come miele

pieno di sole era il frutto del suo natural amore

 

branco di mani

piegatesi a pusillanime ragione

ne ordirono il suo perire

traditi dalla malinconica natura dei suoi frutti

seppur pieni, rotondi e gustosi

 

l’arcigno, avido pensiero

del suo nettare aveva fatto borsa

dei suoi rugosi, ambrati granelli

pensava di averne per l’esistenza

 

Persuaso non volle altro per l’avvenire

ma il gelo, col suo pungente lamento

prese a morderlo con tormento

digiuno da tempo s’ubriacò del nettare

… senza riflettere

 

destatosi dai bagordi

intirizzito ed avvilito volse al giardino

s’accorse allora d’un bel salice,

quell’anima piangente ma felice,

spogliandosi custodì dal gelo la radice

 

quell’amore unico

che si vive fino al suo natural perire

nulla può né deve la ragione

con la sua arcigna mutilante convinzione.

 

Pino A. Pellegrino


Qualunque sia il tuo dolore

 

Qualunque sia il tuo dolore

esso accompagna anche me

tiepidamente s’insinua nella carne

per poi con ferocia sferzarmi la mente

Par ch’io non abbia più il capo

ma un macigno cui m’ostino

a ribadir ciò che penso

… ciò ch’io in me sento

L’amo … sempre l’amerò

non v’è giorno, meriggio o notte

che non mi riveda con lei

sotto le coperte

Non v’è cielo, cupo, grigio o sereno

che negli occhi miei non si riverberi, sdraiata,

l’ombra di lei a me accoccolata

Pensarti nel dolore

mi costringe il petto e il cuore

penso possa esserne io la cagione

ciò mi fa venir meno la ragione

Bieca l’anima mia si domanda

se non fosse giunta l’ora

d’abbandonarsi alla vera passione

acciambellarsi al florido sentimento

bandendo con l’arguto amore ogni tormento

T’amo ogni momento

per la vita il disio mio per te sarà immutato

credo in me non possa più nascere  

un così lussureggiante e verde prato

Amami dunque serenamente

io sarò con te corpo, anima e mente

amami per sempre

acchiocciolami nel tuo ventre

fammi goder il tepore di quel nido

colmo e mai domo d’un amore infinito.

 

Pino A. Pellegrino


Arcigna è la notte

 

nel letto, indolente e nudo, attendo

spero si palesi Morfeo

che m’accompagni nel sonno

e colà mi tenga il giusto tempo

 

smanio con la mente sveglia,

che m’obbliga a dura veglia

allora come anguilla

sguscio tra le lenzuola

 

Bocconi, supino o su d’un fianco

la mente continua il suo massacro

pensieri in tortuose rime fluttuano in essa

cercando la chiave a ogni mia premessa

 

Fatti, antefatti rocambolescamente

qual fossero nubi di primavera

segnano il cielo

s’accalcano nell’aria predicendo burrasca.

 

Insonnia … maledetta veglia

 

Mi muovo qual fossi tarantolato

sento il calore rinvenire dalle lenzuola

la pelle anela frescura

la mente nel falò dei pensieri brucia

 

Continuo a roteare su me stesso

il caldo cuscino mi tormenta

lo scaravento in terra …

poi torno, torno a riprenderlo con speranza

 

continuo a rimuginare

l’intelletto non vuol saperne di dormire

eppur son finito …

nel fisico disfatto

 

al buio rimiro il soffitto

ora le pareti di destra e sinistra

poi affondo il viso nel guanciale

quasi a voler i pensieri soffocare

 

insonnia… vendetta ad una inquieta esistenza

 

son ancora desto

controllo sul comodino l’orologio

attendo un bagliore ascoltando il silenzio

odo il suo rumore e, dentro di me, è rabbia … dolore

amo la notte

… non so come farglielo capire

di certo è che vorrei … vorrei

poter dormire e riposare.

 

Non pensare qual sia :

il mio futuro,

il mio nuovo e vecchio mondo

le mie pulsioni e gli ardenti sentimenti

 

anima … chiudi gli occhi

sgrana l’aromatico rosario e dormi

sogna di quel funambolico amore

che dentro ti cuoce e … a lei ti conduce.

 

Pino A. Pellegrino


Cupida Gelosia

 

Nell’intimo ti amo

in ogni battito in te mi perdo

 

l’ultimo dei tuoi sguardi è sempre il più ammagliante

l’ultimo tuo sorriso il più accattivante

l’ultimo tuo movimento il più sensuale

l’ultimo nostro amplesso il più esilarante

 

salgono alla mente

le lussuriose armonie, gorgheggi

dell’incastonate carnali figure, intonanti

soavi impudiche odi

in sommessa prosa libidinosa  

 

perché perder tutto questo

far sì che la mente li tradisca impunemente

offuscando  il mio spirito

deprimendo la mia anima

generando le inutili domande

 

nel mio recondito ritorno

mi scruto dentro

vedo te su di me ansante

svenevolmente fremente

accogliere il mio sesso pulsante

 

mi ridesto al tuo profumo

dolce mughetto ed acre mandarino

m’inebriano, respirandolo

m’esplode la passione

vorrei che l’amplesso mai avesse fine

 

ti stringo a me ti rallento

il mio sesso ha avuto uno spasmo

ti guardo e mi sei dentro, in ciascun poro

sei linfa che mi riscalda qualsivoglia vena

che pulsa costantemente in ogni polso

 

stringo a me quella beatitudine di vita

quell’amore che m’avvinghia a sé

stringendomi con le braccia e le sue cosce

tra gemiti e spasmi a me s’abbandona

lieta di amare, quanto felice d’essere amata

 

allora penso di non esser geloso

l’amore non è fatto per essere ragionato

è quella seconda vita

che cresce dentro la tua anima

per poi sprigionarsi in ogni molecola

 

L’amore, tutto l’amore

è fatto anche d’una piccola stanza

dove non c’è spazio per alte ambizioni

sete di grandezza o prevaricazioni

c’è solo il posto per la fertile delizia

 

… goduria della vita: amare ed essere amati

consapevoli del penetrare ed esser penetrati

nell’intimo irrazionale segreto  

… gaudio magno dell’altro.


Quant’è dura.

 

Quant’è dura vederti, annusarti

ma non toccarti, baciarti e amarti.

 

Io che vorrei essere sole

per illuminarti e riscaldarti

 

Io che vorrei essere luna

per cullarti nella notte

e rinfrescarti con la pruina

 

Io che vorrei esser un’ape

da titillare ogni dì  

il nettare dal tuo fiore.

 

Io che vorrei essere

l’ombra della tua figura

da starti fuori e dentro

in ogni momento.

 

Io che vorrei esser acqua

da lambirti in ogni dove

penetrarti in ogni antro

godendo beone l’incanto.

 

Io che vorrei esser

il tuo amuleto

così da carezzare di tanto in tanto

il tuo di dietro.

 

Io che vorrei esser

nella tua mente

da obbligarti a pensarmi e amarmi

… sublimemente

 

Io che vorrei esser

nella tua pancia

per meglio godere me

in te con insolenza

 

Io che vorrei esser in ogni istante

l’ignoto quell’atteso intrigante

colui che con beltà e boria

in ogni dove, spregiudicatamente ti cavalca

 

A me tocca invece starti lontano

non poter godere a piacimento le tue natiche

tortura, nenia che m’inaridisce l’anima

m’ammorba lo spirito e fa soccombere il mio sesso   

Pino Pellegrino