FALCE DI LUNA CALANTE
C’è un lago
stasera
intorno a quest’ultimo
spicchio di luna calante.
Indolente
la falce
galleggia
nello scuro cobalto del cielo.
Nessuna stella
tremula occhieggia
nel concavo firmamento.
Di silenzio si riempie
la sfera celeste e la terra.
Alla muta volta del cielo
risponde
il bagliore spettrale
delle luci cittadine.
 
PAESE DELL’ANIMA
Lo spazio dell’Anima
è lo spazio
del suo respiro,
del suo soffio.
Da lei
la materia è permeata
e vive
e sente
e avverte
e percepisce.
È un Paese la mia Anima.
È il luogo profondo
dei sentimenti e dei ricordi miei.
Tutto in Lei
gelosamente
conservo:
il Tempo
lo Spazio
la Storia.
Nulla in Lei
rimane
senza traccia.
 
SU UNA CARTOLINA
Tra i ricordi d’un tempo che fu
ti rinvengo, Paese mio.
Nostalgia di racconti antichi,
sprazzi di luce che il passato,
remoto ormai,
consegna sulle ali del tempo
e sulle rotte del ricordo,
che belle rende
le memorie avìte.
Finché vivrai nel cuore,
vivrai ancora e per molti secoli, ancora.
Sapore del buon tempo antico,
dove in armonia convivono
Bellezza, Natura e Vita cittadina.
Città a dimensione d’uomo,
mio amato Paese,
che non conosce tramonto.
Il tempo scorre,
scandito dalla ruota inesorabile
della levata e del calar del sole.
Le piazze e le vie fisse rimangon
nella loquace vivacità del viver cittadino.
I tuoi monumenti, le tue chiese
maestosi troneggiano
sullo scorrere del tempo.
E non s’offuscano
e non appassiscono.
La distanza di arcaico passato,
evoca miti lontani
e del tempo che fu
nel cuore rinasce la vita.
 
DOLORE E VITA
Nella mia vita
solcata da gioie e dolori
segno di forza
il dolore
spinta di speranza
spirito di lotta
per superare
limitazioni e difficoltà.
Si capisce la gioia
se si attraversa
la stretta e angusta
porta del dolore.
Lavacro di purificazione
se accettato il dolore.
Orizzonti nuovi si aprono
esperienza di profonda
straordinaria metamorfosi
di senso e significato
sconfitta è la banalità
in cui spesso condannata è
l’esistenza senza spessore.
 
DOLORE
Mette le ali al cuore
il dolore,
che sprofonda il tuo sentire.
Come molla, però,
ti spinge
a risalir l’Abisso.
Speme di sopravvivenza
al Nulla che isterilisce
rattrappisce.
E la tua essenza
ribolle al fondo del tuo Io.
Non si può
morire in assoluto.
La Vita chiama
allo sforzo del coraggio,
che sul Nulla
risponde con la forza
dell’Amore.
Così, più perspicue
altre visuali si aprono;
trasparenze sofferte
che conducono a nuovi mondi
attraverso il lavacro
delle lacrime.
L’amaro pianto
pian piano
tramuta il nero Abisso
in paesaggio splendido
di Vita.